BOTTA E RISPOSTA

Conte in commissione Covid: "Meloni regista degli attacchi" | La premier: "La verità sulla pandemia è un diritto degli italiani"

Il leader M5s: "Plotone di esecuzione contro di me, mai commesso un illecito. Mi affrontino politicamente". La replica: "Nessun processo, solo dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo"

06 Ago 2026 - 23:12
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L'ex presidente del Consiglio e leader del M5s Giuseppe Conte ha tenuto la sua audizione davanti alla commissione d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid. A distanza di oltre sei anni dall'inizio dell'emergenza, si è tornati a parlare di molte delle decisioni assunte durante quel periodo. Decisioni che non preoccupano Conte: "Non avevo nulla da nascondere, non ho nulla da nascondere, non ho fatto niente di illecito". Fuori da Palazzo San Macuto, l'ex premier ha p'oi chiamato in causa Giorgia Meloni: "Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione". E ancora: "Non è meglio che mi affronti politicamente?". Da questa domanda è nato un secco botta e risposta fra il leader di M5S e la presidente del Consiglio, che ha spiegato come la commissione d'inchiesta non rappresenti "un processo verso una persona. La verità sulla pandemia non è un attacco politico", ma un "diritto degli italiani".

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"Risponderò a tutte le domande"

 Conte ha iniziato a parlare intorno alle 15.30, spiegando di non aver nulla da nascondere: "Non ho fatto nulla di illecito, risponderò a tutte le vostre domande ma ora dobbiamo ricostruire il filo collettivo di una strategia perseguita". Poi, ha aggiunto: "Sono stati presentati oltre mille esposti nei miei confronti, collazionati dalla procura di Roma, e poi le indagini della procura di Bergamo. Ho risposte per ore a un pool di quattro pm, mentre cercavo di gestire uno dei momenti più bui della storia repubblicana. Non mi sono mai lamentato per queste indagini, non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste, alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita di sentire adesso".

Caso mascherine

 Il leader del M5S ha fatto inoltre riferimento al fatto di aver depositato alla Procura di Roma un documento anonimo su un carico di mascherine sospette: "Mi è venuto tra le mani in forma anonima e, appena pervenutomi con lettera anonima, e ho ritenuto che fosse degno di essere segnalato alla procura di Roma. Lunedì sono stato alla procura a consegnare questo documento che poi verrà allegato a questo verbale". Conte ha spiegato che questo documento riguarderebbe la consegna delle mascherine effettuata dalla società JC Electronics Italia, la stessa al centro di un contenzioso su una transazione da 100 milioni di euro con il governo Meloni. "Il modello" di mascherine "di colli depositati non corrisponderebbe alla mascherina con efficacia filtrante" e "avrebbe rappresentazione contraffatta del foglio di accompagnamento", ha sostenuto Conte.

La risposta di JC Electronics: "Mascherine conformi"

 L'azienda JC Electronics ha risposto alle parole di Conte sulle mascherine sospette: "Il documento di cui parla Conte, pervenutogli in forma anonima, non è una novità: un documento di dieci pagine sulle mascherine Aoxing è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier dei militari della Struttura Commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura".

La società ha inoltre ricordato che il tribunale di Roma, con sentenza n. 10918/2025 del 21 luglio 2025, rigettò la querela di falso proposta dall'Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95. L'esito positivo delle analisi è stato "pacificamente attestato sia dall'Inail sia dalla perizia tecnica svolta dall'Agenzia delle Dogane su richiesta della stessa struttura commissariale", con prova di tenuta "risultata conforme" alla norma UNI EN 149:2009.

Conte: "Abbiamo salvato vite"

 Il leader pentastellato ha difeso le sue decisioni assunte durante il periodo pandemico: "Non mi considero un eroe, ho semplicemente fatto il mio dovere. Mi sono trovato dove dovevo, in prima linea, e ho fatto tutto ciò che dovevo anche se non posso essere certo di aver preso sempre la decisione giusta, anche se ho agito con massimo scrupolo e in buona fede". L'importante, a suo dire, è che le misure adottate durante la pandemia hanno "salvato centinaia di migliaia di vite umane".

Sullo stato di emergenza

 Conte si è espresso anche sullo stato di emergenza allora imposto: "Il problema era molto semplice. L'indicazione dello stato di emergenza è prevista dal nostro Codice di protezione civile. È una fonte innanzitutto normativa di grado primario e non secondario. E quindi la legittimità dello stato di emergenza è deliberata, vagliata dalla Corte Costituzionale. Massima garanzia". Poi ha aggiunto: "Quella dichiarazione dello stato di emergenza era assolutamente necessaria. Era il presupposto per attivate tutti i poteri e le facoltà in capo alla protezione civile per continuare nella rete di protezione della situazione emergenziale. Se non fosse stato prorogato crollava tutto. Altro che dittatura". Ancora relativamente allo stato di emergenza, Conte ha detto: "L'Italia è stata il primo Paese al mondo, insieme a noi solo gli Usa, a dichiarare lo stato d'emergenza nazionale. Contestare un ritardo è privo di qualsiasi fondamento giuridico, logico". 

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La sfida a Meloni

 "Non dovete comunque chiedere a me se è andata bene questa audizione, dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta, perché lei è la regista di tutto questo. Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione in commissione Covid", ha detto Conte fuori da Palazzo San Macuto. "Le mando un messaggio. Visto che questi mezzucci hanno un corto respiro, allora dico, Giorgia Meloni, non è meglio che mi affronti politicamente? Io sono qui, confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili, e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte", ha aggiunto.

La premier Meloni: "La verità sulla pandemia è diritto degli italiani"

 La presidente del Consiglio Meloni non ha esitato a rispondere a Conte attraverso i social. Il lavoro della commissione Covid "non è un processo a una persona, tutt'altro. E francamente non capisco perché l'ex premier Giuseppe Conte non si sia unito fin dall'inizio al coro di chi chiedeva risposte alle troppe domande rimaste senza risposta e abbia invece scelto di mettersi sulla difensiva o, come nelle sue ultime dichiarazioni, di 'buttarla in politica'. Non è un processo verso una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani", ha scritto la premier.

La controreplica

 Conte ha replicato immediatamente al post di Meloni: "Cara Giorgia, io ci sono sempre stato e sempre ci sarò in ogni sede e occasione in cui si possano dare delle risposte al Paese. C'ero anche oggi in commissione Covid - ha scritto sui social - Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all'Italia? A noi piace la verità, a voi evidentemente fa male".

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