Venezuela, i numeri del sisma: "Migliaia di vittime, danni fino al 7% del Pil"
© Usgs | La stima delle vittime del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela
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L'analisi tecnica del Servizio geologico statunitense (Usgs) conferma che si è trattato dell'evento sismico più violento da 126 anni a questa parte ed è stato dovuto allo scorrimento di una faglia tra due placche
La più forte delle scosse registrate in Venezuela, di magnitudo 7.5, si è verificata in seguito a uno "scorrimento trascorrente superficiale lungo una faglia" situata vicino al confine tra due placche tettoniche, quella caraibica e quella sudamericana: lo ha spiegato il Servizio geologico statunitense (Usgs), citato dalla Bbc. "Sebbene i terremoti siano comunemente rappresentati sulle mappe come punti, eventi di questa entità sono più correttamente descritti come uno scorrimento lungo un'area di faglia più estesa", precisa l'Usgs, che non esclude possibili ulteriori scosse di assestamento.
Le dimensioni del disastro fanno pensare al peggio: la prima scossa è stata di magnitudo 7.1, la seconda addirittura del 7.5. A rendere le conseguenze di questo terremoto ancora più gravi la bassa profondità dell'epicentro, appena 10 chilometri sotto il suolo e situato tra gli stati di Yaracuy e Carabobo, a ovest di Caracas. E soprattutto le case costruite senza alcuna osservanza delle norme antisismiche.
© Usgs | La stima delle vittime del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela
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La zona più colpita, oltre alla Capitale, quella a ovest di Caracas. In particolare la provincia rurale di Yumarè, un centro di circa 20mila abitanti, che rimane ancora completamente isolato. Si è trattato del terremoto in Venezuela più violento da 126 anni a questa parte, tanto che le scosse si sono sentite sino a oltre 160 chilometri dall'epicentro, ai confini con la Colombia.
Il sistema geologico venezuelano è stato dunque interessato da due rotture principali a pochissimi secondi di distanza l'una dall'altra, configurando una doppia scossa che risulta essere l'evento più potente mai registrato nella storia recente del Paese.
Conferma arrivata anche dal rapporto dello United States Geological Survey (Usgs), secondo il quale l'evento sismico risulta paragonabile per intensità solamente allo storico sisma di magnitudo 7.7 registrato nell'ottobre del 1900. Gli esperti attribuiscono la violenza del fenomeno alla ridotta profondità dell'epicentro, calcolata tra 10 e 13 chilometri.
© Afp
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Secondo l'analisi tecnica, "il rilascio di energia si è verificato superficialmente nel sistema di faglie che forma il confine meridionale della placca caraibica con la placca sudamericana (asse di deformazione che collega i sistemi di faglie di Boconó e San Sebastián)". Questa combinazione di elevata magnitudo e scarsa profondità ha sprigionato un movimento tellurico eccezionale, le cui onde si sono propagate a grande distanza.
Il Venezuela si trova lungo il margine di contatto tra la placca caraibica e la placca sudamericana: la prima si muove verso est rispetto alla seconda con una velocità di circa due centimetri all'anno, fenomeno apparentemente trascurabile ma sufficiente, nel corso dei decenni e dei secoli, ad accumulare enormi quantità di energia nelle rocce della crosta terrestre. Quando la tensione supera la resistenza delle faglie presenti nel sottosuolo, l'energia si sprigiona improvvisamente sotto forma di onde sismiche.
© Withub
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A differenza del fenomeno che riguarda la costa pacifica del Sud America, dove una placca oceanica sprofonda sotto una continentale, generando terremoti giganteschi e profondi, il Venezuela è interessato da movimenti laterali tra placche, simili a quelli osservati lungo la faglia di Sant'Andrea in California. Per questo il Paese viene generalmente colpito da terremoti meno estremi, spesso superficiali e quindi potenzialmente più distruttivi.
E gran parte dell'attività sismica è concentrata lungo 4 grandi faglie attive che attraversano il nord del Paese. La Faglia di Boconò, lunga oltre 500 chilometri, responsabile di terremoti storici; la Faglia di El Pilar, nella parte nord-est, ha un ruolo centrale nella sismicità del Paese; la Faglia di San Sebastián, sulla fascia costiera centrale.
L'ultimo terremoto di entità simile, magnitudo 7.3, era stato registrato nel 2018. Uno dei più drammatici durante la guerra d'indipendenza venezuelana di Simón Bolívar, il 26 marzo 1812, provocò tra 15mila e 20mila vittime. Il 29 ottobre 1900 avvenne il terremoto citato dall'Usgc, perché fu il primo a essere studiato con strumenti moderni. Fu di magnitudo 7 e colpì la regione centrale del Paese, interessando anche la costa e l'area di Caracas. Il 29 luglio 1967 un sisma di magnitudo 6.5 interessò Caracas e causò circa 240 morti e oltre 2mila feriti. Il 9 luglio 1997 un terremoto di magnitudo 6.9 colpì la zona di Cariaco, nello Stato di Sucre, causò decine di vittime, migliaia di sfollati e ingenti danni alle infrastrutture. Infine, il sisma già citato del 21 agosto 2018, che si verificò al largo della costa orientale, vicino allo Stato di Sucre.