Il commento a "Diario del giorno": "Produzione non si rialzerà prima di 5-7 anni"
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"Sull'intervento Usa in Venezuela prevalgono ragioni politiche rispetto a quelle legate al petrolio". Lo ha detto a "Diario del giorno" Paolo Scaroni. A 72 ore dalla cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti, ci si interroga sugli scenari futuri. Il Venezuela ha le riserve strategiche certificate più grandi del mondo, anche se negli ultimi vent'anni, quelli della dittatura di Maduro e complici le sanzioni americane la produzione è crollata.
"In questo momento il Venezuela produce circa un milione di barili al giorno, di fronte a una produzione mondiale che supera i 100 milioni. Quindi è una piccola presenza nel mondo del petrolio - ha spiegato Scaroni -. Io mi aspetto che per molti anni, almeno 4 o 5, le quantità di petrolio estraibili in Venezuela non salgano in modo sostanziale, semplicemente perché tutta l’industria petrolifera del Venezuela necessita di grandi investimenti. Servono tempo e certezze. Bisogna che ci sia un regime che si instaura in Venezuela e che rassicuri gli investitori: gli investitori devono fare gli investimenti e poi, tra 5, 6, 7 anni, il Venezuela potrà produrre 3-4 milioni di barili di petrolio al giorno".
Secondo Scaroni dietro la scelta interventista di Trump, quindi, ci sarebbero ragioni politiche: "Gli Stati Uniti considerano il Venezuela il loro cortile di casa - ha aggiungo - in particolare Marco Rubio, che è il ministro degli Esteri degli Stati Uniti, è figlio di esuli cubani. Questa operazione a Caracas dà anche un brutto colpo a Cuba, che perde il suo grande alleato, il suo sostenitore economico, perché Cuba viveva di petrolio venezuelano. Se il Venezuela è il cortile di casa degli Stati Uniti, Cuba lo è ancora di più perché è a 150 chilometri dalle coste degli Stati Uniti e vivrà un periodo di incertezza non da poco, che vedremo nelle prossime settimane o mesi".