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Fine vita, la Consulta apre al suicidio assistito: "Lecito in casi come quello di Dj Fabo"

Marco Cappato: "Da oggi siamo tutti più liberi. Ho aiutato Fabiano perché consideravo mio dovere farlo". I medici: "La responsabilità sia di un pubblico ufficiale e non nostra". La Cei: "Garantire lʼobiezione di coscienza"

Dj Fabo Marco Cappato Valeria Imbrogno processo

E' lecito l'aiuto al suicidio nei casi come quelli del Dj Fabo. La Corte Costituzionale giudica non punibile ai sensi dell'articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, "chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili".

La Corte costituzionale ha previsto "specifiche condizioni e modalità procedimentali", perché l'aiuto al suicidio rientri nelle ipotesi non punibili, "per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell'ordinanza 207 del 2018". Il testo della Consulta precisa dunque che l'aiuto al suicidio non è punibile nel caso in cui il paziente sia "pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". I magistrati sottolineano però che sul tema è a questo punto "indispensabile l'intervento del legislatore".

Cappato: "Da oggi siamo tutti più liberi" - Immediato il commento di Marco Cappato, che ha accompagnato Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito. "La Consulta ha deciso - scrive su Twitter -: chi è nelle condizioni di Fabo ha diritto a essere aiutato. Da oggi siamo tutti più liberi, anche chi non è d'accordo. E' una vittoria della disobbedienza civile, mentre i partiti giravano la testa dall'altra parte. Vi aspetto al Congresso dell'Associazione Coscioni".

Il pm di Milano: "Un passo molto importante" - E per Tiziana Siciliano, il procuratore aggiunto di Milano che per Cappato aveva chiesto l'assoluzione, ritiene la sentenza "un passo molto importante. C'è la soddisfazione per l'accoglimento di una sentenza, ma dispiace anche che in un anno non ci sia stata una risposta chiara del Parlamento, l'organo indicato dalla Corte come più idoneo a trattare questo tema così delicato".

Mina Welby: "Ora serve una legge per la libertà di decidere" - Felicità esprime anche Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby, sottolineando che "finalmente potremo avere in Italia la possibilità di arrivare ad una legge per la libertà di decidere fino alla fine". E', spiega, "la conclusione vittoriosa della battaglia che mio marito Piergiorgio, fino a Dj Fabo, hanno avviato".

Englaro: "Cappato è stato un pioniere" - Sulla stessa lunghezza d'onda anche Beppino Englaro, il padre di Eluana, il quale si augura "che adesso il parlamento legiferi secondo le indicazioni della Corte Costituzionale". E sottolinea che "Marco Cappato si è esposto, ha avuto coraggio ed è stato un pioniere, e quindi merita di essere ringraziato. Tutte le persone che si trovano nelle condizioni" simili a quelle in cui era Dj Fabo "gli devono un grande grazie".

La Cei: "Sconcerto e preoccupazione, garantire l'obiezione di coscienza" - Diverso, ovviamente, il commento della Cei, che "esprime sconcerto e distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale". E spiega che "la preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I vescovi confermano e rilanciano l'impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati". Infine, i vescovi " si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta".

I medici: "Responsabilità a un pubblico ufficiale" - Dopo la sentenza, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, chiede che "chi dovesse essere chiamato ad avviare formalmente la procedura del suicidio assistito, essendone responsabile, sia un pubblico ufficiale rappresentante dello Stato e non un medico". Anche perché, secondo Anelli, "ci sarà una forte resistenza da parte del mondo medico".

I Paesi europei in cui è legale lʼeutanasia

Salvini: "No al suicidio di Stato" - "Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge": è la reazione di Matteo Salvini alla decisione della Corte costituzionale. "Parliamo con i medici, parliamo con le famiglie, però la vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro".

M5s: "Sentenza storica, riprenderemo l'iniziativa in Parlamento" - Il M5s, invece, prende atto "con estremo favore della sentenza della Corte costituzionale, che non esitiamo a definire storica. Spetta ora al legislatore dare seguito con coerenza alle indicazioni della Consulta. Riprenderemo al più presto l'iniziativa in Parlamento, ripartendo dal lavoro già fatto in questi mesi. Ci auguriamo che alla luce della pronuncia si possa tornare a discutere di un tema così importante, trovando questa volta la massima convergenza a prescindere dall'appartenenza politica, in linea con le indicazioni dei giudici".