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Prima direzione Pd dopo la scissione di Renzi, Zingaretti: "Apriamo alle minoranze"

"Si apre una fase straordinaria", dice il segretario. Guerini ed altri ex "renziani": la rottura di Renzi è stata sbagliata

Prima direzione Pd dopo la scissione di Renzi, Zingaretti: "Apriamo alle minoranze"

La scissione di Renzi ha tenuto banco alla direzione Pd e non poteva essere altrimenti. Ma nonostante qualche scintilla, il discorso portato avanti dal segretario Zingaretti ha unito l'intero partito. Sì dunque a "scelte straordinarie" e alla "riorganizzazione del dibattito interno. Troveremo il modo", assicura Zingaretti che punta ad aprire ad una segreteria allargata (che faccia spazio a Base riformista di Lotti e Guerini).

Scintille per le parole di Orlando - La Direzione è stata aperta dalla relazione di Orlando che è stato caustico con Renzi: la scissione, ha detto, "non è motivata da processi storici o politici, bensì da malesseri personali o da legittime aspirazioni personali e collettive" che però provocano "un riverbero negativo sulla stessa esperienza di governo". E ancora "il Pd perde un leader brillante, anche se ultimamente un po' vittimista, ma non perde una cultura politica riformista". E poi una frase che ha fatto saltare sulla sedia gli ex renziani: "A livello territoriale chi è indeciso se rimanere o andarsene non può mantenere gli incarichi". Forse l'annuncio di epurazioni di segretari regionali o cittadini ex renziani? Molti in aula, da Alessia Morani a Simona Malpezzi sono andati a chiedere chiarimenti ad Orlando. Poi la precisazione: "Ho visto che alcune mie parole si sono prestate a fraintendimento suonando come dubbi nei confronti di chi è restato: non è così. E' del tutto evidente che il nostro compito è trattenere più persone e militanti possibili. Quel che intendevo è che le nostre strutture territoriali devono essere da subito in campo in questa azione, per ridurre eventuali abbandoni", ha detto poi il vicesegretario Pd Orlando, interpellato al telefono su questo passaggio della sua relazione in direzione.

Gli ex renziani: Matteo ha sbagliato - Ma non è piaciuto ai dem più vicini all'ex premier, come ha spiegato Lorenzo Guerini, che siano state fatte "spallucce" all'uscita di Renzi. Lo stesso Guerini e altri esponenti vicini all'ex segretario, come Dario Nardella o Anna Ascani, hanno definito "sbagliata" la scissione chiedendo al contempo di accelerare il profilo riformista del Pd. "Ha fatto un errore imperdonabile", dice tra gli applausi del parlamentino dem Lorenzo Guerini che vuole garanzie sul futuro: "Ritengo imprudente aprire un congresso straordinario, però occorre dare il senso che affrontiamo questa fase con strumenti straordinari. È una fase che oggettivamente cancella l'esito del congresso - sottolinea -. Al segretario va riconosciuto di aver gestito in modo molto positivo questa fase. Adesso però c'è bisogno di uno sforzo corale di responsabilità, che superi anche la cristallizzazione post congressuale".

Zingaretti accetta e apre alle minoranze - Zingaretti non si tira indietro rivendica di aver fatto della "tensione unitaria" la cifra della sua segreteria e intende andare avanti per questa strada, aprendo il Pd. Sì dunque a "scelte straordinarie" e alla "riorganizzazione del dibattito interno. Troveremo il modo", assicura. Che l'idea sia quella di una segreteria allargata (che faccia spazio a Base riformista di Lotti e Guerini) o di una ridefinizione degli equilibrio è ancora presto per dirlo, ma un primo appuntamento importante per definire il nuovo partito sarà l'iniziativa che si svolgerà a Bologna dall'8 al 10 Novembre, organizzata da Gianni Cuperlo. Una specie di "conferenza programmatica", viene spiegato, che si chiamerà "Manifesto per gli anni 20 del nuovo secolo", per "un'Italia più verde, giusta e competitiva".

pd

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