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Manovra e decreti attuativi, le spine del governo tra quota 100 e reddito

Misure da rivedere o prorogare, tasse annunciate e subito rientrate: per realizzare le due promesse cardine di questa maggioranza si annunciano tempi duri

Reddito di cittadinanza anche agli stranieri, uscite pensionistiche anticipate ma con cinque mesi in più e niente proroga per l'opzione donna in tema di previdenza. Sono tante le spine che si annunciano per mettere a punto i decreti attuativi che tradurranno in realtà le due misure cardine della Manovra, il reddito di cittadinanza e la quota 100 per le pensioni.

Attesi 161 decreti attuativi - Approvato il testo in Aula, adesso si passa alle normative che metteranno in atto la legge. E se ne attendono ben 161 tra decreti ministeriali, provvedimenti e regolamenti. Senza parlare delle modifiche di alcune misure annunciate e subito negate, come la tassa sul terzo settore, che dovrebbe essere modificata attraverso il decreto semplificazioni, ora in esame in Senato.

Reddito, italiani e stranieri - Sul reddito di cittadinanza, il nodo principale è quello legato all'estensione della misura. Riguarderà anche gli stranieri? La bozza del decreto attuativo dice di sì, ma i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno sempre lasciato intendere che la misura fosse destinata ad aiutare solo gli italiani. L'allargamento o meno agli stranieri sarà questione di diversi milioni di euro: se saranno considerati anche gli extracomunitari in regola e con residenza nel nostro Paese da almeno cinque anni, come dice l'ultima bozza diffusa, la misura dovrebbe includere circa 200mila nuclei familiari, un sesto della platea interessata, che conterebbe circa un milione e 375mila beneficiari.

Per tutti il criterio per accedere all'agevolazione sarà il reddito Isee, che non può superare i 9.360 euro l'anno. C'è poi da considerare la ricchezza in termini di immobili (massimo 30mila euro esclusa la prima casa) e il patrimonio mobiliare (non oltre gli 8mila).

Quota 100, i cinque mesi e l'opzione donna - E poi c'è il rebus quota 100. Il governo aveva annunciato che non sarebbero scattati gli aumenti di cinque mesi per la pensione anticipata, cioè quella ottenibile con 42 anni e 10 mesi di contributi senza considerare l'età. In realtà quell'aumento è scattato dal primo gennaio 2019: per la vecchiaia servono ora 67 anni e 20 di contributi, non più 66 e 7 mesi come fino al 31 dicembre, mentre per la anticipata ora ne servono 43 e tre mesi. Tutto questo perché il decreto legge su quota 100 andava approvato entro il primo gennaio. E l'approvazione non c'è stata. Sarà prevista una riduzione di cinque mesi nel prossimo decreto? Un altro punto di domanda che si aggiunge alle incertezze sulle misure legate alla Manovra, in un cammino irto di ostacoli.

Tra gli altri, c'è anche l'Opzione donna, pensionamento anticipato per le donne con almeno 35 anni di contributi e 58 d'età: la misura è scaduta nonostante fosse stata annunciata una proroga. Il provvedimento dovrà quindi essere reintrodotto e i tecnici dicono che se ne parlerà a giugno. Insomma, quella di un ingorgo normativo rischia di essere molto più di un'ipotesi. Con il pericolo che chi ha raggiunto i requisiti richiesti (62 anni d'età e 38 di contributi) il 31 dicembre 2018, con il diritto a prendere la pensione da aprile, veda tutto l'iter slittare ancora.

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