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Libia, raid e scontri a Tripoli: 21 morti | Lʼesercito del premier Sarraj annuncia lʼoperazione "vulcano di rabbia"

Escalation dello scontro tra il governo riconosciuto a livello internazionale e le forze del generale Haftar. Via il contingente Usa dal Paese. Sarraj accusa Macron: "Sostenete Haftar". Ignorata la tregua umanitaria di due ore chiesta dallʼOnu

Sale la tensione in Libia: almeno 21 persone, tra cui quattro civili, sono morte negli scontri scoppiati alla periferia di Tripoli. Un raid aereo delle forze del governo di accordo nazionale è stato compiuto contro le postazioni dell'esercito del generale Khalifa Haftar . Le forze armate del governo di accordo nazionale di Sarraj hanno annunciato la controffensiva "vulcano di rabbia" e di aver preso il controllo dell'aeroporto (chiuso dal 2014).

Libia, combattimenti a Tripoli: ignorata la tregua richiesta dallʼOnu

Il premier libico ha presentato all'ambasciatrice francese in Libia, Béatrice du Hellen, una formale e "forte protesta", accusando Parigi di sostenere il generale Haftar. Intanto il portavoce delle forze armate del governo di accordo nazionale, il colonnello Mohamed Gounonou, ha dichiarato guerra "alle forze illegittime", ovvero agli uomini del generale Khalifa Haftar.

L'esercito libico "respinge colpi di Stato e una sua militarizzazione: la Libia sarà sempre uno stato civile, l'esercito lo proteggerà e garantirà la sicurezza della popolazione". Prima di tornare nelle mani delle milizie filo-Sarraj, l'aeroporto internazionale della capitale libica era stato preso o almeno "infiltrato" per due volte da uomini dell'esercito di Haftar.

Raid e missili - Secondo i media locali, le forze di Haftar a loro volta hanno condotto un bombardamento aereo a Naqliya camp sulla strada dell'aeroporto. Fonti locali hanno parlato anche di raid aerei in mattinata nell'area di Ain Zhara. Altre fonti riferiscono di "missili", o quanto meno razzi "Grad" che sarebbero stati piazzati dalle forze del generale Haftar a Garian, un'ottantina di chilometri in linea d'aria a sud del centro di Tripoli e avrebbero già colpito.

Ignorata la tregua umanitaria di due ore - La situazione aveva spinto l'Onu a lanciare un appello "a tutte le parti militari" a rispettare una "tregua umanitaria" di due ore per consentire "l'evacuazione di feriti e civili" da quattro zone a sud di Tripoli teatro dei combattimenti. La richiesta urgente diramata dall'Unsmil, la missione di supporto dell'Onu in Libia, aveva proposto una tregua fra le 16 e le 18 a Wadi Al Rabie, al-Kikh, el-Azizia e Qaser Bin Ghashir. La Mezzaluna rossa ha però riferito che le fazioni rivali non hanno rispettato il cessate il fuoco.

L'accusa alla Francia - In mattinata Sarraj aveva chiesto formalmente all'ambasciatrice francese di riferire la sua protesta al presidente, Macron. Intanto la situazione alle porte di Tripoli si fa sempre più incandescente: oltre 70 combattenti provenienti dalla Libia orientale (definiti invasori) appartenenti alle forze del generale Haftar sono stati arrestati nella giornata di sabato 6 aprile durante gli scontri armati tra forze del governo di Tripoli e quelle di Haftar nel distretto di Sawani e nei pressi dell'aeroporto internazionale di Tripoli. 

La replica di Parigi - La notizia della "forte protesta" con Macron espressa da Sarraj "non riflette il tenore dell'incontro" fra il premier libico e la rappresentante diplomatica di Parigi. Fonti del Quai d'Orsay hanno infatti spiegato che "si trattava di un incontro fissato di comune accordo".

La popolazione fa scorta di viveri - A causa della crescente situazione di insicurezza nella città sotto assedio le scuole rimarranno chiuse per una settimana. Ed è già partita la corsa agli approvvigionamenti: la popolazione sta facendo scorta di benzina e prodotti alimentari temendo una ulteriore escalation.

Dichiarazioni di guerra - Il premier libico riconosciuto Al Sarraj ha accusato il generale Haftar di "tradimento" in un discorso televisivo: "Abbiamo steso le nostre mani verso la pace - ha detto al-Sarraj - ma dopo l'aggressione da parte delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra contro le nostre città e la nostra capitale non troverà nient'altro che forza e fermezza".

Conte: "Confido in Haftar per evitare un bagno di sangue" - La Libia "è un dossier che seguo personalmente da tempo", ha affermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Già nella conferenza di Palermo si era evidenziata l'esigenza di prevenire l'escalation di violenza. Adesso si sta manifestando. Confido che il generale Haftar, col quale sono costantemente in contatto, voglia evitare bagni di sangue".

Via il contingente statunitense - Nel frattempo il Comando statunitense in Africa ha annunciato con una nota di avere "temporaneamente evacuato" un contingente di forze statunitensi dalla Libia. "Un contingente di forze statunitensi si sono temporaneamente trasferite dalla Libia in risposta alle condizioni di sicurezza - si legge sul profilo Twitter del Comando -. Continueremo a monitorare le condizioni sul terreno e a valutare la fattibilità di una rinnovata presenza militare degli Stati Uniti, a seconda dei casi".

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