Petroliera russa alla deriva nel Mediterraneo: ecco cosa è successo
© Withub
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Ci si appresta a scrivere il lieto fine per la "Arctic Metagaz", la metaniera colpita da un drone ucraino a inizio marzo
La metaniera russa "Arctic Metagaz", alla deriva al largo della costa occidentale libica, è stata stabilizzata in vista di un'operazione di traino verso un'area sicura. Lo ha reso noto il ministero della Difesa del Governo di unità nazionale (Gun), indicando che l'intervento è stato condotto con l'impiego di un rimorchiatore specializzato appartenente alle infrastrutture petrolifere. Secondo quanto riferito dal ministero, l'operazione ha consentito di "mettere in sicurezza la posizione della nave e impedirne ulteriori spostamenti", come misura preliminare al trasferimento controllato dell'unità. L'obiettivo è evitare che la metaniera continui a derivare verso la costa di Zuwara, riducendo i rischi per la navigazione e per l'ambiente marino.
Il dicastero libico ha sottolineato che le operazioni sono seguite "in stretto coordinamento con le autorità competenti", nel rispetto delle procedure tecniche previste, e ha ribadito che gli sforzi in corso mirano a "garantire la sicurezza della navigazione e la protezione dell'ambiente marino da eventuali rischi".
L'aggiornamento arriva dopo ore di tensione nell'area di Zuwara, dove nelle scorse ore gruppi di residenti avevano bloccato la strada costiera nei pressi del complesso di Mellitah per protestare contro la gestione del caso. Le manifestazioni si sono poi concluse dopo rassicurazioni da parte delle autorità e l'impegno a intervenire sulla nave.
Il complesso di Mellitah, situato circa 80 chilometri a ovest di Tripoli e gestito dalla joint venture Mellitah Oil & Gas (Noc-Eni), tratta il gas proveniente dai giacimenti offshore di Bahr Essalam ed è il punto di partenza del gasdotto Greenstream verso Gela, una delle direttrici di approvvigionamento energetico dell'Italia.
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La metaniera russa, appartenente alla cosiddetta "flotta ombra" di Mosca, era stata danneggiata nelle scorse settimane nel Mediterraneo centrale - secondo ricostruzioni non confermate - da un attacco con droni marini ucraini, rimanendo poi alla deriva tra le piattaforme offshore al Jurf e Sabratha. Resta alta ora l'attenzione sull'evoluzione dell'operazione di traino, che rappresenta il prossimo passaggio critico per la messa in sicurezza definitiva dell'unità.