Studio su topi

Diabete KO bloccando una proteina

Inibirla potrebbe non solo curare, ma addirittura prevenire la patologia di tipo 2

11 Feb 2013 - 11:04
 © Tgcom24

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Scoperta la proteina che causa il diabete di tipo 2: si chiama RANKL ed è in grado di “infiammare” il fegato. Si potrebbe, dunque, aprire la strada non solo a una cura ma, forse, anche alla prevenzione del diabete di tipo 2. La conclusione è il frutto di decine di ricerche condotte per una ventina d’anni da vari gruppi di ricercatori italiani (Ospedale di Brunico, Università di Verona, Università Cattolica del Sacro Cuore) in collaborazione con altri gruppi europei. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine.

Com'è nata l'ipotesi - Sul fronte epidemiologico, determinante è stata l’osservazione, fatta nella popolazione di Brunico (Bolzano), che la presenza di elevate concentrazioni nel sangue di RANKL rappresentano un forte e indipendente predittore di diabete di tipo 2.

Lo studio su topi - I ricercatori sono andati dunque a testare sugli animali da esperimento l’ipotesi che bloccando il RANKL a livello sistemico e nel fegato in topi da esperimento diabetici, si potesse riuscire a ottenere un miglioramento della sensibilità insulinica a livello del fegato e un calo della glicemia. Per verificare se elevati livelli di RANKL potessero avere un ruolo causale nel determinare il diabete, un gruppo di ricercatori tedeschi ha modificato geneticamente alcuni topi (aggiungendo o levando la proteina), confermando così che essa è effettivamente coinvolta nel metabolismo del glucosio.

Andrea Giaccari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (nella foto con Stefano Del Prato e Enzo Bonora) ha spiegato: "E' stato anche osservato che, nei topi resi diabetici, bloccare RANKL comporta un miglioramento delle alterazioni responsabili del diabete". 

La correlazione con l'insulino-resistenza - Andrea Giaccari e collaboratori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno dimostrato una correlazione tra elevate concentrazioni di RANKL e grado di insulino-resistenza (più elevati sono i livelli di RANKL, maggiore è il grado di insulino-resistenza).

Giaccari ha spiegato: "In condizioni normali, l’insulina serve a far entrare il glucosio nelle cellule. In alcune situazioni (obesità, sedentarietà, infiammazione cronica e molte altre) le cellule del nostro corpo, in particolare dei muscoli e del fegato, tendono a rifiutare l’ingresso del glucosio nella cellula, facendolo restare nel sangue. Il pancreas, per evitare che salga la glicemia, comincia a produrre più insulina, spingendo l’eccesso di glucosio nelle cellule adipose. Questa condizione di glicemia normale e insulina alta viene definita “insulino-resistenza”, in grado di generare ulteriore infiammazione e, in alcuni casi, diabete".

In attesa degli studi clinici - Al momento sono in corso studi sugli animali con farmaci che hanno come bersaglio il RANKL per curare/prevenire il diabete di tipo 2. Il prossimo passo saranno gli studi sull’uomo.

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