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Il medico consiglia…osteoporosi: come prevenirla e curarla

A Tgcom24 la consulenza della Dott.ssa Daniela Pierangeli, dirigente medico di primo livello di Medicina Interna dell’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale

Tgcom24

Il tempo scorre, appaiono le prime rughe, e piano piano ci accorgiamo di essere un pochino più bassi! Sta operando in noi l’inesorabile invecchiamento.

Il nostro apparato scheletrico è in preda ad una rivoluzione, non più supportato dagli ormoni, sta perdendo la sua “consistenza”, e nella peggiore delle ipotesi diventiamo osteoporotici.

Che cos’e’ l’osteoporosi?


L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da alterazioni qualitative scheletriche tali da provocare un aumento della fragilità ossea e del rischio di frattura. È una malattia prevedibile che può essere rallentata, riducendo il rischio di frattura. Oggi si sa che può originare dallo sviluppo non ottimale delle ossa a partire dall’infanzia e/o adolescenza, come pure dalla perdita di materiale osseo nel corso della vita.


Immaginiamo il nostro scheletro come un “qualcosa di statico e definito”, in realtà in esso si svolge il lavorio di cellule che formano (osteoblasti) e distruggono (osteoclasti) il tessuto osseo, avvalendosi di altri componenti (come calcio, fosforo, collagene, etc), per dare robustezza e stabilità al nostro scheletro.


Il “modellamento osseo” è il processo atto a raggiungere il “picco di massa ossea” (massimo sviluppo dell’osseo) che avviene generalmente intorno ai 20 – 30 anni. Successivamente inizia il processo di “rimodellamento osseo”, ed è in questo periodo che l’azione degli osteoclasti, se non supportata da sostanze nutritive (calcio, fosforo e VIT D) e dall’attività fisica, induce più velocemente cavità nell’osso rispetto alla capacità degli osteoblasti di rigenerarlo.


 


Quali sono le tipologie di osteoporosi?


Si distinguono due forme: Una forma primitiva: nella donna dopo la menopausa (nei primi dieci anni dalla menopausa la perdita è più rapida, poi prosegue con più lentezza, come per gli uomini). Secondaria: quale conseguenza di altre malattie (endocrinologiche, reumatologiche, gastroenterologiche, neurologiche o per l’assunzione di alcuni farmaci, in primis corticosteroidi per un periodo prolungato).


 


Quali ossa sono piu’ colpite?


Tutte le ossa possono essere colpite, ma prevalentemente lo sono vertebre, femore e polso .Ogni osso ha una parte interna chiamata midollo osseo ed una esterna composta da tessuto osseo trabecolare (spugnoso). Ancora più esternamente vi è il tessuto corticale.


Il tessuto trabecolare è maggiormente presente proprio nelle anche, nelle vertebre, nel polso e nella parte terminale delle ossa lunghe; comprende il 20% del tessuto osseo del corpo e da forza e integrità, è sede del metabolismo di minerali quali calcio e fosforo; tra i suoi spazi risiede il midollo osseo, produttore di cellule ematiche.


Il tessuto corticale è invece l’involucro esterno, più duro, fondamentale per la forza delle ossa.


Nei primi 10 anni dalla menopausa le donne perdono il 20-30% di osso spugnoso e il 5 – 10 % di osso corticale, in seguito la perdita è più lenta e si equipara a quella dell’uomo in età avanzata.


 


Quali sono i fattori di rischio?
Eta’:

donne in post menopausa e uomini > di 60 anni con fattori di rischio; 

sesso

: le donne sono a rischio maggiore perché partono con una massa ossea minore e la perdono ad una velocità maggiore degli uomini; 

etnia:

il rischio è maggiore nelle donne caucasiche ed asiatiche; le africane ed ispaniche sono meno esposte; 

genetica:

polimorfismi di geni che codificano per il collagene 1 (COLIA 1), per il recettore estrogenico (ER), per la VIT D (VDR); 

anamnesi famigliare:

è a rischio maggiore chi ha un famigliare con osteoporosi o osteopenia; 

fratture pregresse

per traumi di bassa intensità; 

abuso di alcool e caffeina; fumo; magrezza:

peso e indice di massa corporea (BMI, calcolato tenendo conto del peso e altezza: un valore minore di 22 è a maggior rischio di osteoporosi); 

dieta:

se carente di Calcio, Fosforo, VIT D; una dieta ricca di sale (che aumenta l’eliminazione del calcio) o ricca di fibre e/o iperproteica (che interferiscono sull’assorbimento del calcio); 

sedentarieta’; malattie 

nella forma di osteoporosi secondaria; f

armaci

(anticonvulsivanti, ormone tiroidei, corticosteroidi, litio, metotrexate, GnRH, colesteramina, eparina, antiacidi che contengono alluminio…)


 


Quali sono i sintomi?


L’osteoporosi è detta la “ladra silente” perché non si esprime con sintomi fino a quando non compare una frattura; questa si può verificare con un dolore acuto, anche per minimi traumi… persino con un semplice colpo di tosse.


Le fratture vertebrali e femorali posso condizionare l’attività quotidiana, essere causa di ulteriore decadimento fisico e cognitivo, fino all’exitus. Per tale motivo è bene prestare la massima attenzione nell’insorgere di questa malattia, anche per gli elevati costi sanitari che comporta: basti pensare alle risorse necessarie per il fabbisogno di un anziano con invalidità motoria e/o immobilità.


 


Cos'è la diagnosi tramite MOC?


La MOC è la misura della massa ossea (Mineralometria Ossea Computerizzata) che viene eseguita con la strumentazione DEXA (Densitometria a raggi X a doppia energia). Il test permette un accurato calcolo del rischio di frattura, utilizzando i raggi X per misurare i grammi di calcio e di altri minerali ossei accumulati nel segmento di un osso, cioè la densità minerale (BMD) in gr/cm2 di superficie ossea. Le ossa oggetto di analisi sono generalmente la colonna vertebrale, l’anca e l’avambraccio. La MOC permette di stabilire se la densità ossea sia normale, ridotta (osteopenia) o danneggiata (osteoporosi). Minore è la densità ossea, maggiore è il rischio di frattura.


Il test viene utilizzato dal Medico per: Diagnosticare una fragilità ossea anche prima di una frattura; Stimare le probabilità di fratture in futuro; Valutare se la densità ossea vada peggiorando, rimanga costante nel tempo, o migliori con un adeguato stile di vita e/o con la terapia. La raccomandazione ad eseguire il test è rivolta a 1) soggetti di ogni età di sesso maschile e femminile che presentino: precedenti fratture da fragilità, riscontro radiologico di osteoporosi, terapie e malattie croniche; 2) donne in menopausa o uomini con 3 o più fattori di rischio minori (anamnesi famigliare, menopausa precoce, amenorrea prolungata, età superiore ai 65 anni, inadeguato apporto di calcio, abuso di alcool e fumo)


 


Cosa c’è da sapere prima di sottoporsi a una moc?


Prima di tutto la propria altezza e peso; indossare indumenti comodi evitando materiali metallici come cerniere o bottoni (eventuali piercing vanno tolti, ma il portatore di Pacemaker non incorre in nessun pericolo); informare l’operatore se si è portatore di protesi d’anca e/o si è subìto un intervento alla colonna, in tal caso l’operatore saprà selezionare il distretto osseo da studiare. Inoltre, non serve digiunare, salvo evitare l’assunzione di integratori di Calcio nelle precedenti 24 ore. È opportuno informare il Medico di eventuali esami recenti con bario o iniezioni di mezzo di contrasto per esami TAC o RM, poiché i mezzi di contrasto potrebbero interferire con il test.


L’esame, in genere di breve durata, viene eseguito facendo sdraiare il paziente su un lettino “aperto”, un braccio automatico scorre lentamente rilasciando debolissime radiazioni indirizzate in punti specifici del corpo: anca e colonna lombare; in tal modo lo strumento ricostruisce l’immagine delle ossa analizzate, valutandone la densità. La quantità di radiazioni è di molto inferiore ad altre radiografie, tale che l’operatore può stare nella stessa stanza con il paziente. Ma nelle pazienti giovani è sempre buona regola escludere una gravidanza.


 


Qanto è importante la prevenzione?


Poiché la prevenzione e la cura sono finalizzate ad evitare le fratture, occorre mettere in atto alcuni accorgimenti:Assumere un adeguato apporto di calcio, e vitamina D, preferibilmente attraverso la dieta, quando non sia possibile si ricorre ad integratori; Praticare un’adeguata e regolare attività fisica; Non fumare; Ridurre il consumo di alcolici; Ridurre il rischio di cadute attraverso interventi correttivi negli ambienti domestici e professionali. Nelle persone anziane possono contribuire alle cadute anche i difetti di vista, i disturbi dell’equilibrio e l’uso di sedativi. Gli anziani dovrebbero indossare scarpe adeguate, utilizzare ausili come deambulatori o bastoni, soggiornare in ambienti ben illuminati, con vari punti d’appoggio. Fare attenzione ai tappeti!


 


Quali farmaci?


In alcuni pazienti gli interventi sullo stile di vita potrebbero non essere sufficienti a risolvere uno stato di osteoporosi o di osteopenia e diventa necessario ricorrere a una terapia farmacologica. La terapia è indicata in base alla prescrizione medica con rimborsabilità dal SSN. Il trattamento viene effettuato in genere per 3 – 5 anni consecutivi. Sarà in seguito il medico a decidere se protrarlo ulteriormente.


 


Si puoò guarire dall’ osteoporosi?


Dall’osteoporosi non è possibile guarire; tuttavia, è possibile, mediante l’adozione di una adeguata prevenzione ed un trattamento tempestivo, influire in modo efficace sull’evoluzione della patologia, rallentandone l’evoluzione.


 


Chi cura l’osteoporosi?


Nella maggior parte dei casi il medico di medicina generale gestisce adeguatamente la situazione, ma nei casi più gravi è opportuno rivolgersi a più specialisti. L’osteoporosi è una patologia che può beneficiare di un approccio multidisciplinare in cui possono essere coinvolti reumatologo, endocrinologo, nefrologo, oncologo, ortopedico, fisiatra, nonché fisioterapista e dietista. In tal senso sono stati creati percorsi diagnostico-terapeutici (Fracture Liaison Service) all’interno di strutture sanitarie con l’obiettivo di ridurre il gap nei pazienti con fratture osteoporotiche e migliorare la comunicazione tra le diverse figure professionali coinvolte.


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