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Migranti, al vertice Ue no allʼItalia sui porti | Accordo su Libia, ong e rimpatri

Scontro sul tema sbarchi a Tallinn: lʼidea italiana di "regionalizzare" le attività di ricerca e soccorso in mare trova lʼopposizione degli altri Stati interessati. Minniti: "La sede per discuterne è Frontex"

No all'apertura di altri porti nel Mediterraneo per accogliere i migranti: è lo stop arrivato all'Italia dal vertice Ue di Tallinn. In particolare l'altolà è giunto da Germania, Spagna, Francia, Olanda e Belgio. Ma sulla questione porti il ministro Minniti precisa: "La sede per discuterne è Frontex e lo faremo con fermezza". Si è invece raggiunto un accordo su tre punti: Libia, codice di condotta delle ong e rimpatri con la stretta sui visti.


Nonostante il muro eretto dai partner europei, Minniti ha spiegato che sulla questione dei porti, la cosiddetta 'regionalizzazione', non è stata ancora detta l'ultima parola. Roma difenderà il suo punto di vista "con fermezza" all'incontro con Frontex e gli Stati coinvolti nell'operazione Triton, fissato a Varsavia per l'11 luglio: "Sarà quella la sede giusta per discutere della revisione del piano operativo" della missione. Perché al di là delle dichiarazioni rilasciate dai ministri arrivando alla riunione, ha evidenziato Minniti, "all'incontro il tema non era in agenda e non è stato trattato".

Pesante "no" dei partner europei - Ma a dare la misura di quanto l'ipotesi italiana sia pressoché una 'mission impossible' è la sfilza dei 'no' arrivati uno dopo l'altro da vari Stati membri, con la Germania in testa, dopo quelli già espressi da Parigi e Madrid. "Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio", ha chiarito secco il ministro tedesco Thomas de Maiziere, animato dal timore che l'iniziativa possa dare il via ad un nuovo 'pull factor' (effetto attrazione).

"Aprire più porti non risolverà il problema", ha avvertito anche l'olandese Stef Blok. "E' difficile pensare di dire ad una nave con a bordo migranti sofferenti di andare mille miglia più avanti", ha indicato invece il lussemburghese Jean Asselborn. "L'Italia ha chiesto aiuto e noi vogliamo dargliene, ma i nostri porti sono già sottoposti ad una pressione importante", ha concluso lo spagnolo Ignacio Zoido. Lo stesso commissario Ue Dimitris Avramopoulos non ha nascosto che "l'obiettivo di Triton così com'è attualmente, è chiaro". Anche se "serve più lavoro all'interno dell'Ue e con i vicini nordafricani per condividere il peso ed assicurare che l'Italia non sia lasciata sola".

L'accordo sulla Libia - L'unanimità dei ministri europei si è vista invece sull'impegno a lavorare con l'Africa, a partire dalla Libia. Un intervento non scontato, data la situazione di instabilità. Ma di fronte ai progressi compiuti grazie al ruolo dell'Italia, si è deciso di investire risorse e impegno politico per rafforzare la guardia costiera libica sul controllo delle proprie acque territoriali, accrescere la presenza delle agenzie Onu, Oim e Unhcr, per migliorare le condizioni nei centri d'accoglienza e rafforzare la frontiera sud della Libia, anche trasformando le potenzialità delle tribù per formare una moderna guardia di frontiera.

Rimpatri e ong - Accordo unanime anche sui rimpatri, giudicati "cruciali", con un maggiore ruolo di Frontex, come ha spiegato il presidente estone del Consiglio Ue, il ministro Andres Anders, visto che gli arrivi sulle coste italiane sono soprattutto di migranti economici. Quanto al codice di condotta, che l'Italia preparerà con la Commissione europea e in dialogo con le ong, il lavoro dovrebbe essere finalizzato a breve. Anche per questo, dalla settimana prossima gli esperti Ue saranno già al lavoro per dare concretezza alle misure adottate a Tallin e alleggerire la pressione sull'Italia.

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