Nell'era della tecnologia avanzata nulla è più come prima. Nemmeno il crimine. Così, anche chi cerca di rapinare una banca si affida all'intelligenza artificiale. Ed è esattamente ciò che ha fatto Deron Lewis-Payne, 23enne del Nebraska, Stati Uniti. Che in effetti è riuscito sì a mettere a segno il colpo, ma è stato beccato poche ore più tardi. A incastrarlo non sono state le impronte digitali o una soffiata, ma la cronologia del suo telefono, che ha rivelato un complice decisamente insolito: ChatGpt.
La rapina
Il giovane è stato condannato a oltre 10 anni di carcere da un tribunale di Omaha per l'insolita rapina messa a segno lo scorso febbraio. Armato di una pistola semiautomatica, ha fatto irruzione all'interno di una banca, minacciando un cassiere per farsi consegnare il denaro. Detto, fatto, Lewis-Payne è riuscito a portarsi via un bottino di poco più di 9mila dollari, spesi quasi tutti in vestiti e scarpe in un centro commerciale poco distante prima dell'intervento delle forze dell'ordine.
Galeotto fu il telefono
Le telecamere, nel frattempo, avevano ripreso l'intera scena, permettendo agli agenti di risalire quasi subito all'identità del bandito. Che, dal canto suo, ha ammesso solamente di essere stato al volante dell'auto inquadrata dai sistemi di sicurezza, ma negando di avere qualcosa a che fare con la rapina. Una versione che non ha convinto gli investigatori, che a quel punto hanno chiesto di poter visionare il telefono del 23enne alla ricerca di qualche indizio. Mai si sarebbero aspettati di trovare al suo interno la (doppia) prova schiacciante.
Due indizi fanno una prova
Già, perché nella cronologia internet, visionata peraltro dopo aver ricevuto il consenso del giovane, gli agenti hanno rinvenuto diverse domande a ChatGpt, a cui Lewis-Payne si era rivolto per capire in che modo commettere una rapina ai danni di una banca. Non solo, perché anche la cronologia di Google Maps mostrava la ricerca di indicazioni stradali per raggiungere la "I3 Bank", ovvero l'istituto di credito colpito. A nulla sono valse le successive giustificazioni del 23enne, per il quale si sono aperte le porte del carcere. Dove, almeno per i prossimi dieci anni, dovrà fare a meno del suo "complice" tecnologico.
