In quasi tutto il mondo, circa 20 milioni di bambini e adolescenti hanno subito abusi sessuali online in un anno. Le violenze sono state facilitate dalla tecnologia: il contatto, infatti, avviene solitamente sui social o tramite i videogiochi. È quanto denuncio il report dell'Unicef "Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse", pubblicato dall'agenzia delle Nazioni Unite il 3 settembre. I dati sono stati raccolti tra il 2020 e il 2025 incrociando testimonianze delle vittime e banche dati.
I dati
Venti milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni in 21 Paesi dell'Africa, Asia, America Latina e dell'Europa dell'Est hanno subito abusi sessuali online in un anno. Circa un minore su cinque. È questa la cifra enorme che racconta un fenomeno preoccupante e strutturale. Un fenomeno che si sviluppa sul web e sui social network. Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp: su queste piattaforme si è verificato quasi il 60% dei casi, mentre il 14% nei giochi online. A preoccupare maggiormente è la cortina del silenzio su questi episodi: in meno dell'1% dei casi le vittime si sono rivolte alle istituzioni competenti, come polizia, servizi sociali o linee di ascolto. Ma la cifra dei casi potrebbe essere ben più alta, poiché la gran parte dei bambini preferisce rimanere in silenzio e non denunciare.
I contatti
La violenza sessuale e lo sfruttamento sessuale sono stati facilitati dalla tecnologia. Giochi online, social media e persino piattaforme per l'apprendimento scolastico. In ognuno di questi luoghi i minori sono stati esposti a immagini pornografiche o a sfondo sessuale. Il report mette precisa che più di 15 milioni di bambini sono stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, mentre a nove milioni è stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la loro volontà. Quattro milioni di bambini hanno visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza il loro consenso. Coetanei, partner sentimentali, amici, ma anche familiari: il 57% dei casi ha coinvolto una persona che il minorenne già conosceva. Il 38% degli adolescenti, invece, ha incontrato online l'autore dell'abuso, che è avvalso di un finto account e strumenti di messaggistica privata.
Le conseguenze negative
Inevitabilmente, questi abusi hanno avuto un impatto negativo sulla condizione psicologica del minore. "Queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico", ha denunciato Catherine Russell, direttrice generale dell' Unicef. Secondo l'analisi, i bambini vittime di abusi online erano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo, e riportavano livelli significativamente più elevati di ansia. In Messico o in Macedonia del Nord, ad esempio, il rischio di pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subito abusi, mentre in Pakistan il rischio di autolesionismo era oltre sette volte superiore. Per fare fronte a questa emergenza l'Unicef sollecita interventi urgenti, come piattaforme più sicure fin dalla progettazione, leggi più severe e sistemi di segnalazione affidabili.
