L’intervento nel Paese sudamericano potrebbe avere conseguenze anche sui rapporti tra Cina e Stati Uniti, oltre che rappresentare un “precedente” per un possibile intervento di Pechino contro Taiwan
L’attenzione degli analisti e degli investitori è concentrata sulle possibili ripercussioni del blitz degli Stati Uniti in Venezuela. L’operazione lampo “Operation Absolute Resolve” è durata poche ore, con decine di jet, elicotteri e forze speciali impiegate e si è conclusa con la cattura del presidente Maduro e di sua moglie. Trump ha affermato che gli Usa hanno il pieno controllo del Venezuela e ha promesso “piano accesso” alle ricchissime riserve petrolifere del Paese alle società americane.
LE CONSEGUENZE SUL PETROLIO
Il petrolio è al centro della maggior parte dei commenti degli esperti che, in queste ore, stanno seguendo la vicenda. Secondo il team di ricerca sulle materie prime di Goldman Sachs, i rischi per i prezzi del petrolio derivanti dai disordini in Venezuela sono ancora poco chiari e modesti e dipenderanno dall’evoluzione politica. Sul breve termina, la produzione di petrolio venezuelano potrebbe aumentare leggermente anche in uno scenario con un governo sostenuto dagli Stati Uniti e un alleggerimento totale delle sanzioni. Sempre secondo Goldman Sachs, le interruzioni delle consegne di petrolio venezuelano potrebbero persistere e/o intensificarsi nel breve termine, ad esempio se il gabinetto di Nicolas Maduro affermasse il proprio controllo.
SCARSA PRODUZIONE DEL VENEZUELA
Pochi dubbi per Norbert Rücker di Julius Baer, secondo il quale le tensioni in Venezuela rappresentano un rischio minimo per l'offerta a breve termine ed è improbabile che sostengano "un significativo rimbalzo del prezzo del petrolio" nel breve termine. Questo perché, come fa notare anche Yassin Yusof, responsabile della ricerca di Imran, il Venezuela ha attualmente una bassa produzione di petrolio a causa delle sanzioni e l'ammodernamento delle infrastrutture petrolifere richiederà probabilmente anni. Yusof vede prezzi bassi nel 2026 e stima il Brent tra i 55 e i 60 dollari al barile.
IMPATTI POSITIVI PER GLI ASSET USA?
Kathleen Brooks di XTB allarga l’analisi anche alle possibili conseguenze sugli asset statunitensi, che secondo l’esperta potrebbero essere positive nel lungo periodo con una spinta importante per l’economia Usa, il dollaro e gli indici azionari. Analisi condivisa, per quanto riguarda il biglietto verde, anche da Chris Turner di ING, che ricorda le caratteristiche di bene rifugio del dollaro in periodi di incertezza geopolitica. “Tuttavia, se gli Stati Uniti vengono trascinati in una serie di operazioni disordinate in Venezuela, gli investitori potrebbero preoccuparsi delle implicazioni fiscali, che potrebbero pesare sul dollaro”, ammonisce Turner. Almeno sul breve termine, Tim Ritschar di Activtrades vede la possibilità di un rallentamento negli acquisti di asset rischiosi come azioni e obbligazioni societarie alla luce della crescente incertezza politica.
I RAPPORTI TRA CINA E USA
L’attacca americano in Venezuela ha provocato la reazione diplomatica della Cina, super potenza rivale degli Usa. Pechino ha definito “illegittimo” il blitz americano e ha chiesto l’immediato rilascio di Maduro, e secondo BMI l’intervento americano in Venezuela potrebbe essere usato come giustificazione per un'ipotetica futura mossa della Cina continentale contro la leadership di Taiwan. Inoltre, la Cina acquista circa 600.000-700.000 barili di petrolio al giorno dal Venezuela, pari circa al 4% delle importazioni cinesi di petrolio. “Sebbene il flusso non sia significativo, le importazioni di petrolio rimangono una vulnerabilità strategica per l'economia di Pechino – spiega BMI in una nota – e una maggiore influenza degli Stati Uniti in Venezuela e in Medio Oriente potrebbe essere percepita come un rischio a lungo termine per l'approvvigionamento petrolifero cinese”.