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Caso Chico Forti, Fraccaro: "L'Italia chiederà la grazia"

Il nostro connazionale, condannato allʼergastolo nel 2000 da un tribunale della Florida con lʼaccusa di omicidio premeditato, ha voluto ringraziare anche il ministro degli Esteri Di Maio per il suo impegno

L'intenzione del governo è quella di "non abbandonare nessuna delle strade possibili" e "tenere aperte tutte le tre strade" percorribili: oltre alla grazia, quella della "revisione del processo, più lunga e incerta", e la possibilità di "cercare di far tornare qui Chico Forti anche se da detenuto". Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, sulla vicenda del connazionale arrestato negli Usa nel 1998.

Forti fu condannato all'ergastolo nel 2000 da un tribunale della Florida con l'accusa di omicidio premeditato. Sul suo caso, ha spiegato Fraccaro, "il problema è innanzitutto la tenuta psicologica, perché dopo 20 anni l'ennesima promessa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. Non dobbiamo illudere nessuno, ma nemmeno far sentire meno la nostra vicinanza".

 

Forti: "Grazie a Di Maio per il suo impegno" Lo stesso Forti ha poi voluto ringraziare  la Farnesina. "Onorevole Di Maio, anzi Luigi, visto che già ti considero un amico, tu hai già diritto di richiedere la commutazione di sentenza perché l'Italia è a credito. Abbiamo rilasciato vari cittadini americani inclusi in Italia con sentenze equiparate alla mia. Richieste esaudite in tempi ristretti (...). Perché io non posso ricevere lo stesso trattamento? Ho passato vent'anni in catene per un delitto che non ho commesso".

Caso Chico Forti, i numeri degli italiani detenuti allʼestero

L'appello "Questo mio è un messaggio di rabbia, così vent'anni mi hanno trasformato", ha proseguito Forti sottolineando che "ciò che voglio è tornare in Italia, vivere il resto della mia vita da libero cittadino. Terminare i miei giorni in una prigione" è una cosa che "non va, perché io non sto chiedendo misericordia". "Non sono né presuntuoso né ipocrita, ma ciò che chiedo è giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani".

 

"E' rincuorante sapere che state collaborando per la mia causa uniti, indipendentemente dalle ideologie politiche - ha dichiarato Forti - . Senza il vostro intervento terminerò i miei giorni in un sacco nero, senza lapide", e "io accetterò la deportazione e il veto a rientrare negli Stati Uniti. Lo accetterò perché non ho altra scelta. Sono agli sgoccioli di una riserva che ritenevo inesauribile. Sono stanco". 

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