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Sara, prigioniera in albergo a Cuba con suo marito e una bambina di sette anni: "Non abbiamo i soldi per tornare a casa"

La donna era ospite da una zia a LʼAvana. "La polizia ci ha prelevato e rinchiuso in questo hotel". La Farnesina: "La nostra è una lotta contro il tempo, ma stiamo lavorando per riportare a casa tutti"

Quando sono partiti da Roma per L'Avana, il 22 febbraio, ancora sembrava che il coronavirus fosse poco più di un'influenza. Poi il mondo è cambiato, invaso dalla pandemia e dal terrore del contagio. E loro, una giovane coppia di Civitavecchia con la loro bambina di sette anni, si sono ritrovati bloccati in un Paese straniero da cui non sono ancora riusciti a fare ritorno. Reclusi in un albergo con altri 40 italiani, lanciano a Tgcom24 il loro grido d'allarme: "Qualcuno ci aiuti, vogliamo tornare a casa ma non abbiamo i soldi per l'aereo". 

Il volo rinviato a maggio - "Dovevamo rientrare il 30 marzo con Blue Panorama - racconta Sara Avolio, 33 anni, di Civitavecchia -. Il volo è stato annullato e spostato prima al 6 aprile e poi all'11 maggio. Adesso siamo in attesa di un volo speciale organizzato dalla stessa compagnia tramite la Farnesina, che dovrebbe essere operativo nei primi giorni di aprile. Ma ci hanno chiesto 935 euro a testa. E noi tutti quei soldi non li abbiamo. L'ambasciata ci ha detto di chiedere aiuto a parenti e familiari perché versino soldi sul conto della rappresentanza diplomatica, che ci procurerà così i contanti per pagare il volo. Ma noi siamo in forti difficoltà economiche per far fronte a tutto questo".  E così Sara, chiusa nell'hotel Rivera del quartiere Vedado, sta vivendo il suo peggiore incubo. Vuole solo ritornare in Italia con il marito, Manuel De Caro, di 39 anni, e la loro piccola Sofia.

 

Prelevati dalla polizia - Nell'albergo Sara con marito e figlia è arrivata sei giorni fa, quando la polizia cubana è venuta a prelevarla dalla casa della zia Lizzie, dove i tre erano ospiti, per trasferirli nella loro nuova residenza a fare la quarantena. "Si sono presentati a casa - racconta -. Ci hanno dato pochi minuti per fare le valigie e per trasportarci qui, dove abbiamo trovato molti altri italiani. Siamo tanti, troppi, siamo ammassati in poco spazio in condizioni difficili e qui sì che rischiamo il contagio per la vicinanza e l'eccessivo numero di ospiti. C'è una signora che non ha neanche i soldi per pagare una camera e dorme su un divano nella hall".

 

Il biglietto di rientro - "La nostra vacanza doveva essere a costo quasi zero - spiega ancora Sara -. Eravamo ospiti da mia zia. E adesso ci ritroviamo a dover pagare l'albergo in cui ci hanno rinchiuso per farci fare la quarantena (75 euro a notte) oltre a dover trovare 2.700 euro per rientrare in Italia. L'ambasciata è a conoscenza della nostra situazione. La viceambasciatrice è venuta nel nostro albergo e ci ha dato i soldi per pagare due notti. Ma io adesso non so come trovare i soldi per pagare quel volo e sono preoccupata. Abbiamo bisogno di aiuto. Siamo chiusi in queste quattro mura in un Paese straniero, alla porta dell'albergo c'è la polizia che ci impedisce di uscire e non abbiamo nessuna certezza di tornare". 

 

Il ministero degli Esteri: "Riporteremo a casa tutti" - Dalla Farnesina rispondono che si stanno organizzando voli straordinari a ritmi serrati per riportare a casa tutti e che si stanno facendo i salti mortali per affrontare una situazione senza precedenti. "Mai nella storia ci siamo trovati davanti a un evento simile - spiegano -. E' normale che le operazioni siano complicate. Ma il nostro impegno prioritario adesso è far rientrare tutti. Agli italiani che sono in Paesi stranieri chiediamo un po' di pazienza. Sappiamo che è difficile per tutti. Ma li riporteremo a casa".  E assicurano: "Sulla pagina web dell'ambasciata c'è un numero verde che è contattabile dagli italiani a Cuba 24 ore su 24. In caso di problemi sanitari, tutti i nostri connazionali possono far riferimento a quel numero e saranno aiutati e assistiti. Certo, compatibilmente con una situazione che definire eccezionale è poco". 

 

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