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Ventʼanni fa i raid Nato su Belgrado, che oggi chiede più democrazia

Il 24 marzo 1999 cominciavano i bombardamenti dellʼAlleanza Atlantica per la guerra del Kosovo. Nella capitale serba cittadini in piazza per riforme e diritti

Vent'anni fa i raid Nato su Belgrado, che oggi chiede più democrazia

Vent'anni fa, il 24 marzo 1999, prendevano il via i bombardamenti della Nato su Belgrado nella guerra del Kosovo. E mentre a Belgrado, dove ogni sabato da novembre studenti e operai scendono in piazza per chiedere diritti e riforme, le autorità ricordano qull'evento come una "brutale aggressione militare", Pristina celebra l'anniversario della "liberazione" del Paese.

Belgrado: "Attaccati per aver contrastato attacchi terroristici kosovari" - La capitale della piccola Repubblica, mai riconosciuta da Belgrado, ha commemorato la ricorrenza con una cerimonia alla presenza del presidente Hashim Thaci e del premier Ramush Haradinaj. E il presidente serbo Aleksandr Vucic, contro il quale ancora una volta sabato migliaia di cittadini sono scesi in piazza, ha ricordato l'intervento della Nato come una serie di "crimini commessi contro il nostro popolo e i nostri figli". Gli ha fatto eco il ministro della Difesa Aleksandr Vulin dicendo che la Serbia, invece di essere premiata e lodata per la sua difesa dagli attacchi terroristici da parte dell'esercito di liberazione del Kosovo (Uck), fu attaccata e bombardata.

Kosovo: "Vent'anni fa fermato il brutale genocidio" - "Il 24 marzo 1999 - ha detto da Pristina il presidente Thaci - fu il punto di partenza per fermare il genocidio e far tornare la speranza della libertà e dell'indipendenza nel nostro Paese". L'esercito di liberazione del Kosovo a terra, ricorda il presidente, e la Nato nei cieli misero in atto una "comune lotta per la pace costringendo il regime di Slobodan Milosevic alla capitolazione".

La campagna aerea dell'Alleanza atlantica, ha aggiunto Haradinaj, "pose fine alla tragedia del popolo in Kosovo". I bombardamenti della Nato continuarono per 78 giorni e il Kosovo proclamò l'indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008.

E a Belgrado cresce la protesta - In questi giorni di commemorazione, nella vicina Belgrado le piazze continuano a riempirsi, come ogni sabato da novembre, esattamente come a Parigi, di cittadini che protestano contro il presidente Aleksandr Vucic per chiedere diritti e riforme in un Paese in cui ogni anno circa 30mila giovani laureati e diplomati emigrano in cerca di un futuro migliore. A Belgrado i dimostranti, dopo aver osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime dei bombardamenti, sono tornati a chiedere le dimissioni dell'intera dirigenza del Paese. La tensione e la rabbia contro la classe dirigente continua a crescere in un Paese dilaniato dalle divisioni. I capi della protesta hanno detto che, se le dimissioni non arriveranno entro il 13 aprile, quel giorno scenderà in piazza "la Serbia intera".

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