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Studente arrestato in Egitto, Amnesty: "Zaki interrogato e torturato per 17 ore"

In un murales comparso nelle strade di Roma il giovane, con indosso una divisa da carcerato, viene abbracciato da Giulio Regeni

Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna arrestato venerdì al Cairo, ha subito un interrogatorio di 17 ore, bendato e ammanettato tutto il tempo, con minacce, colpi a stomaco, schiena e torturato con scosse elettriche. A rendere noti i dettagli sulla detenzione dell'attivista e ricercatore è Amnesty International Italia. "È stato interrogato sul suo lavoro sui diritti umani e sullo scopo della sua permanenza in Italia", scrive Amnesty in un tweet. 

"Secondo il suo avvocato - si legge ancora - i funzionari dell'Agenzia di sicurezza nazionale (Nsa) hanno tenuto Patrick bendato e ammanettato per tutto l'interrogatorio durato 17 ore all'aeroporto e poi in una località non resa nota a Mansoura". "L'arresto arbitrario e la tortura di Patrick Zaki rappresentano un altro esempio della sistematica repressione dello stato egiziano nei confronti di coloro che sono considerati oppositori e difensori dei diritti umani, una repressione che raggiunge livelli sempre più spudorati giorno dopo giorno", ha commentato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.

 

Legale di Zaky: "Ha chiesto perizia medica per le torture" Zaky "ha chiesto di essere visitato da un medico legale per mettere agli atti le tracce della tortura subita", ha spiegato Hoda Nasrallah, una degli avvocati che segue il caso dello studente egiziano. "E' stato sottoposto a scosse elettriche e colpito, ma in maniera da non far vedere tracce sul suo corpo".

 

In un murales a Roma Regeni abbraccia Zaki Intanto nella notte a Roma in via Salaria, sul muro che circonda Villa Ada, a pochi passi dell'Ambasciata d'Egitto, è apparsa l'ultima opera della Street Artist Laika che ritrae Giulio Regeni che abbracciaZaki, con indosso una divisa da carcerato. Davanti alle due figure campeggia la parola "Libertà" scritta in lingua araba. Nell'opera, Regeni rassicura Zaki, dicendogli: "Stavolta andrà tutto bene". 

 

 

"Questa frase - spiega l'artista - ha un doppio significato, serve a rassicurare Patrick, ma soprattutto a mettere davanti alle proprie responsabilità il governo egiziano e la comunità internazionale. Non si può permettere che quanto accaduto a Giulio Regeni e a troppi altri, avvenga di nuovo. Stavolta deve andare tutto bene. Mi auguro che questa vicenda vada a finire bene e che Zaki venga liberato il prima possibile. Spero anche che, pur non essendo un cittadino italiano, il nostro Paese possa vigilare su quanto sta accadendo. Vorrei che questo mio piccolo gesto fosse da stimolo ai media per accendere ancora di più i riflettori sulla vicenda di Zaki".

 

Studenti del master: "Giustizia per Patrick" - Gli studenti di tutta Europa del master "Gemma", al quale il ricercato egiziano è stato iscritto, sono scesi in piazza a Granada, in Spagna, dove si trova l'ateneo che coordina il corso studi, per dire che Patrick "sta pagando un prezzo molto alto per il suo impegno a favore della giustizia sociale e l'uguaglianza". Hanno manifestato per chiedere "verità e giustizia. Per Patrick, per Giulio e per tutti coloro che lottano per società più giuste ed egualitarie". Gli studenti chiedono la "liberazione immediata" di Patrick e la caduta delle accuse, "un'indagine seria e indipendente del governo sulla detenzione illegale e la violazione di diritti umani", 

 

 

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