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Venezuela, Maduro davanti al giudice: "Sono io il presidente, sono innocente"
Il segretario Usa alla Difesa Hegseth: "Per la cattura del leader venezuelano impiegati 200 militari delle forze speciali"
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Nicolas Maduro con la moglie in tribunale a New York per rispondere alle accuse di narcoterrorismo. Il presidente venezuelano deposto parla in spagnolo e si proclama innocente: "Sono un prigioniero di guerra". A presiedere il processo Alvin Hellerstein, giudice ebreo ortodosso di 92 anni. Mentre Maduro sarà rappresentato da Barry Pollack, il legale di Julian Assange. Intanto la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, cerca toni distensivi con gli Usa, invitando Trump a "lavorare insieme" e invocando un rapporto rispettoso tra i due Paesi. Attenzione anche al caso di Alberto Trentini: il ministro degli Esteri Tajani assicura che l'Italia sta tentando "il possibile e l'impossibile" per la liberazione.
La leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado ha dichiarato di voler tornare in patria "il prima possibile" e ha attaccato duramente la presidente ad interim Delcy Rodriguez.
Per l'operazione che all'alba di sabato ha portato alla cattura a Caracas di Nicolas Maduro e di sua moglie sono stati impiegati quasi 200 militari delle forze speciali. Lo ha rivelato il segretario Usa alla Difesa Pete Hegseth, parlando durante una visita in Virginia. Il Pentagono aveva precedentemente affermato che 150 aerei erano stati impiegati nell'operazione, ma non aveva rivelato il numero di soldati di terra coinvolti.
Gli Stati Uniti si stanno preparando all'eventualità che il presidente Donald Trump decida di riaprire l'ambasciata statunitense a Caracas, dopo che ha detto di valutare questa ipotesi. Lo riportano alcuni media Usa.
Il governo venezuelano della presidente ad interim Delcy Rodríguez ha promulgato oggi il decreto che sancisce lo stato di eccezione in tutto il Paese nel contesto di quella che viene definita come una "aggressione esterna" degli Stati Uniti. L'articolo 5 del decreto ordina a tutte le forze di sicurezza "la ricerca immediata e la cattura di qualsiasi persona coinvolta nel sostegno o la promozione dell'attacco armato degli Stati Uniti contro il Paese".
"Sono un prigioniero di guerra". Lo ha detto Nicolas Maduro in spagnolo lasciando l'aula di tribunale, dove aveva i piedi incatenati e indossava una camicia blu a maniche corte sopra una tuta arancione da detenuto. Lo riportano i media americani.
Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha "problemi di salute" che richiedono particolare attenzione medica, mentre sua moglie Cilia Flores ha subito "lesioni significative durante il suo rapimento". Ad affermarlo sono gli avvocati del presidente venezuelano e della First Lady, rispettivamente Barry Pollack e Mark Donnelly, parlando con il giudice nel corso della prima udienza nel tribunale di New York.
La prossima udienza sul processo nei confronti del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores si terrà il 17 marzo a New York alle ore 17 italiane. Lo riferiscono i media statunitensi citando la il giudice del tribunale di New York, il 92enne Alvin K. Hellerstein.
Gli avvocati di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, hanno dichiarato che i loro clienti non chiederanno la libertà su cauzione in questo momento. Gli avvocati hanno aggiunto che presenteranno la richiesta in un secondo momento.
Anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, si è dichiarata non colpevole delle accuse di cospirazione per traffico di droga. Dopo la dichiarazione del marito, Flores si è presentata come la "first lady della Repubblica del Venezuela" e, dopo aver reso la sua dichiarazione, ha affermato di essere "non colpevole, completamente innocente".
Nicolas Maduro si identifica al giudice Alvin Hellerstein in spagnolo: conferma di essere Maduro e di essere il presidente del Venezuela. Poi aggiunge di trovarsi in aula "rapito. Sono stato catturato nella mia casa a Caracas". Lo riportano i media americani. "Sono innocente, non sono colpevole", ha aggiunto, dichiarandosi non colpevole delle accuse a suo carico.
"Non c'è, né può esserci, alcuna giustificazione per i crimini perpetrati con cinismo dagli Usa in Venezuela". Lo ha affermato l'ambasciatore russo all'Onu, Vassily Nebenzia, al Consiglio di sicurezza. "Condanniamo fermamente l'atto di aggressione armata degli Stati Uniti, in violazione di tutte le norme del diritto internazionale. Chiediamo alla leadership americana di rilasciare immediatamente il presidente legittimamente eletto di uno Stato indipendente, Nicolas Maduro, e sua moglie. Qualsiasi conflitto esistente tra Stati Uniti e il Venezuela deve essere risolto attraverso il dialogo".
La Camera costituzionale della Corte Suprema venezuelana ha assegnato a Delcy Rodriguez, ormai ex braccio destro di Nicolas Maduro, un mandato presidenziale iniziale di 90 giorni. Si tratta di un passaggio dovuto e stabilito dall'articolo 234 della Costituzione. Allo scadere dei tre mesi, il mandato potrà essere prorogato di altri tre mesi previa approvazione dall'Assemblea nazionale. Al termine della proroga, se Maduro non sarà rientrato, il Parlamento dovrebbe dichiarata "vacanza assoluta" imponendo un ritorno alle urne entro 30 giorni. Per il momento, però, la Corte Suprema ha preferito non esprimersi a riguardo riferendosi all'arresto di Maduro come "assenza forzata", non sufficiente per andare al voto: "L'obiettivo è garantire la continuità amministrativa dello Stato e la difesa della Nazione". Anche perché la Costituzione venezuelana riconosce come "assenze assolute" solo la morte del presidente, le sue dimissioni, la sua rimozione con sentenza della Corte Suprema, l'incapacità fisica o mentale permanente, l'abbandono dell'incarico dichiarato dall'Assemblea nazionale o la revoca popolare del mandato.
"Noi venezuelani ringraziamo il presidente americano Donald Trump e la sua amministrazione per la loro fermezza e determinazione nel far rispettare la legge", lo ha scritto in un post su X Maria Corina Machado, leader dell'opposizione a Nicolas Maduro e premio Nobel per la pace. "Il Venezuela sarà il principale alleato degli Stati Uniti in materia di sicurezza, energia, democrazia e diritti umani. Il coraggioso popolo venezuelano è sceso in piazza in 30 Paesi e 130 città in tutto il mondo per celebrare un passo straordinario che segna l'inevitabilità e l'imminenza della transizione in Venezuela. La libertà per il Venezuela è vicina e presto festeggeremo nella nostra patria. Grideremo, pregheremo e ci abbracceremo come famiglie, perché i nostri figli torneranno a casa".
Quando mancano ancora due ore alla prima comparsa in tribunale di Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores, decine di persone si sono radunate davanti al palazzo di giustizia di Lower Manhattan. Con cartelloni e slogan, i manifestanti protestano contro l'operazione militare americana : "Stati Uniti, giù le mani dal Venezuela" e "Stati Uniti fuori dall'America Latina". Di fronte a loro si sono riuniti manifestanti che invece sostengono il processo a Maduro, molti di loro espongono bandiere del Venezuela. La polizia è intervenuta separando i due gruppi con barricate metalliche.
Durante il blitz in cui sono stati catturati il presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie, l'esercito americano avrebbe preso di mira diverse infrastrutture per il trasporto del gas di Caracas. Lo ha riferito all'agenzia di stampa russa Ria Novosti una fonte del governo di Caracas: "Gli Usa hanno colpito diversi gasdotti. Le esplosioni ancora continuano". Al momento, non ci sono conferme ufficiali da parte delle autorita' statunitensi o venezuelane.
Nella sua prima apparizione in tribunale, attesa alle 18 ora italiana, Nicolas Maduro sarà rappresentato da un avvocato d'ufficio. Secondo quanto riporta il New York Times, si tratta di David Wikstrom, avvocato penalista di lunga data. Wikstrom in passato ha rappresentato il fratello di Juan Orlando Hernández, l'ex presidente dell'Honduras condannato con accuse simili a quelle di Maduro, e poi graziato da Trump. È probabile, però, che il giudice conceda al leader deposto del Venezuela fra i 30 e i 45 giorni per individuare un suo legale di fiducia per il processo.
Nicolas Maduro è arrivato in tribunale a New York, dove è stato trasferito dal carcere di Brooklyn. Per lo spostamento sono state attivate rigide misure di sicurezza intorno al tribunale di Manhattan. Il corteo di auto con a bordo Maduro ha lasciato il carcere di Brooklyn intorno alle 7.15 del mattino ora locale, le 13.15 circa ora italiana, e i veicoli si sono diretti verso un campo sportivo nelle vicinanze, dove li attendeva un elicottero. Le riprese televisive dall'alto hanno mostrato Maduro mentre scendeva da un suv e si dirigeva lentamente verso l'elicottero sotto la scorta di guardie armate. Dopo un breve volo, l'elicottero è atterrato in un eliporto di Manhattan, vicino al tribunale. Dal velivolo è sceso zoppicando leggermente. Il viaggio da Lower Manhattan al tribunale è poi stato rapido e il veicolo con a bordo Maduro è entrato in un garage della Corte intorno alle 7.40 del mattino ora locale. Maduro e la moglie Cilia Flores sono attesi davanti a un giudice a mezzogiorno ora locale, le 18 in Italia.
Il governo tedesco ha abbracciato la posizione espressa pubblicamente dall'Unione europea, intimando a Donald Trump di attenersi al dettato del diritto internazionale. "'I confini non devono essere spostati con la forza, i territori non devono essere annessi con la violenza e il diritto internazionale deve essere rispettato'', ha dichiarato il vice portavoce della Cancelleria tedesca, Sebastian Hille. Il governo tedesco ''è stato chiaro su questo punto con gli Usa'' ed rimane ''in stretto contatto con la Danimarca e altri partner europei su queste questioni''.
Keir Starmer ha ribadito il sostegno di Londra alla Danimarca in merito alla sovranità della Groenlandia. Il premier britannico, ai microfroni Sky News, ha manifestato oggi una rara presa di distanza esplicita dal presidente americano: "Io sono dalla parte della premier danese Mette Frederiksen, ha ragione sul futuro della Groenlandia".
Per l’Unione europea le parole di Donald Trump sulla Groenlandia sono semplicemente "già sentite", lo ha detto una portavoce della Commissione Ue. "Continuiamo a difendere i principi della sovranità e dell'integrità territoriale, come previsto dalla Carta dell'Onu. Si tratta di principi universali, e non smetteremo di difenderli, a maggior ragione se l'integrità territoriale di uno Stato membro dell'Unione europea è in gioco. Allo stesso tempo continuiamo a esprimere solidarietà alla Groenlandia e alla Danimarca, ci aspettiamo che tutti i nostri partner rispettino la sovranità e l'integrità territoriale e rispettino gli impegni internazionali". La portavoce ha poi aggiunto che rimane intatta l'alleanza tra Stati Uniti e Danimarca "attraverso la Nato". Un punto che segna una "grande differenza" rispetto alle tensioni che hanno diviso Washington dal Venezuela.
"Trump ne ha fatte molte di dichiarazioni sulla Groenlandia, vediamo quali saranno le intenzioni reali". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Rtl 102.5. "L'Unione Europea deve naturalmente prendere la propria posizione e garantire comunque l'indipendenza di un territorio che fa parte della corona danese".
"Adesso basta. Basta pressioni. Basta insinuazioni. Basta fantasie di annessione". È lo sfogo che il premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha affidato a un messaggio su Facebook. "Siamo stati amici intimi e leali degli Stati Uniti per generazioni. Abbiamo affrontato insieme momenti difficili. Per questo, la retorica ripetitiva degli Stati Uniti è del tutto inaccettabile", si legge. "Il nostro Paese non è un oggetto nella retorica delle grandi potenze. Siamo un popolo. Un Paese. Una democrazia. Questo deve essere rispettato. Siamo pienamente consapevoli della posizione strategica del nostro Paese. Siamo anche consapevoli che la nostra sicurezza dipende da buoni amici e alleanze forti. Ma le alleanze si basano sulla fiducia e la fiducia richiede rispetto. Minacce, pressioni e discorsi di annessione non hanno posto tra amici". Il premier ha poi fatto un passo verso Washington: "Siamo aperti al dialogo. Ma deve avvenire attraverso i canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale. E i canali appropriati non sono post casuali e irrispettosi sui social media".
"Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare". Così su X il presidente colombiano Gustavo Petro risponde alle minacce di da Donald Trump. Gustavo Petro, in una serie di post online nelle ultime ore, ha affermato che avrebbe "verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale". Petro ha aggiunto che "risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump"
Durante la sua prima riunione di gabinetto, la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez ha annunciato misure urgenti per affrontare la crisi nel suo Paese, tra cui l'istituzione di una commissione di alto livello incaricata di garantire il rilascio di Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, catturati dagli Usa e ora sottoposti a gravi accuse presso i tribunali americani. Secondo l'emittente statale Vtv, la commissione sarà composta dal presidente dell'Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, dal ministro degli Affari esteri Yvan Gil, dal ministro delle Comunicazioni Freddy Náñez e dalla viceministra per la Comunicazione internazionale Camilla Fabri. Le richieste di scarcerazione di Maduro e Flores sono al centro del dibattito ufficiale dopo il cambio di leadership forzato seguito all'azione militare degli Usa.
L'Italia sta lavorando per la liberazione del cooperante Alberto Trentini e degli altri italiani prigionieri in Venezuela in queste ore difficili dopo l'intervento Usa e la cattura del presidente Nicolas Maduro, sperando che con la presidente ad interim Delmy Rodriguez sia più facile il dialogo. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Per quanto ci riguarda, visto che l'Italia è una delle più grandi comunità di connazionali all'estero, dobbiamo lavorare affinché sia garantita la sicurezza dei nostri connazionali, cosa che sta accadendo, ma dobbiamo anche lavorare per la liberazione dei prigionieri politici italiani, per liberare anche Trentini che è l'ultimo degli italiani arrestati", ha detto il ministro.
"Le cose vanno nettamente tenute distinte, il narcotraffico è un fatto particolare e riguarda quella parte dell'America Latina, dal Venezuela alla Colombia, dove ci sono terroristi che si armano grazie al narcotraffico". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alla domanda se l'intervento militare americano in Venezuela potesse dar vita a una escalation anche su altri scenari internazionali, come la Cina su Taiwan. "Riteniamo - ha aggiunto il vicepremier - che gli interventi militari non siano idonei a risolvere le questioni ma è legittimo l'intervento Usa in Venezuela vista la minaccia che loro intravedevano, e questo emergerà nel processo a Maduro visto anche il supertestimone dei servizi venezuelani". "Il narcotraffico - ha detto ancora - è anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Da questo punto di vista per tutelare la propria sicurezza l'intervento è legittimo. Ora si lavori per una transizione democratica, per lo stato di diritto. Sono stati pochi quelli in questi anni che hanno denunciato la dittatura di Maduro. Noi l'abbiamo sempre fatto. Altri hanno sottovalutato il regime di Maduro, oggi il Venezuela è più libero".
"Sulla Groenlandia vediamo quali saranno le intenzioni reali" di Donald Trump, ma "l'Ue deve prendere la propria posizione e garantire l'indipendenza di un territorio che fa parte della Corona danese". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. In generale, rispetto alla necessità nei mutati scenari internazionali di procedere con la difesa comune europea, Tajani s'è detto convinto della necessità di "rafforzare la sicurezza europea. Era il sogno di De Gasperi e di Berlusconi. Ora si stanno compiendo dei passi in avanti per un maggior coordinamento ma io penso che serva una difesa europea, qualcosa di più di un coordinamento. Va rafforzata la sicurezza che va oltre la difesa, come quella cibernetica".
Dopo la cattura di Maduro da parte delle forze statunitensi e al suo trasferimento in una prigione federale di New York, suo figlio, il deputato Nicolas Maduro Guerra, ha pubblicato un messaggio in cui parla di "tradimenti" all'interno della cerchia ristretta del potere e ha invitato i sostenitori del chavismo a proseguire le mobilitazioni nelle strade del Venezuela. "La storia dirà chi sono stati i traditori, la storia lo rivelerà", ha dichiarato in una registrazione audio pubblicata sui social. "Ci vedrete per le strade, ci vedrete al fianco del popolo, ci vedrete innalzare la bandiera della dignità", ha aggiunto il politico 35enne, che figura tra le persone segnalate dagli Usa in casi legati al traffico di droga. Al momento non si sa dove si trovi Nicolasito, come è anche conosciuto il figlio di Maduro. Nessun portavoce chavista ha riferito dove si trovi, o se disponga di personale di sicurezza o di protezione. Non ci sono state inoltre segnalazioni della sua presenza pubblica dalla notte dell'operazione che ha portato alla cattura di Maduro, né della sua partecipazione alle manifestazioni di sostegno al chavismo tenutesi a Caracas.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha respinto le parole del suo omologo americano Donald Trump, che lo aveva avvertito di "guardarsi le spalle" dopo l'operazione militare a Caracas con la quale è stato catturato Nicolas Maduro. "La sua punizione è quella di accusarmi falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina", ha scritto Petro su X, in un messaggio in cui afferma di non essere mai stato menzionato in alcuna indagine giudiziaria relativa al narcotraffico. Petro è stato uno dei primi leader della regione a parlare dopo l'operazione a Caracas. Il presidente progressista colombiano ha dichiarato che il suo governo "respinge l'aggressione alla sovranità del Venezuela e dell'America Latina" e ha chiesto pace e dialogo. "I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi in pace", ha aggiunto.
Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha dichiarato che il presidente venezuelano Nicolás Maduro si è arreso "immediatamente" alle truppe statunitensi durante la sua cattura avvenuta sabato a Caracas. "Maduro si è arreso subito, ha alzato le mani, si è arreso e ha fatto la cosa giusta", ha affermato Trump parlando con i giornalisti.
"Stiamo monitorando la situazione molto attentamente" in Iran. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, a proposito delle crescenti proteste in Iran, scatenate dalla difficile economia della Repubblica Islamica, che stanno mettendo nuova pressione sulla sua teocrazia. "Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti". La minaccia del presidente Trump, che avverte l'Iran che se Teheran "uccide violentemente manifestanti pacifici", gli Stati Uniti "verranno in loro soccorso", ha assunto un nuovo significato dopo che le truppe americane hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, alleato di lunga data di Teheran. Inoltre, stando al sito libanese Al-Akhbar che cita una fonte ufficiale di spicco, Trump e il primo ministro nemico Benjamin Netanyahu, durante il loro incontro in Florida il 29 dicembre, "hanno concordato di lanciare un attacco contro l'Iran se non si impegna a raggiungere un accordo secondo le condizioni americane, e di avviare la seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza, e di mantenere il Libano neutrale in questa fase da qualsiasi attacco diretto all'Iran".
E' salito ad almeno 80 morti il bilancio dell'operazione militare statunitense condotta sabato in Venezuela. Lo riferisce il quotidiano statunitense New York Times, che cita un alto funzionario di Caracas. In precedenza, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino aveva dichiarato che gran parte del servizio di sicurezza del presidente venezuelano Nicolas Maduro è stata uccisa durante l'operazione, senza fornire informazioni più precise. Nel frattempo, il governo cubano ha confermato che anche 32 ufficiali cubani sono stati uccisi in Venezuela nel fine settimana durante l'operazione statunitense. In una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato, L'Avana ha spiegato che il personale militare e di polizia era impegnato a Caracas in una missione su richiesta del governo venezuelano, e ha annunciato la proclamazione di una giornata di lutto nazionale. La natura esatta dell'incarico degli ufficiali cubani uccisi non è stata resa nota. Cuba e Venezuela mantengono uno stretto rapporto di alleanza, segnato negli anni anche dall'invio di personale militare e di sicurezza. Parlando ai giornalisti a bordo dell'aereo presidenziale Air Force One, Trump ha confermato a sua volta che "sono stati uccisi molti cubani. Dall'altra parte ci sono stati molti morti. Dalla nostra parte, nessuna".
"Bisogna fare qualcosa con il Messico. Il Messico deve darsi una mossa" e combattere meglio il narcotraffico. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando dall'Air Force On di ritorno a Washington dalla sua residenza di Mar-a-Lago. Trump ha affermato di aver ripetutamente offerto truppe statunitensi al Messico, ma la presidente di Paese, Claudia Sheinbaum, è "preoccupata, ha un po' paura".
L'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump informerà nella giornata di lunedì 5 gennaio un gruppo ristretto di parlamentari in merito all'operazione che ha portato alla cattura e all'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie. Il briefing classificato in merito all'operazione militare si terrà alle 17:30 a Capitol Hill (le 23:30 in Italia) e coinvolgerà i vertici della sicurezza nazionale e della politica estera statunitense. Secondo fonti informate citate dal quotidiano The Hill, parteciperanno all'incontro il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Guerra Pete Hegseth, il direttore della Central Intelligence Agency (Cia) John Ratcliffe, la procuratrice generale Pam Bondi e il capo dello Stato maggiore congiunto, generale Dan Caine. Sono stati invitati i presidenti e i membri di vertice delle commissioni Difesa e Affari esteri di Camera e Senato, oltre al cosiddetto "Gruppo degli otto", che riunisce la leadership del Congresso e i responsabili delle commissioni Intelligence.
La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodriguez ha rivolto un appello agli Stati Uniti per avviare una "agenda di cooperazione", segnando un cambio di tono rispetto alle dichiarazioni pronunciate dopo l'operazione militare statunitense culminata nella cattura del presidente Nicolas Maduro. In un messaggio diffuso sulle piattaforme sociali, Rodriguez ha affermato che Caracas è pronta a collaborare per uno sviluppo condiviso, "nel quadro del diritto internazionale", con l'obiettivo di rafforzare una "convivenza comunitaria duratura". Rodriguez ha aggiunto che il Venezuela intende "dare priorità" a relazioni internazionali "equilibrate e rispettose" con gli Stati Uniti e con i Paesi della regione. Rivolgendosi direttamente al presidente degli Stati Uniti, la vicepresidente venezuelana ha affermato: "Presidente Donald Trump: i nostri popoli e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questo è sempre stato il messaggio del presidente Nicolas Maduro ed è oggi il messaggio di tutto il Venezuela". Rodriguez ha aggiunto che "il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo, alla sovranità e a un futuro".
La Cina non accetta che i Paesi agiscano come "giudici del mondo", in merito alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Usa, rilevando che la sovranità di tutte le nazioni "deve essere protetta". E' quanto ha affermato il ministro degli Esteri Wang Yi, nell'incontro avuto a Pechino con il suo omologo pakistano Ishaq Dar, riferendosi agli "improvvisi sviluppi in Venezuela" senza menzionare direttamente gli Stati Uniti. "Non abbiamo mai creduto che un Paese potesse fungere da polizia del mondo, né accettiamo che una nazione possa affermare di essere giudice del mondo", ha osservato Wang, nel resoconto dei media statali. "La sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi dovrebbero essere pienamente protette dal diritto internazionale", ha aggiunto il capo della diplomazia di Pechino, nel suo primo intervento pubblico dopo le immagini di Maduro bendato e ammanettato.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che Washington potrebbe aumentare i dazi a carico delle merci importate dall'India, se Nuova Delhi non ridurrà gli acquisti di petrolio dalla Russia. Rivolgendosi ai giornalisti a bordo dell'aereo presidenziale Air Force One, Trump ha detto che il premier indiano Narendra Modi "è una brava persona. Sapeva che non ero contento, ed era importante rendermi contento". Rispondendo a una domanda sugli acquisti indiani di petrolio greggio russo, Trump ha avvertito: "Loro commerciano, e noi possiamo aumentare i dazi su di loro molto rapidamente". Gli Stati Uniti avevano già raddoppiato lo scorso anno i dazi sulle importazioni indiane al 50%, come ritorsione per i massicci acquisti di petrolio russo da parte di Nuova Delhi.
Dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha affermato che Washington "ora governa il Venezuela" e che non vi sarebbe motivo di porre la questione su chi detenga il potere nel Paese sudamericano. Rispondendo a domande dei giornalisti in conferenza stampa, Trump ha dichiarato: "Non chiedetemi chi è al comando, perché vi darò una risposta, e sarà molto controversa: siamo noi al comando". Ha poi affermato che le compagnie petrolifere americane sono pronte a tornare a operare in Venezuela e a investire nella ricostruzione delle infrastrutture del Paese. "Grandi investimenti delle compagnie petrolifere arriveranno in Venezuela per ripristinare le infrastrutture. Le compagnie petrolifere sono pronte ad andare. E ci andranno", ha dichiarato Trump rispondendo alle domande di giornalisti.
Il presidente americano Donald Trump ha affermato che in Venezuela devono essere ripristinati "l'ordine pubblico" e la disciplina economica prima di qualsiasi discussione sulle elezioni, in seguito all'operazione statunitense conclusasi con l'arresto del leader Nicolas Maduro. Parlando al New York Post, Trump ha liquidato le domande sul sostegno a figure dell'opposizione - tra cui la leader e Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado - affermando che attualmente nessuno di loro gode del sostegno necessario per guidare il Paese. "Non credo che abbia il sostegno del popolo di cui ha bisogno", ha detto Trump. "Tutto qui". Incalzato sulla possibilità di sostenere Machado in caso di vittoria elettorale, Trump non si è pronunciato, sostenendo che il collasso del Venezuela rende le elezioni una preoccupazione secondaria. "Dobbiamo governare il Paese come si deve", ha detto Trump. Riguardo a Machado, ha detto: "Potrebbe vincere le elezioni solo se la sostenessi. Ma mi piace molto".
Anche l'Unione europea avrebbe bisogno che Washington controlli l'isola per ragioni di sicurezza. Lo ha affermato il presidente Usa Donald Trump parlando coi giornalisti. "Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e l'Unione europea ha bisogno che la possediamo", ha affermato Trump nel corso di una conferenza stampa. Il presidente ha inoltre ribadito le sue accuse secondo cui navi cinesi e russe starebbero operando attorno all'isola danese.
Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha dichiarato di non ritenere che l'operazione militare condotta da Washington in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolas Maduro, possa compromettere i rapporti con il leader cinese Xi Jinping. Interpellato dai giornalisti sull'impatto dell'operazione sulle relazioni con Pechino, Trump ha affermato di avere "un'ottima relazione" con il presidente cinese, sottolineando che tra i due Paesi esiste un equilibrio. "Abbiamo il potere di imporre dazi, e lui ha altri poteri su di noi", ha detto.
Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha espresso fiducia nel fatto che lo Stato cubano sia vicino al collasso, giudicando improbabile la necessità di un intervento militare contro l'isola. "Cuba è pronta a cadere. Sembra pronta a cadere", ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti. Il presidente ha aggiunto di ritenere poco probabile il ricorso alla forza militare contro Cuba, sottoposta a un embargo economico statunitense dal 1962. "Penso che cadrà da sola", ha affermato.
Il presidente americano Donald Trump ha minacciato un secondo attacco al Venezuela se chi è al potere a Caracas non si comporterà come richiesto da Washington e quindi non collaborerà agli sforzi Usa per "aggiustare" il Paese. Parlando ai giornalisti a bordo dell'aereo presidenziale Air Force One, Trump ha affermato che "un secondo intervento è assolutamente possibile" dopo il primo, che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, se il governo venezuelano "non farà ciò che è giusto". Trump ha esteso l'avvertimento anche ad altri Paesi della regione, ipotizzando azioni militari contro Colombia e Messico se non ridurranno il flusso di droga verso gli Stati Uniti.
"La Colombia è governata da un uomo malato, non lo farà ancora per molto tempo": lo ha detto il presidente americano Donald Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One. "L'operazione Colombia mi sembra una buona idea", ha aggiunto.
