FITNESS IN UFFICIO

Exercise snacks: pochi minuti di movimento possono spezzare gli effetti della vita sedentaria?

Brevi dosi di movimento durante la giornata possono aiutare a contrastare gli effetti della sedentarietà

di Silvia Trevaini
20 Ott 2026 - 15:30
© Istockphoto

© Istockphoto

Otto ore alla scrivania, spostamenti in auto o sui mezzi pubblici, riunioni davanti allo schermo e, alla fine della giornata, magari un’ora di palestra. Ma fare sport regolarmente è sufficiente quando trascorriamo gran parte del resto del tempo seduti? La ricerca sta spostando l’attenzione proprio su questo aspetto: per la salute potrebbe contare non soltanto quanto ci alleniamo, ma anche come distribuiamo il movimento nell’arco della giornata. Da qui nasce l’interesse per gli exercise snacks, letteralmente “spuntini di esercizio”: brevi dosi di movimento inserite tra un impegno e l’altro. Una camminata veloce, qualche rampa di scale o semplici esercizi possono interrompere lunghi periodi di immobilità. Gli studiosi stanno cercando di capire quanto debbano durare queste pause e con quale frequenza ripeterle per ottenere effetti misurabili su glicemia, metabolismo e salute cardiovascolare. Non un’alternativa alla palestra, dunque, ma un modo diverso di pensare il movimento quotidiano.

Essere sedentari non significa soltanto non fare sport

 Uno degli aspetti più interessanti emersi negli ultimi anni è la distinzione tra inattività fisica e comportamento sedentario. Non sono sinonimi. Possiamo andare in palestra, correre o giocare a tennis più volte alla settimana e, contemporaneamente, trascorrere molte ore della giornata seduti. È la situazione tipica di chi lavora al computer: allenamento al mattino o alla sera, ma nel mezzo lunghi periodi quasi completamente immobili. Il comportamento sedentario viene generalmente definito come il tempo trascorso da svegli in posizione seduta, reclinata o sdraiata con un dispendio energetico molto basso. La domanda della ricerca è quindi cambiata: oltre a chiederci “quanto esercizio facciamo?”, diventa importante capire “per quanto tempo rimaniamo seduti senza interruzioni?”.

Cosa sono gli exercise snacks

 Il nome è intuitivo: come uno snack alimentare è una piccola porzione consumata tra i pasti, un exercise snack è una breve dose di movimento distribuita durante la giornata. Non significa necessariamente indossare scarpe da ginnastica e iniziare un mini allenamento HIIT accanto alla scrivania. Può significare alzarsi e camminare a passo sostenuto per qualche minuto, salire alcune rampe di scale oppure eseguire semplici movimenti che coinvolgano i grandi gruppi muscolari. Nella letteratura scientifica si parla anche di activity breaks, brevi interruzioni della posizione seduta attraverso attività fisica di intensità variabile. I due concetti non sono perfettamente sovrapponibili, ma condividono una stessa filosofia: spezzare l’immobilità prolungata.

Perché al metabolismo interessa se ci alziamo dalla sedia

 Il punto non è semplicemente consumare qualche caloria in più. Quando rimaniamo seduti a lungo, l’attività dei grandi gruppi muscolari degli arti inferiori si riduce drasticamente. Appena iniziamo a camminare o a eseguire contrazioni muscolari, cambia anche la richiesta energetica del muscolo. Il tessuto muscolare rappresenta uno dei principali distretti coinvolti nella gestione del glucosio. La contrazione muscolare può favorirne l’utilizzo attraverso meccanismi che non dipendono esclusivamente dall’insulina. È uno dei motivi per cui gli scienziati stanno studiando l’effetto delle pause attive soprattutto sulla glicemia post-prandiale, sull’insulina e sul metabolismo lipidico. Non occorre quindi necessariamente un allenamento estenuante per provocare una risposta fisiologica: anche interrompere una lunga fase sedentaria può modificare temporaneamente ciò che sta accadendo metabolicamente nell’organismo.

Conta anche ogni quanto ci muoviamo

 Una recente revisione sistematica con meta-analisi ha riunito 144 studi randomizzati, per un totale di 2.216 partecipanti, per comprendere quali caratteristiche delle interruzioni della sedentarietà possano influenzare maggiormente diversi indicatori cardiometabolici. Ed emerge un dettaglio particolarmente interessante: non sembra esistere una pausa attiva ideale per qualsiasi obiettivo. La frequenza delle interruzioni sembra avere particolare importanza per la risposta del glucosio, mentre durata e intensità possono assumere un peso differente quando si considerano altri parametri metabolici, tra cui i trigliceridi. Sono stati studiati anche effetti su insulina e pressione arteriosa. In altre parole, la ricerca sta iniziando a chiedersi non soltanto se sia utile alzarsi dalla sedia, ma quanto spesso, per quanto tempo e con quale intensità.

Ogni quanto dovremmo alzarci?

 È probabilmente la domanda che tutti vorrebbero trasformare in un numero: ogni 30 minuti? Ogni ora? Bastano due minuti? Le evidenze disponibili non consentono di stabilire una formula universale valida per ogni persona e per qualsiasi risultato di salute. I protocolli utilizzati negli studi sono diversi per durata, frequenza e intensità delle pause. Per questo sarebbe prematuro trasformare gli exercise snacks in una prescrizione rigida. Il principio pratico è più semplice: evitare, quando possibile, che molte ore trascorse seduti diventino un unico blocco continuo di immobilità. La palestra può cancellare una giornata alla scrivania? Qui nasce uno degli equivoci più interessanti. Fare attività fisica regolarmente rimane fondamentale. Le brevi pause di movimento non devono diventare un alibi per eliminare l’esercizio strutturato. Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli adulti indicano almeno 150-300 minuti settimanali di attività aerobica moderata oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, o una combinazione equivalente, associando attività di rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana. Ma le stesse linee guida invitano anche a limitare il tempo trascorso in comportamento sedentario. È quindi più corretto immaginare le due strategie come complementari: allenarsi e, contemporaneamente, cercare di rendere meno sedentario il resto della giornata.

Dalla scrivania alla “movement routine”

 Gli exercise snacks diventano interessanti soprattutto perché non richiedono necessariamente attrezzature né un ambiente sportivo. Una telefonata può diventare l’occasione per camminare. Le scale possono sostituire l’ascensore. Una pausa tra due riunioni può essere utilizzata per percorrere velocemente il corridoio o eseguire alcuni movimenti come squat alla sedia, sollevamenti sui polpacci o ripetute alzate dalla seduta. La quantità e l’intensità devono naturalmente essere adattate alle condizioni individuali, soprattutto in presenza di patologie cardiovascolari, problemi articolari, limitazioni motorie o altre condizioni cliniche. L’obiettivo non è trasformare l’ufficio in una palestra, ma introdurre un concetto diverso di attività fisica: il movimento può essere distribuito nella quotidianità invece di essere confinato esclusivamente nell’ora dedicata allo sport.

La nuova frontiera è come ci muoviamo nelle 24 ore

 È probabilmente questo il cambiamento culturale più interessante. Per molto tempo abbiamo valutato l’attività fisica contando allenamenti, chilometri percorsi, calorie consumate o minuti settimanali. La ricerca contemporanea sta invece osservando sempre più l’intera giornata: attività fisica, sedentarietà e sonno compongono insieme le 24 ore. Un’ora di sport continua a essere preziosa, ma anche ciò che facciamo nelle altre ore merita attenzione. E forse è proprio questo il messaggio più utile degli exercise snacks: per prenderci cura della salute non dobbiamo necessariamente aspettare di avere sessanta minuti liberi, una palestra e l’abbigliamento giusto. A volte il primo cambiamento può iniziare semplicemente alzandoci più spesso dalla sedia.