Il 19enne Gianni, studente universitario a Ginevra, è stato tra i primi ad aiutare i giovani feriti nella strage del bar a Crans-Montana: "Non potrò mai vedere nulla di peggio di quella notte"
"Non c'erano più volti né capelli. I vestiti si fondevano con la pelle, le persone erano completamente nere". E' questa la scena che si para davanti agli occhi di Gianni, studente 19enne di ingegneria meccanica a Ginevra, quando si avvicina per la prima volta al "Le Constellation" di Crans-Montana ormai in fiamme. Giovani e giovanissimi gridano all'interno, battono sui vetri e si ammassano verso l'unica porta di uscita nel disperato tentativo di uscire dall'inferno. Quando l'incendio viene finalmente domato il bilancio è quello di una strage, con quasi 50 morti e oltre 100 feriti. "Non potrò mai vedere nulla di peggio di quella notte", ha raccontato Gianni alla testata svizzera 20 Minutes.
L'incendio devastante, causato da un petardo sparato sul soffitto e aggravato dal fenomeno del "flashover", scoppia intorno all'1.30 di Capodanno. Gianni si reca sul luogo solo dieci minuti più tardi, dopo che una carissima amica lo ha contattato implorando per il suo aiuto. La ragazza era tra le persone ancora in fila all'esterno del locale: "Ha sentito forti detonazioni, poi ha visto il fuoco". Quando il 19enne arriva davanti al bar, non ci sono ancora né soccorsi né vigili del fuoco: "I soccorsi sono arrivati abbastanza rapidamente, ma venivano da lontano. Le ambulanze hanno tardato molto".
E' lì che Gianni si rende conto per la prima volta della scena drammatica: "C'erano persone distese a terra, a torso nudo, sfigurate, bruciate. Tutti potevano vederle". Il 19enne decide di agire e di mettere in pratica l'esperienza che ha raccolto negli anni precedenti come volontario della protezione civile. Prima prende le vittime che ancora sono in grado di muoversi, poi si avvicina ai vetri incandescenti del locale: "Non avevo mai visto tante persone in condizioni così gravi. Più andavamo avanti, più casi estremi incontravamo. Non c'erano più volti né capelli. Le persone erano nere, i vestiti si fondevano con la pelle. Non si riusciva più a distinguere un bambino da un adulto, una donna da un uomo".
Molti ragazzi sono ancora in fiamme, faticano a muoversi. Gianni, insieme ad altre persone e ai vigili del fuoco arrivati nel frattempo, improvvisano delle barelle usando le strutture metalliche dei divani: "Persone quasi smembrate, non rispondevano più. Massaggi cardiaci uno dopo l'altro. Ho visto molte persone morire davanti ai miei occhi". Ma i soccorritori sono troppo pochi: "A volte dovevamo posare le vittime a terra e abbandonarle per andare a cercare quelle che erano ancora all'interno". I feriti vengono portati di forza fuori, dove però la temperatura è di -11 gradi: "Sono corso a cercare delle coperte nei bar vicini".
Le operazioni di soccorso si sono interrotte intorno alle 5 di mattina. "Non mi è stato offerto alcun aiuto, nessuna assistenza medica, nonostante fossi stato esposto al fumo". Si rammarica Gianni. "L'unica persona che mi ha rivolto la parola è stato un poliziotto che mi ha chiesto di andarmene. Ma sono sicuro che non potrò mai vedere niente di peggio di quella notte".