UN GIOIELLO LETALE

Rana freccia, il piccolo killer colorato è uno degli animali più velenosi al mondo

Con i colori sgargianti e le dimensioni minuscole, affascina gli appassionati di terrari. Secondo cinque Paesi europei, la sua tossina sarebbe stata impiegata per uccidere il dissidente russo Navalny

14 Feb 2026 - 15:36
 © Dal Web

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Le rane freccia sono piccoli anfibi diffusi nelle foreste pluviali dell'America Centrale e Meridionale, molto pericolose a causa del loro potente veleno. Appartenenti alla famiglia delle Dendrobatidae e al genere Dendrobates, sono soprannominate "rane dal dardo velenoso" perché alcune popolazioni indigene sudamericane utilizzavano le tossine secrete dalla loro pelle per avvelenare frecce e cerbottane destinate alla caccia. Il loro veleno può causare paralisi e persino la morte se ingerito o se entra in contatto con ferite aperte. Non sono pericolose se non vengono toccate o disturbate. La loro colorazione vivace serve come avvertimento ai predatori della loro tossicità.

Veleno tra i più tossici del mondo

 Sembra che gli indigeni americani per far sì che gli anfibi secernessero più liquido erano soliti avvicinarle al fuoco o infilzarle in gola con un bastoncino, in modo che sentissero un maggior senso di pericolo. In passato la rana dorata era molto diffusa anche a Panama e in alcune zone del Costa Rica, dove era considerata un simbolo porta fortuna; lì si è rapidamente estinta alla fine XXI secolo per via di una virulenza da funghi.

"Usato per uccidere Navalny"

 Secondo cinque Paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi), il veleno della rana fraccia sarebbe stato impiegato dalla Russia per avvelenare e uccidere il dissidente Alexei Navalny. L'analisi dei campioni prelevati dal corpo dell'oppositore di Vladimir Putin avrebbero "confermato in modo definitivo la presenza di epibatidina", tossina presente - appunto - nelle rane freccia del Sudamerica. Secondi i cinque Paesi europei, "solo lo Stato russo aveva i mezzi, il movente e il disprezzo per il diritto internazionale" per portare a termine un'azione di questo tipo.

Colori vivaci come segnale di pericolo

 Blu elettrico, giallo brillante, rosso intenso o combinazioni di nero e arancione: la livrea delle rane freccia è un autentico spettacolo naturale. Questa colorazione così vistosa non è casuale, ma rappresenta un classico esempio di aposematismo, ovvero una strategia evolutiva con cui gli animali velenosi avvertono i predatori della propria pericolosità. Nonostante la fama, queste rane sono minuscole: raggiungono in media i 4–6 cm di lunghezza e pesano circa 10 grammi. Le femmine sono generalmente leggermente più grandi e con bacino più largo, mentre i maschi presentano un sacco vocale più scuro, utile durante il corteggiamento.

Tra le specie più apprezzate dagli appassionati troviamo:
Dendrobates tinctorius (inclusa la varietà “azureus”), celebre per le sue tonalità blu punteggiate di nero;
Dendrobates leucomelas, gialla con bande nere, spesso consigliata ai neofiti;
Epipedobates anthonyi, dal caratteristico rosso con striature verdi;
Dendrobates truncatus, nera con bande gialle.

Un esempio iconico è la Phyllobates terribilis, nota come rana dorata: la sua pelle giallo acceso segnala la presenza di batracotossine (BTX), alcaloidi steroidei capaci di bloccare la trasmissione degli impulsi nervosi, causando paralisi, insufficienza respiratoria e arresto cardiaco. È considerata una delle specie più tossiche al mondo: la quantità di veleno presente su un singolo esemplare selvatico può risultare letale per diversi esseri umani adulti.

Allevamento: una sfida per appassionati esperti

 Negli ultimi anni queste rane hanno conquistato molti amanti degli animali esotici. Tuttavia, non sono adatte ai principianti. Sono animali territoriali: un'eccessiva densità può generare conflitti. L'alimentazione deve essere esclusivamente a base di cibo vivo, come i moscerini della frutta, afidi, piccoli coleotteri o tarme della cera. Con cure adeguate possono vivere tra i 10 e i 15 anni in cattività. Per mantenerle in salute è necessario ricreare un microclima tropicale. Una curiosità: gli esemplari allevati in cattività non sono velenosi: la tossicità dipende, infatti, dall'alimentazione naturale a base di piccoli insetti, tra cui coleotteri della famiglia Melyridae, responsabili della produzione delle stesse tossine accumulate dalla rana.

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