Le immagini delle esplosioni a Caracas
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La presidente Rodriguez ha ordinato all'esercito di occupare le strutture petrolifere ed energetiche del Paese. La Cina avverte Trump: "Rispetti la sovranità"
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A quattro giorni dalla cattura di Nicolas Maduro, l'operazione militare americana è ancora bersaglio di aspre critiche. La Cina, acquirente della quasi totalità del greggio venezuelano, ha invitato gli Usa a rispettare l'indipendenza del Paese e la sua "sovranità permanente sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche". Intanto Caracas ha ordinato l'arresto di chiunque sostenga il blitz statunitense.
Le autorità venezuelane hanno ordinato alla polizia di "cercare e catturare immediatamente" chiunque sostenga "l'attacco armato degli Stati Uniti" di sabato 3 gennaio. Lo scrive il New York Times, citando un'ordinanza di emergenza di 90 giorni già annunciato dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez, ex braccio destro del presidente deposto Nicolas Maduro. Non è chiaro se il documento sia stato già convertito in legge, perché ancora non compare sul sito della Gazzetta Ufficiale, ma ha già iniziato a circolare tra i media locali. Il documento, tra l'altro, porterebbe la firma di Maduro, pur citando la sua cattura da parte delle forze americane.
Il provvedimento impone il dispiegamento delle forze armate in tutto il Paese e lungo i confini, ordinando ai militari di assumere temporaneamente il controllo dell'industria petrolifera e di altri servizi pubblici, comprese le infrastrutture strategiche. Niente di nuovo, secondo un esperto venezuelano che ha parlato con il giornale americano. Di grande interesse, invece, sarebbe il quinto articolo: quello che consente alle forze di polizia nazionali, statali e municipali di arrestare chiunque sia sospettato di aver promosso o di aver partecipato all'attacco americano. Il documento riconosce a Rodriguez anche il potere di limitare l'ingresso in Venezuela, chiudere le frontiere e sospendere il diritto dei cittadini di riunirsi, protestare e muoversi liberamente. Secondo il Washington Post, nella giornata di lunedì sono stati arrestati 14 giornalisti di diverse testate. Sono stati poi rilasciati qualche ora dopo, non prima di un'ispezione approfondita dei loro device elettronici.
Il Venezuela è "uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche". E la crescente pressione americana sul Paese, in nome della divisione delle sfere di influenza e della Dottrina Monroe, "non porterà pace". Sono questi alcuni punti fermi che la Cina, come nei giorni passati ha fatto la Russia, ha voluto ribadire per mettere in guardia gli Stati Uniti. Nelle scorse ore, infatti, Donald Trump ha annunciato che gli Usa prevedono di ottenere circa 50 milioni di barili di petrolio da Caracas, che per anni aveva negato a Washington il suo greggio. L'oro nero potrebbe dunque essere diviso tra Stati Uniti e Cina, che evidentemente mal digerisce il ritorno del diretto rivale nel mercato venezuelano: "Le richieste americane violano il diritto internazionale, ledono la sovranità e minacciano i diritti del popolo venezuelano", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning.
La possibile riapertura del mercato venezuelano agli Stati Uniti sarebbe un brutto colpo per Pechino, che fino a tre giorni fa era destinatario del 90% del greggio prodotto nel Paese sudamericano. Per questo, il ministero degli Esteri ha voluto rimarcare la differenza tra la sua partnership con Caracas e quella che si verrebbe a creare con Washington: "La cooperazione tra Cina e Venezuela è condotta tra due Stati sovrani ed è protetta dal diritto internazionale e dalle leggi pertinenti. Per questo, i diritti e gli interessi legittimi della Cina in Venezuela devono essere salvaguardati. L'uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro il Venezuela e la richiesta al Paese di disporre delle sue risorse petrolifere in base al principio "America First" costituiscono un tipico atto di prepotenza, violano gravemente il diritto internazionale, ledono seriamente la sovranità del Venezuela e del suo popolo", ha poi aggiunto in merito alle voci secondo cui Trump avrebbe intimato alla nuova presidente Delcy Rodriguez di tagliare tutti i fili con Cina, Russia, Iran e Cuba.
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L'amministrazione Trump sta facendo pressione sul governo ad interim del Venezuela affinché cacci dal Paese tutti i presunti agenti segreti e 007 provenienti da Cina, Russia, Cuba e Iran. Lo ha dichiarato un funzionario statunitense alla testata americana Axios. La misura non si rivolgerebbe al personale diplomatico ordinario. Il presidente Trump ha ribadito più volte che la mancata ottemperanza ai diktat americani da parte di Delcy Rodriguez potrebbe innescare una seconda operazione militare nel Paese.