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Usa: "Colonie di Israele in Cisgiordania non sono illegali", ira palestinese

Gli Stati Uniti hanno ribaltato una posizione che mantenevano dal 1978. Netanyahu esulta. La posizione Ue non cambia: "Insediamenti contrari al diritto internazionale"

Afp

Gli Usa, rinnegando un'opinione legale del dipartimento di Stato che risale al 1978, "non considerano più contrarie al diritto internazionale le colonie israeliane in Cisgiordania". Lo ha annunciato il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, scatenando l'ira dei palestinesi. Per il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen si tratta di una "dichiarazione nulla, inaccettabile e da condannare". 

Si tratta dell'ennesima mossa di Trump a favore di Israele, dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale, lo spostamento dell'ambasciata Usa, la chiusura dell'ufficio dell'Olp a Washington e il riconoscimento dell'annessione delle alture del Golan. L'amministrazione Obama era andata invece in direzione opposta, consentendo al consiglio di sicurezza dell'Onu di approvare una risoluzione che dichiara le colonie come una "fragrante violazione" del diritto internazionale.

 

 

Israele esulta: "Parere Usa riflette la verità storica" La dichiarazione Usa riflette "una verità storica: che il popolo ebraico non è colonialista straniero in Giudea e Samaria (Cisgiordania,ndr)". E' quanto ha dichiarato l'ufficio del primo ministro Benyamin Netanyahu dopo le affermazioni di Pompeo. "Infatti - ha continuato l'ufficio del premier - noi ci chiamiamo ebrei perché siamo il popolo della Giudea".

 

 

"La politica dell'amministrazione Trump - ha proseguito l'ufficio di Netanyahu - è anche corretta quando sostiene che coloro che negano ogni base legale per gli insediamenti non solo negano la verità, la storia e la realtà sul campo, ma anche spingono indietro la causa della pace che può solo essere raggiunta attraverso negoziati diretti tra le parti".

 

 

"Israele - ha proseguito l'ufficio - resta pronto e desideroso di condurre negoziati di pace con i palestinesi su qualsiasi stato finale in uno sforzo di raggiungere una pace durevole, ma continuerà a respingere ogni argomento che riguarda l'illegalità degli insediamenti". L'ufficio di Netanyahu ha poi ringraziato il presidente Trump, il segretario di Stato Pompeo.

 

 

Palestinesi: "Dichiarazione Usa inaccettabile e nulla" Secondo il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina, invece "lamministrazione Usa non è qualificata o autorizzata a cancellare le risoluzioni di legittimità internazionale e non ha il diritto di dare alcuna legittimità all'insediamento israeliano. Gli Usa hanno completamente perso ogni credibilità e non hanno più alcun ruolo nel processo di pace".  Il rischio ora è che il tanto atteso piano di pace Usa per il Medio Oriente naufraghi completamente.

 

 

Ue non cambia posizione: "Colonie israeliane illegali" "La posizione dell'Ue sulla politica di insediamento israeliana nel territorio palestinese occupato è chiara e rimane invariata: tutte le attività di insediamento sono illegali ai sensi del diritto internazionale ed erodono la fattibilità della soluzione a due Stati e le prospettive di una pace duratura, come ribadito dalle Nazioni Unite Risoluzione del Consiglio di sicurezza 2334". Così l'Alto rappresentante Ue ,Federica Mogherini, che "invita Israele a porre fine a tutte le attività di insediamento".

 

 

Allerta dell'ambasciata Usa a Gerusalemme Dopo l'annuncio di Pompeo, l'ambasciata Usa a Gerusalemme ha messo in guardia gli americani che viaggiano a Gerusalemme, in Cisgiordania e a Gaza. "Individui e gruppi contrari al recente annuncio del segretario di stato potrebbero colpire infrastrutture, interessi privati e cittadini Usa", ha spiegato l'ambasciata.

 

 

Gantz: "Dagli Usa un'importante dichiarazione" Il premier incaricato di formare il nuovo governo israeliano e leader di Blu-Bianco Benny Gantz ha lodato l'amministrazione Trump per la sua "importante dichiarazione" sugli insediamenti in Cisgiordania. Poi ha ricordato che il destino di quel territorio "dovrà essere determinato da accordi che tengano conto delle richieste di sicurezza e possano promuovere la pace. Accordi - ha continuato - che siano utili a entrambe le parti e riflettano la realtà sul terreno".

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