Hillary Clinton ha parlato di "omicidio", lodando i manifestanti scesi per le strade contro la "violenza illegale" dell'amministrazione Trump
Il vicepresidente Usa JD Vance è tornato, in un post su X, a difendere l'operato dell'agente dell'Ice che mercoledì 7 gennaio ha sparato più volte a una cittadina statunitense uccidendola, nel corso di un'azione di protesta a Minneapolis, in Minnesota. Vance l'ha definita una "tragedia di cui i responsabili sono la donna e tutti gli estremisti che insegnano che l'immigrazione è l'unica legge su cui i rivoltosi possono interferire". Il vicepresidente Usa è intervenuto in risposta a un'analisi dei video dell'accaduto fatta da un avvocato, sostenendo che "gli agenti non la stanno perquisendo a caso, si stanno avvicinando al suo veicolo perché sta violando la legge: in particolare, sta ostacolando un'operazione di applicazione della legge".
"Non è d'accordo Hillary Clinton, che sempre su X ha definito la sparatoria un "omicidio", lodando tutti i manifestanti scesi per le strade contro la "violenza illegale" dell'amministrazione Trump. "Ieri sera, all'angolo dove un agente dell'Ice ha assassinato Renee Good, migliaia di cittadini del Minnesota si sono radunati nel gelido buio per protestare contro il suo omicidio", ha scritto l'ex Segretario di Stato. "Di fronte alla violenza illegale di questa amministrazione, la solidarietà è la risposta. Vogliono plasmare l'America secondo la loro crudeltà. Noi ci rifiutiamo", ha aggiunto Clinton.
Il vicepresidente Usa ha anche parlato di legittima difesa, riferendosi all'episodio: "Questo avvocato - ha proseguito Vance - traccia una distinzione insensata tra un agente dell'Ice e un vero agente di polizia. Ancora una volta, non è consentito interrompere un'operazione di applicazione della legge, che è esattamente ciò che questa donna stava facendo". Quando ha sparato, conclude, "lei gli aveva puntato contro il veicolo e aveva premuto l'acceleratore. Lui ha sparato per legittima difesa e altre angolazioni del video mostrano la donna chiaramente colpire l'agente con la sua auto mentre accelerava. Quest'uomo stava facendo il suo lavoro. Lei ha cercato di impedirglielo. Quando lui si è avvicinato alla sua auto, lei ha cercato di colpirlo".
La donna morta a colpi di arma da fuoco sparati da un agente dell'Ice si chiamava Renee Nicole Macklin Good: era una cittadina americana di 37 anni, madre di tre figli, il più piccolo di sei anni. Sui social media, si descriveva come una "poetessa, scrittrice, moglie e madre". Originaria del Colorado, Renee aveva 37 anni e tre anni fa aveva cambiato il cognome da Macklin (quello del secondo marito) a Good in un omaggio alla nuova partner. Bianca e bionda (Minneapolis è la città del caso Floyd) , Good era stata in precedenza sposata due volte: dopo il divorzio dal primo marito, che ha chiesto di mantenere l'anonimato per proteggere la privacy dei figli adolescenti, era rimasta vedova nel 2023 di Tim Macklin, un comedian ed ex militare con cui lei aveva tenuto una podcast, e che era il padre dell'ultimogenito, rimasto ora orfano di entrambi i genitori biologici, e di cui si occuperanno, pare, i nonni paterni. "Non era un'attivista, ma una fervente cristiana", ha detto ai media Usa il primo marito. Igienista mentale, poi cassiera in banca, ma soprattutto, più di recente, mamma a tempo pieno, dopo una tappa a Kansas City, solo l'anno scorso Renee si era trasferita a Minneapolis con una nuova partner: "Hanno appena sparato a mia moglie", dice la donna, che stava filmando la scena fuori dal veicolo e che era corsa dietro al Suv con la targa di Kansas City quando Renee, già mortalmente ferita, aveva premuto il piede sull'acceleratore.
Intanto continuano le proteste a Minneapolis contro la morte di Renee Good: nella giornata di giovedì 8 gennaio alcuni agenti federali hanno usato lacrimogeni per disperdere una manifestazione, come ha constatato una troupe della Cnn sul posto. La tensione è cresciuta nella città, con scontri tra dimostranti e forze dell'ordine: sono stati sparati proiettili di gomma contro la folla fuori da un edificio federale e gli agenti hanno anche utilizzato una sostanza simile al gas per disperdere i presenti. Una nube di fumo ha invaso l'area e, come mostrano video dal luogo, diversi manifestanti si sono messi a tossire e ad ansimare, con evidenti difficoltà respiratorie.