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Gabrielli: "Troppe scorte e poche risorse, il sistema va rivisto"

Per il capo della polizia, "forse una riconsiderazione va fatta, fuori da strumentalizzazioni e automatismi"

Gabrielli: "Troppe scorte e poche risorse, il sistema va rivisto"

Per il capo della polizia, Franco Gabrielli, l'Italia "è un Paese che ha troppe scorte". "Sono troppe, e siccome le risorse sono poche, forse una riconsiderazione la dobbiamo fare, fuori da strumentalizzazioni, automatismi e commenti da strada", ha spiegato Gabrielli. "Dobbiamo uscire - ha aggiunto - dagli automatismi per cui l'incarico che si ricopre presuppone la scorta e rispettiamo chi si assume la responsabilità di decidere".

Gabrielli va dritto al cuore del problema, con le polemiche sulla scorta tolta e poi riassegnata a Sandro Ruotolo ancora pressanti e nel giorno in cui il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Bergamo assegna la tutela al giornalista di La Repubblica Paolo Berizzi per le continue minacce di gruppi neofascisti.

Rischi "probabili" e non "possibili" - Per proteggere davvero chi è minacciato da mafie e criminali, ha sottolineato il numero uno della polizia, è necessario che l'assegnazione dei servizi di tutela venga effettuata su una valutazione che prenda in considerazione non i "rischi possibili", ma i "rischi probabili" a cui la persona da proteggere è esposta.

"Scorte non assegnate o revocate per giudizio divino" - "Io sogno un Paese in cui i temi della sicurezza non siano temi da competizione elettorale", ha proseguito Gabrielli. E quello delle scorte è uno di questi argomenti. "Innanzitutto - ha aggiunto - le scorte non sono assegnate o revocate per un giudizio divino, ma per le valutazioni di persone che si assumono la responsabilità di decidere, cosa rara in questo Paese. Dunque ci vuole rispetto per quelle persone".

Il sistema va rivisto - "Fuori da strumentalizzazioni, commenti da strada e automatismi per i quali l'incarico che si ricopre presuppone la scorta", dice ancora Gabrielli sottolineando che su questo fronte non ci sono state pressioni da parte del ministro Matteo Salvini. "Ha un approccio assolutamente laico alla questione, non ha dato percentuali ne' ha suggerito approcci ragionieristici". E d'altronde al Viminale ad una razionalizzazione dei dispositivi ragionano da mesi.

Gli ultimi dati, che risalgono a novembre scorso, dicono che attualmente sono in vigore 585 scorte (quasi la meta' per magistrati, poi leader politici nazionali e locali, dirigenti d'impresa, giornalisti e esponenti governativi), di cui 15 per personalità nei confronti delle quali c'e' la massima allerta. Si tratta di un dispositivo che occupa complessivamente quasi 2.100 uomini e donne di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria.

I numeri - Alle 15 personalità con la massima protezione (171 agenti), ce ne sono altre 57 che hanno invece la protezione di "secondo livello", vale a dire una scorta su auto specializzata (383 agenti in tutto) composta da più mezzi. Per altri 276 cittadini la tutela su auto specializzata è di terzo livello (823 agenti impiegati) e 237 hanno una tutela su auto non protetta, vale a dire una scorta di quarto livello che coinvolge 695 operatori.

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