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Ricerca italiana: troppi zuccheri fanno male al cervello, memoria a rischio

Lʼeccessiva presenza di glucosio nel sangue deteriora le capacità di apprendimento. Ad essere colpite sono le cellule staminali nervose

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-afp

Consumare un consumo eccessivo di zuccheri potrebbe mettere a repentaglio le capacità cognitive, danneggiando i meccanismi di memoria e apprendimento. E' quanto emerge da uno studio dell'Università Cattolica di Roma, pubblicato sulla rivista Cell Reports. I ricercatori hanno osservato che un elevato livello di glucosio nel sangue può deteriorare le cellule staminali che danno origine alla formazione di neuroni e circuiti nervosi.

Test in vitro - La sperimentazione è stata divisa in due fasi. Inizialmente sono stati effettuati test in vitro, variando i livelli di glucosio nel microambiente di cellule staminali nervose in provetta. Gli scienziati hanno osservato che in presenza di elevate concentrazioni di zuccheri, il meccanismo di riproduzione cellulare era minore.

Test in vivo - La seconda fase di test ha preso in esame topi di laboratorio. L'obiettivo della sperimentazione in vivo era quello di studiare gli effetti sul cervello di una dieta ipocalorica (1.500 calorie giornaliere). "I risultati hanno confermato i dati raccolti dalla prima fase in provetta", ha affermato Giovambattista Pani, coautore della ricerca. Anche negli animali, infatti, le staminali cerebrali mantenevano più a lungo la capacità di rinnovarsi a concentrazioni contenute di glucosio.

Tutta colpa di un gene - La "buona salute" delle cellule staminali è garantita in larga parte da un gene, denominato HES. A sua volta, però, il funzionamento del gene HES è strettamente legato all'azione di due molecole, chiamate creb e sirtuina-1, che vengono "attivate" dalle concentrazioni di glucosio. Se il glucosio è basso, viene chiamato in causa creb, che stimola la crescita delle cellule staminali. Al contrario, se i livelli di zuccheri sono elevati, viene attivata la sirtuina-1, che invece inibisce il rinnovamento cellulare.

Il futuro dello studio - Secondo Pani, lo studio potrebbe produrre due effetti positivi. In primis "il meccanismo molecolare appena individuato potrebbe diventare un bersaglio per nuove terapie farmacologiche che mantengano più a lungo la capacità autorinnovante delle staminali cerebrali". La ricerca potrebbe inoltre "spiegare in che modo il cervello dei diabetici invecchia prima incrementando il rischio di ammalarsi di Alzheimer".