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Il sacerdote originario della Brianza è responsabile della parrocchia di Yatsushiro, vicino all'epicentro: anche la sua chiesa ha riportato seri danni
di Fabio Beretta© Tgcom24
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"La città sembra sotto assedio, ma la comunità è forte e si rimetterà in piedi anche questa volta". Le parole sono quelle di padre Ferruccio Brambillasca, 62 anni, missionario del Pime originario di Agrate Brianza (Monza) che da aprile svolge il proprio ministero come parroco a Yatsushiro, nel sud del Giappone, a una manciata di chilometri dall’epicentro del terremoto che pochi giorni fa ha devastato la regione di Kumamoto provocando oltre 30 vittime. Il sisma di magnitudo 7 ha colpito anche la sua città e la sua parrocchia, causando danni ingenti un po’ ovunque. Persino la sua chiesa, porto sicuro per un centinaio di fedeli cattolici, è stata messa a durissima prova dal terremoto. Tanto da non poter più essere utilizzata per le future celebrazioni.
Padre, partiamo dal presente. Com'è la situazione oggi?
La situazione è grave. Diverse case sono crollate o hanno subito danni enormi, così come i templi e le infrastrutture quali autostrade, ponti e ferrovie. Dopo lo spavento iniziale, in questi giorni ho avuto modo di girare un po’ per la città e ho toccato con mano la sofferenza provocata dal sisma. L’ospedale è affollato, ma siccome è stato anch’esso danneggiato, molti malati sono stati trasferiti in altre strutture. Sembra una città sotto assedio: per le strade c’è l’esercito a coordinare le operazioni di messa in sicurezza, l’elettricità è tornata solo ieri, l’acqua invece manca ancora. Ci vorrà molto tempo prima di tornare a una parvenza di normalità.
Come ha vissuto quei momenti così drammatici?
Erano circa le 16 di martedì 28 luglio. Io ero al pc a lavorare, in casa, quando ho avvertito un boato fortissimo. Le pareti della stanza hanno iniziato a tremare vistosamente e ho subito capito di cosa si trattava. D'istinto mi sono accasciato sotto il letto, ma poi mi sono buttato fuori casa, in giardino. E da lì ho assistito agli effetti del terremoto: anche l'ospedale, un palazzo di 15 piani, ha cominciato a oscillare pericolosamente. Ero in Giappone anche nel 2011 (all'epoca era superiore regionale, ndr) durante il dramma di Fukushima: mi trovavo a Tokyo, lontano dall’epicentro, ma ricordo distintamente le pesantissime scosse. I parrocchiani mi hanno detto che qui non c’era mai stato un terremoto di questa portata, anche se nel 2016 avevano vissuto qualcosa di simile. Ho letto la paura nei loro occhi.
Anche la sua chiesa ha subito danni?
Sì, parecchi. La chiesa è tuttora inagibile e non so se sarà possibile usarla ancora in futuro. Le mura hanno retto, ma le statue sono crollate quasi tutte e anche il pavimento è rimasto seriamente danneggiato. Ho parlato con il vescovo, che ha visto con i suoi occhi la situazione: secondo lui dovremo procedere con la costruzione di una chiesa nuova perché difficilmente quella attuale sarà recuperabile. I danni sono troppo estesi. Poi c’è la Casa dei cristiani, una struttura che utilizziamo come luogo di ritrovo per i momenti conviviali al termine delle celebrazioni: anche questa ha subito molti danni, ma la sistemeremo e probabilmente la utilizzeremo per la celebrazione della messa. Infine casa mia. L'edificio ha tenuto, ma dentro è crollato un po’ tutto. La prima notte ho dormito in macchina e al momento non posso ancora tornare a viverci, così faccio la spola con un’altra parrocchia che seguo, a 50 chilometri da qui.
Ora come stanno i suoi parrocchiani?
Qualcuno è rimasto ferito e ieri ho saputo che un fedele vietnamita è morto a causa delle ferite riportate. Questa notizia mi ha colpito molto. La popolazione qui è molto anziana ed è spaventata, anche se forte di spirito. Si stanno facendo coraggio, ma chiedono comunque di sentire la voce del loro parroco come rassicurazione. E io sto cercando di esserci il più possibile, per far capire che sono qui, in mezzo a loro. Come parrocchia stiamo distribuendo acqua e generi alimentari di prima necessità a chi ne ha bisogno, perché i servizi mancano ancora e i negozi sono per lo più chiusi, o comunque con risorse ridotte a causa dell’interruzione delle vie di collegamento per i rifornimenti. Mi ha colpito molto, l’altro giorno, la richiesta di una donna che insieme alla figlia ha chiesto di poter fare una doccia qui in parrocchia: il popolo giapponese è molto riservato, specialmente quando si tratta di chiedere aiuto. Ma se qualcuno di loro arriva a fare questo genere di richieste vuol dire che sta soffrendo davvero. E che la situazione è grave.
Ha sentito la vicinanza della comunità?
Il vescovo, come detto, mi ha chiamato subito ed è venuto a vedere personalmente le condizioni della parrocchia e della comunità, garantendo il massimo sostegno. Arrivano ogni giorno telefonate e messaggi di solidarietà, di persone che offrono la propria preghiera e aiuti concreti. La comunità si è stretta subito nel momento del bisogno e sta reagendo. Per loro, però, non poter venire a messa la domenica è uno shock. Ci sono persone che vedo sempre tra i banchi della chiesa e oggi invece fanno la coda chiedendo la carità. È difficile anche per me assistere a questi momenti. Pensavo arrivasse anche qualche messaggio dall'ambasciata italiana, ma forse non sanno che da Tokyo mi sono spostato qui, dove peraltro sono l'unico cittadino italiano da quello che mi risulta.
E ora, cosa succederà?
Le racconto questa cosa. Questa mattina, mentre mi avvicinavo alla città, ho visto un camion con una grande scritta: "Forza Kumamoto". Mi ha colpito parecchio. Ora però dobbiamo rimboccarci le maniche, perché ci vorrà molto tempo prima di riprendere una vita normale. La burocrazia, il ripristino dei servizi essenziali, la stima dei danni... non sarà semplice. Ma da questo punto di vista il Giappone si muove velocemente, anche a livello di volontariato e manodopera pronta ad aiutare, ma non sarà nell'immediato perché strade e ferrovie sono compromesse e non è facile far arrivare né le persone né il materiale utile alla ricostruzione. È stata una botta, al momento è ancora molto calda, anche se per ora è tornata la tranquillità, per quanto possibile ovviamente. Fa parte della filosofia asiatica. E poi i giapponesi sono anche più "abituati" a vivere queste situazioni: non si buttano giù di morale, ma anzi reagiscono e si danno da fare per riprendere in mano le proprie vite.
Anche dall'Italia è possibile offrire un aiuto?
La diocesi di Fukuoka, alla quale facciamo riferimento come parrocchia, ha aperto una raccolta fondi e penso possa essere accessibile anche dall'Italia. Al momento ogni aiuto è ben accetto. Come detto la popolazione qui è molto anziana e sta soffrendo, anche nel piccolo della nostra parrocchia. Ci sono luoghi pubblici, come le scuole, che offrono un tetto sicuro e un pasto caldo per chi ha perso la propria casa. Il problema è proprio questo: portare avanti il quotidiano in questa situazione così complicata. Ognuno però tenta di fare la propria parte e non una cosa da poco. Non mi sento solo, anzi. Avverto un forte senso di fraternità, la Chiesa locale ci è molto vicina. E Yatsushiro si rimetterà in piedi, anche con l'aiuto della Provvidenza, ma servirà ancora tanto tempo.