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Svizzera, bocciato il referendum per lʼabolizione del canone tv

Gli elvetici vogliono continuare a finanziare il servizio pubblico. Subito dopo la consultazione, la Ssr ha annunciato risparmi per 100 milioni

Svizzera, bocciato il referendum per l'abolizione del canone tv

In Svizzera il referendum per l'abolizione del canone radiotelevisivo è stato bocciato: la maggioranza dei 26 cantoni e semi cantoni della Confederazione elvetica ha respinto la proposta. Tutti i cantoni per i quali sono disponibili i risultati definitivi hanno optato per il "no", con percentuali che vanno dal 62,7% di Sciaffusa al 78,3% di Neuchatel. Subito dopo la consultazione, il direttore della Ssr ha annunciato risparmi per 100 milioni di franchi.

Promossa dalla destra elvetica (l'Unione democratica di centro Udc e Partito liberale radicale Plr), l'iniziativa "No Billag" - dal nome della società che riscuote il canone - giudicava il canone come "una tassa che limita la libertà di ogni individuo e la concorrenza sul mercato dei media".

Sia il governo di Berna sia il parlamento hanno però invitato i cittadini a bocciarla, poiché lo smantellamento del servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe necessariamente danneggiato la qualità e la pluralità dei media in terra elvetica, favorendo l'espansione sul mercato di gruppi stranieri.

In particolare la radio-tv della Svizzera italiana e francese ne avrebbero subito le conseguenze. Il Ticino beneficia maggiormente della chiave di ripartizione del canone all'interno della Ssr, la televisione svizzera: solo il 4% dei proventi viene raccolto nella Svizzera italiana, che riceve però il 22% del totale. Nel caso di una vittoria di "No Billag", quindi, la Rsi avrebbe rischiato l'estinzione. Contro l'iniziativa si erano schierate tutte le associazioni italiane in Svizzera, quelle degli svizzeri all'estero oltre al Forum per l'italiano in Svizzera. Attualmente ogni famiglia paga 451 franchi all'anno per il canone di radio e tv. Questo scenderà a 365 franchi a partire dal 1° gennaio 2019.

"E' un segnale forte per il servizio pubblico, per le radio e televisioni regionali, nonché per l'insieme della società svizzera", ha dichiarato il numero uno della radio-televisione svizzera, Gilles Marchand.

Il direttore della Ssr ha però chiarito che l'azienda non potrà continuare come prima: "Dobbiamo risparmiare, sono necessarie delle riforme". Marchand ha prospettato un piano di ristrutturazione con tagli nell'ordine di 100 milioni di franchi (86 milioni di euro) che si ripercuoteranno necessariamente sui posti di lavoro. Quanti, esattamente, non è ancora dato sapere. "Dovremo concentrarci meglio sulle nostre priorità: informazione, cultura, mondo digitale", ha insistito Marchand.

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