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35 anni fa moriva Enrico Berlinguer, lʼultimo leader comunista dellʼOccidente

Lʼ11 giugno 1984 moriva a Padova lo storico leader del Pci, Enrico Berlinguer, ucciso da un ictus che lo aveva colpito novanta ore prima mentre, con grande sforzo, stava tenendo un comizio elettorale in piazza della Frutta. Quellʼanno, alle elezioni europee il Pci ottenne il 33,3%, realizzando il tanto agognato sorpasso sulla Dc. I comunisti salirono al massimo storico e si parlò, a ragione, di "effetto Berlinguer". Il segretario del più grande partito comunista dʼOccidente, lʼultimo leader carismatico di un movimento che sarà travolto nellʼ89 e cambierà pelle, guidò i comunisti negli anni Settanta, anni burrascosi con il Paese che si modernizzava, scopriva i diritti civili e subiva la sfida del terrorismo.

Berlinguer sperimentò la politica dellʼunità nazionale con la Dc, nella speranza di poter dare corso alla sua idea di trasformazione della società italiana con un "compromesso" con il mondo cattolico. Negli anni tragici dellʼoffensiva delle Brigate Rosse, nelle drammatiche vicende del rapimento e dellʼuccisione di Aldo Moro, Berlinguer, con lʼaiuto di Luciano Lama segretario della Cgil, impose una politica della fermezza che isolò a sinistra i terroristi e favorì la sconfitta delle Brigate Rosse. In quegli anni, molti commentatori riconobbero la genuinità democratica del comunista Berlinguer che difese lo Stato e la Costituzione sapendo che certo terrorismo faceva parte dellʼ"Album di famiglia" della sinistra come denunciò sul Manifesto Rossana Rossanda.

La morte di Aldo Moro, la fine dei governi di solidarietà nazionale, il fallimento in sostanza della strategia del compromesso storico per lʼopposizione dei democristiani e dei socialisti guidati da un abile e combattivo Bettino Craxi che vide per il Psi il pericolo di finire stritolato da un eventuale abbraccio tra i due maggiori partiti, spinse Berlinguer ad abbandonare il progetto a cui aveva legato il suo nome. Nel 1980, il segretario del Pci, dopo le vicende del terremoto in Irpinia, disse che occorreva una "alternativa democratica" alla Dc ma finì per arroccare il partito in una sorta di "splendido isolamento" rivendicando la "diversità morale" dei comunisti in una società dove i guasti della partitocrazia erano sempre più evidenti. Ai suoi funerali, il 13 giugno 1984 a Roma, partecipò un milione di persone, in corteo dietro la bara, assiepate lungo il percorso, pigiate in piazza San Giovanni dove arrivò anche Michail Gorbaciov.

35 anni fa moriva Enrico Berlinguer, lʼultimo leader comunista dellʼOccidente

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L'11 giugno 1984 moriva a Padova lo storico leader del Pci, Enrico Berlinguer, ucciso da un ictus che lo aveva colpito novanta ore prima mentre, con grande sforzo, stava tenendo un comizio elettorale in piazza della Frutta. Quell'anno, alle elezioni europee il Pci ottenne il 33,3%, realizzando il tanto agognato sorpasso sulla Dc. I comunisti salirono al massimo storico e si parlò, a ragione, di "effetto Berlinguer". Il segretario del più grande partito comunista d'Occidente, l'ultimo leader carismatico di un movimento che sarà travolto nell'89 e cambierà pelle, guidò i comunisti negli anni Settanta, anni burrascosi con il Paese che si modernizzava, scopriva i diritti civili e subiva la sfida del terrorismo.

Berlinguer sperimentò la politica dell'unità nazionale con la Dc, nella speranza di poter dare corso alla sua idea di trasformazione della società italiana con un "compromesso" con il mondo cattolico. Negli anni tragici dell'offensiva delle Brigate Rosse, nelle drammatiche vicende del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro, Berlinguer, con l'aiuto di Luciano Lama segretario della Cgil, impose una politica della fermezza che isolò a sinistra i terroristi e favorì la sconfitta delle Brigate Rosse. In quegli anni, molti commentatori riconobbero la genuinità democratica del comunista Berlinguer che difese lo Stato e la Costituzione sapendo che certo terrorismo faceva parte dell'"Album di famiglia" della sinistra come denunciò sul Manifesto Rossana Rossanda.

La morte di Aldo Moro, la fine dei governi di solidarietà nazionale, il fallimento in sostanza della strategia del compromesso storico per l'opposizione dei democristiani e dei socialisti guidati da un abile e combattivo Bettino Craxi che vide per il Psi il pericolo di finire stritolato da un eventuale abbraccio tra i due maggiori partiti, spinse Berlinguer ad abbandonare il progetto a cui aveva legato il suo nome. Nel 1980, il segretario del Pci, dopo le vicende del terremoto in Irpinia, disse che occorreva una "alternativa democratica" alla Dc ma finì per arroccare il partito in una sorta di "splendido isolamento" rivendicando la "diversità morale" dei comunisti in una società dove i guasti della partitocrazia erano sempre più evidenti. Ai suoi funerali, il 13 giugno 1984 a Roma, partecipò un milione di persone, in corteo dietro la bara, assiepate lungo il percorso, pigiate in piazza San Giovanni dove arrivò anche Michail Gorbaciov.