Elezioni in Svezia, l'estrema destra dei Democratici Svedesi punta a governare il Paese
Gli svedesi al voto il 13 settembre. Il premier Kristersson punta alla riconferma ed è disposto a far entrare nella coalizione di governo il partito neonazista
© Afp
Radici neonaziste, remigrazione degli stranieri e contrasto all'islamizzazione. Il simbolo dei Democratici Svedesi, un fiorellino e un'ape, non deve trarre in inganno: nel suo programma politico ci sono tutti gli elementi di un partito di destra nazionalista che ricordano quelli dell'Afd tedesco. Nel Parlamento svedese dal 2010, ora il partito Sverigedemokraterna, i Democratici Svedesi, potrebbe entrare per la prima volta a far parte della coalizione di governo della Svezia. Tutto dipenderà dall'esito del voto del 13 settembre, quando gli svedesi sono chiamati alle urne in uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario elettorale dell'Ue di qui a fine anno. E, stando agli ultimi sondaggi, il primo ministro Ulf Kristersson ha sempre più motivi di essere ottimista di riuscire a ottenere un secondo mandato alla guida della Svezia.
La coalizione di governo
Se dal voto uscirà vincente la coalizione di centrodestra, ora al governo, sarà grazie a Sverigedemokraterna, che valgono il 18-19% negli ultimi sondaggi. Oggi a Stoccolma governa Ulf Kristersson, dei Moderaterna (Moderati), che guida una coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Cristiani e ai Liberali, con l'appoggio esterno dei Democratici svedesi. Kristersson sembra voler mantenere la parola data nel 2022, quando il leader dei moderati di centrodestra ha infranto un tabù di lunga data per raggiungere un accordo con i Democratici Svedesi, affinché la sua coalizione di minoranza potesse formare un governo. Grazie all'intesa raggiunta dal leader di Sverigedemokraterna, Jimmie Akesson, e dal premier - passato alla storia come l'accordo di Tidö -, adesso i due partiti potrebbero governare il Paese scandinavo. "Non c'è nulla di drammatico in questo. È sotto gli occhi di tutti che collaboriamo con successo da quattro anni", ha detto Kristersson, che intende "rendere di nuovo grande la Svezia", con un chiaro riferimento allo slogan Maga di Donald Trump.
Il programma di remigrazione
Quattro anni fa Kristersson e Akesson vinsero promettendo di riprendere il controllo di un Paese traumatizzato dalle gang - composte prevalentemente da giovani cittadini svedesi di seconda generazione -, dalle sparatorie e da una politica migratoria considerata fuori controllo. L'immigrazione ha spostato a destra il baricentro della politica della Svezia, che fu il terzo paese dell’Unione Europea ad aver accolto più persone straniere durante la crisi migratoria del 2015, quando oltre un milione di persone, principalmente siriane, arrivarono in Europa. Ma da alcuni anni il Paese scandinavo ha fatto retromarcia ed è diventato uno dei paesi con le leggi più restrittive in materia di immigrazione. La ricetta suona oggigiorno familiare: dare sussidi economici agli stranieri per lasciare la Svezia. "Ti manca Mogadiscio? Il sussidio di rimpatrio ti aiuterà a tornare a casa", si legge su un annuncio pubblicitario finanziato dai Democratici Svedesi per informare le persone immigrate dell'esistenza di un programma pubblico che dal 2022 offre fino a 31mila euro alle persone straniere che decidono di lasciare la Svezia, anche se sono regolarmente residenti nel Paese.
Chi sono i Democratici Svedesi
"Da quando sono entrati in parlamento sono cresciuti a ogni tornata elettorale, sono gli unici in Europa a essere riusciti a fare una scalata così", ha dichiarato all'ANSA Patrik Ohberg, professore associato di scienze politiche presso l'università di Goteborg. Entrati per la prima volta in parlamento nel 2010 con il 5% dei voti, i nazionalisti sono arrivati a essere il secondo partito, grazie al 20,5% ottenuto alle scorse elezioni del 2022. Ora c'è una forte consapevolezza politica, da entrambi gli schieramenti, che il numero di richiedenti asilo che la Svezia può accogliere debba essere più ristretto: "Anche i socialdemocratici sostengono che la Svezia debba tornare com'era prima e come è sempre stata. Quindi utilizzano pressoché la stessa retorica", ha aggiunto il docente.
Risultato incerto
Eppure, è una battaglia serratissima. Le elezioni si giocheranno per una manciata di voti, con solo il 3,8% di scarto tra i due blocchi, con il centro-sinistra in lievissimo vantaggio, stando ai sondaggi pubblicati dalla testata svedese Omni. Se dovesse vincere il centro-sinistra, sarebbe l'ex premier e leader dei Socialdemocratici Magdalena Andersson a formare un governo con i Verdi e il partito di Centro, e chiedendo l'appoggio esterno alla sinistra, che però a sua volta chiede di entrare nel governo scontrandosi con la volontà dei centristi e complicando così la formazione di un eventuale esecutivo. Alla vigilia del voto, Ipsos fotografa un Paese spaccato a metà: Socialdemocratici, Centro, Verdi e Sinistra sono al 49,3%, i quattro partiti della destra vengono dati al 49, lasciando nel Riksdag il blocco di sinistra di Andersson con 175 seggi e 174 per la coalizione di destra di Kristersson. E, come in altri Paesi nordici e dell'est, il ruolo della Russia, accertato o presunto, è sotto i riflettori. Le urne chiuderanno alle ore 20 locali quando si prevede il primo exit poll per poi arrivare a un risultato più certo in nottata. Dopodiché sarà il presidente del parlamento a convocare il leader del partito dello schieramento vincente per avviare le consultazioni e formare un nuovo governo.
