Troia, ritrovata un’agorà di 2.800 anni fa che potrebbe riscrivere la storia della città
La scoperta suggerisce che la città potrebbe essere stata ripopolata appena 80-90 anni dopo il collasso dell'Età del Bronzo e non dopo secoli di abbandono, come si era creduto finora
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L'antica città di Troia, chiamata Wilusa dai suoi abitanti nel 1200 a.C. e situata nell'estremo nord-occidentale dell'Asia Minore, nell'odierna Turchia, potrebbe vedere riscritta una parte della propria storia. Oggi i suoi resti sorgono sulla collina di Hisarlık, nella provincia di Çanakkale, dove un team di archeologi, coordinati dal Ministero della cultura turco e dall'Università Çanakkale Onsekiz Mart, ha individuato quella che potrebbe essere la più antica agorà della città, risalente a circa 2.800 anni fa. La scoperta suggerisce che la città narrata nei poemi omerici, teatro del lungo assedio decennale tra troiani e greci, potrebbe essere stata ripopolata appena 80-90 anni dopo il collasso dell'Età del Bronzo e non dopo secoli di abbandono come ritenuto finora.
Che cosa hanno trovato gli archeologi
L'area interessata dagli scavi si trova nei pressi della porta meridionale dell'antica Troia, una delle zone più importanti del sito archeologico di Hisarlık. Qui gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di una strada lastricata che collegava la città bassa a uno spazio aperto di forma quasi circolare, interpretato come un'agorà, cioè la piazza pubblica destinata agli scambi commerciali e alla vita comunitaria. A rafforzare tale ipotesi concorrono i numerosi reperti rinvenuti durante le campagne di scavo, tra cui frammenti di anfore, vasi e altre ceramiche datate alla prima Età del Ferro. Secondo il vicedirettore della missione archeologica, Reyhan Körpe, la presenza congiunta della pavimentazione, delle strutture architettoniche e dei reperti ceramici indica che l'area continuò a essere frequentata e utilizzata anche dopo la fine della Troia dell'Età del Bronzo. Gli studiosi ritengono quindi di aver individuato quella che potrebbe essere la più antica agorà finora nota dell'intero sito.
Perché la scoperta potrebbe riscrivere la storia della città
L'importanza del ritrovamento non è soltanto nell'identificazione di una piazza pubblica di quasi tremila anni fa. La vera novità riguarda infatti la cronologia della città dopo il collasso che segnò la fine dell'Età del Bronzo nel Mediterraneo orientale. Per lungo tempo molti studiosi hanno sostenuto che Troia fosse rimasta pressoché disabitata per diversi secoli dopo la sua distruzione, prima dell'arrivo di nuove popolazioni greche nell'VIII secolo a.C. Le evidenze emerse dagli ultimi scavi sembrano però raccontare una storia diversa. I reperti rinvenuti e il riutilizzo di porzioni delle antiche mura suggeriscono, infatti, che una nuova comunità possa essersi insediata nell'area appena 80 o 90 anni dopo il collasso della città precedente. Se questa interpretazione verrà confermata dalle future ricerche, il presunto vuoto insediativo di diversi secoli potrebbe ridursi drasticamente. In altre parole, Troia potrebbe non essere mai scomparsa del tutto dalla storia, ma aver continuato a vivere attraverso nuove comunità sorte sulle rovine della città più antica.
Il collegamento tra la Wilusa ittita e la Ilion dei Greci
La scoperta potrebbe inoltre contribuire a chiarire uno dei passaggi più enigmatici dell'antica località resa celebre dall'Iliade. Nelle fonti lasciate dagli Ittiti, una delle grandi potenze del Vicino Oriente antico, la città viene chiamata con il nome di Wilusa. Secoli dopo i Greci la conobbero, invece, come Ilion, nome che sarebbe poi diventato celebre grazie all'Iliade di Omero. Gli archeologi stanno cercando da anni di comprendere come avvenne la transizione tra queste due fasi storiche e se vi sia stata una reale continuità tra gli abitanti della tarda Età del Bronzo e quelli che occuparono il sito all'inizio dell'Età del Ferro. Proprio in questo contesto si inserisce il ritrovamento dell'agorà. La presenza di una comunità insediata a Troia già pochi decenni dopo il collasso potrebbe infatti rappresentare l'anello mancante tra la Wilusa citata nei documenti ittiti e la successiva Ilion del mondo greco, contribuendo a ricostruire un periodo della storia della città finora rimasto in gran parte oscuro.
