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Conte agli imprenditori: "Non siamo banda di scriteriati, non vogliamo nazionalizzazioni"

Il premier parla al forum Ambrosetti e tranquillizza: "Nessuno dei miei ministri vuole uscire dallʼeuro"

Conte agli imprenditori: "Non siamo banda di scriteriati, non vogliamo nazionalizzazioni"

"Non siamo per le nazionalizzazioni e privatizzazioni ma per una gestione efficiente delle risorse pubbliche". A chiarirlo è il premier, Giuseppe Conte, tornando a parlare del crollo del ponte Morandi a Genova e della revoca della concessione. "A volte - ha spiegato - sarà necessario affidarsi ai privati. Sappiamo cos'è il rischio di impresa e lo sconteremo, ma sappiamo anche cosa significa depredare le risorse pubbliche e non lo consentiremo più".

"Non siamo un gruppo di scriteriati" - "Siamo molto coesi, leggo di fibrillazioni, discussioni. Se poteste assistere nei numerosi incontri fra i ministri vi annoiereste". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al Forum di Cernobbio. Fra i ministri "c'è un franco dialogo, non grandi discussioni. Siamo tutte persone ragionevoli, non una banda di scriteriati, e abbiamo una prospettiva quinquennale di operosità".

"Ho parlato con Savona, mai detto di uscire dall'euro" - "E' stato detto che volevamo uscire dall'Europa e dall'euro. Vi svelo un aneddoto: dal primo incarico ho incontrato in via riservata il ministro Savona, volevo conoscerlo. Siamo stati un paio d'ore una sera tardi a confrontarci. Vi posso assicurare che non abbiamo mai valutato l'uscita dall'euro e il distacco dall'Europa. Aggiungo che in tutte le discussioni avute con i leader delle due forze che sostengono il governo non abbiamo mai parlato di uscita da Europa e euro".

Conte accenna alla pace fiscale - Il Presidente del Consiglio nel dibattito a porte chiuse al Forum Ambrosetti non avrebbe mai fatto riferimento a possibili "condoni". E' quanto precisano fonti della maggioranza di governo spiegando che il riferimento fatto dal premier sarebbe stato invece relativo al "concetto di pace fiscale". Conte avrebbe sostenuto nel dibattito che la "fiscalità va riformata" e che "quando si riforma e si riducono le tasse bisogna dare ai cittadini la possibilità di ripartire da una nuova situazione, di ripartire da zero" salvo "ovviamente che quando si dovesse nuovamente sbagliare le pene sarebbero inasprite". Conte si sarebbe rivolto alla platea proprio per chiarire che se qualcuno chiama questo "condono, sbaglia perché ci si riferisce solo alla pace fiscale".

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