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Venezuela, Guaidò torna a Caracas: "Metteremo fine allʼusurpazione"

Il leader dellʼopposizione è stato accolto da migliaia di sostenitori senza essere arrestato al suo arrivo. Intanto dagli Stati Uniti arriva un messaggio chiaro al governo: "Non lo toccate o reagiremo"

Venezuela, Guaidò torna a Caracas: "Metteremo fine all'usurpazione"

Il presidente autoproclamato del Venezuela, Juan Guaidò, è tornato a Caracas accolto da un bagno di folla. Il leader dell'opposizione si è presentato a Piazza Alfredo Sadel, dove erano in migliaia ad aspettarlo, senza essere arrestato. "Presto metteremo fine all'usurpazione", ha promesso sfidando ancora una volta il regime di Nicolas Maduro. Intanto dagli Stati Uniti è arrivato un messaggio chiaro al governo: "Non toccate Guaidò o reagiremo".

Fonti del governo venezuelano, di contro, si sono limitate ad annunciare che "si stanno studiando misure appropriate" nei confronti dell'autoproclamato presidente.

Nessun problema all'arrivo - Due settimane dopo la sua uscita clandestina dal Paese, Guaidò è tornato in patria come passeggero regolarmente registrato di un volo commerciale proveniente da Panama. I diplomatici statunitensi, europei e latinoamericani, pronti a fargli da scudo, lo aspettavano nello scalo aereo. Ma non sono dovuti intervenire: il leader dell'opposizione a Maduro è uscito senza problemi, sorridente e disteso, accolto dall'applauso della folla.

"Benvenuto presidente" - Malgrado i media avessero segnalato forti misure di sicurezza nello scalo di Caracas, i funzionari dell'aeroporto non hanno fermato il leader antichavista, nonostante sia uscito dal Paese violando un divieto di espatrio decretato dal Tribunale Supremo di Giustizia. Lui stesso ha raccontato come il funzionario della sicurezza di frontiera che ha esaminato il suo passaporto gli abbia detto: "Benvenuto, presidente".

L'avvertimento degli Stati Uniti - Nelle ore precedenti il suo ritorno in Venezuela, si erano moltiplicati gli appelli e i messaggi da parte della comunità internazionale al governo Maduro perché rispettasse la libertà e l'incolumità fisica del leader dell'opposizione. Alle dichiarazioni dei Paesi del Gruppo di Lima e dell'Unione europea, si era aggiunto all'ultimo momento un messaggio del vicepresidente americano Mike Pence: "Qualsiasi minaccia, violenza o intimidazione contro di lui non sarà tollerata e avrà una risposta rapida".

"Basta con le persecuzioni" - "Non saranno le minacce e le persecuzioni a fermarci, siamo più forti che mai, e il nostro sguardo si volge verso il futuro", ha detto Guaidò alla folla. Il politico ha poi annunciato un incontro con i sindacati, in particolare quelli del settore pubblico, e una nuova giornata di mobilitazione di piazza per sabato prossimo, "per andare avanti con la liberazione del Venezuela".

L'impegno per gli aiuti umanitari - Il leader dell'opposizione ha dunque ringraziato i governi sudamericani che lo hanno appoggiato e accolto durante le sue due settimane all'estero - Colombia, Brasile Cile, Perù, Argentina, Paraguay ed Ecuador. Guaidò ha inoltre promesso che continuerà a lavorare per fare giungere nel Paese l'assistenza umanitaria, perché "la dittatura può bloccare strade e reprimere ma non potrà fermare un popolo coraggioso che resta mobilitato in piazza".

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