UNA RICERCA OLANDESE

Arrivano i "nanorazzi" che trasportano farmaci all'interno del corpo

Sono morbidi, adattano la forma al carico e hanno dei "freni" che vengono attivati dalle alte temperature dei tessuti

15 Dic 2016 - 11:29

Un gruppo di ricercatori della Radboud University, nei Paesi Bassi, ha realizzato speciali "nanorazzi" in grado di trasportare i farmaci al posto giusto all'interno del corpo umano. Si tratta di una sorta di capsule costruite con materiali morbidi simili alla gomma che consentono loro di cambiare forma e adattarsi al carico. Le nanomacchine sono inoltre dotate di "sterzo" e "freni", i quali vengono attivati dalle alte temperature che si sviluppano nei tessuti malati.

Freni "a temperatura" - Il lavoro degli studiosi è stato descritto sulla rivista Nature Chemistry. I freni sono costituiti da minuscole spazzole disposte sulla superficie dei nanorazzi, le quali si gonfiano o comprimono in risposta alla temperatura dell'ambiente circostante. In questo modo le spazzole regolano l'accesso al combustibile, che è costituito dall'acqua ossigenata. Per esempio, a temperature superiori a 35 gradi centigradi, i freni si contraggono, chiudono la valvola del carburante e fanno arrestare le nanomacchine.

Uno sterzo magnetico - In un'altra pubblicazione sulla rivista Advanced Materials, lo stesso gruppo di ricercatori ha dimostrato come i campi magnetici possano agire come uno sterzo per i nanorazzi. Questo è possibile grazie al nichel, utilizzato per costruire il nucleo dei dispositivi. Grazie a questo metallo, le nanomacchine sono sensibili ai campi magnetici e ne basta uno di bassa intensità per guidarle nelle direzioni desiderate.

La ricerca continua - Per migliorare ulteriormente i dispositivi, i ricercatori intendono renderli anche sensibili alla luce, in modo da guidarli grazie a un laser. Inoltre, anche se i nanorazzi non sono tossici per le cellule viventi, non sono ancora completamente biodegradabili. "Questa è una delle condizioni necessarie per il loro utilizzo nel corpo umano", ha spiegato Daniela Wilson, coordinatrice della ricerca.

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