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Libia, chi sono gli italiani rapiti

Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno lavoravano tutti per la Bonatti, unʼazienda di Parma impiegata nella costruzione di impianti petroliferi

Libia, chi sono gli italiani rapiti

Lavoravano tutti per la Bonatti, un'azienda di Parma impiegata nella costruzione di impianti petroliferi per conto di Eni. Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno furono vittima di un rapimento, nel caos della Libia post Gheddafi, il 20 luglio 2015 nella zona di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli. Pollicardo e Calcagno sono stati liberati, mentre Piano e Failla sono stati uccisi giovedì a Sabrata.

FAUSTO PIANO, 60 anni, meccanico, di Capoterra (piccolo comune dell'hinterland cagliaritano). Nel suo paese, dove vivono i suoi genitori e la moglie, faceva sempre ritorno. Il sindaco di Capoterra due settimane dopo il sequestro aveva organizzato una fiaccolata per chiedere la sua liberazione. Piano è stato ucciso giovedì a Sabrata insieme a Salvatore Failla.

SALVATORE FAILLA, 47 anni, è di Carlentini, paese del Siracusano, dove abita la famiglia. Failla, sposato, padre di due ragazze di 22 e 12 anni, saldatore specializzato, spesso era costretto a lunghe trasferte all'estero per il suo lavoro. L'operaio che da diversi anni lavorava per la Bonatti; prima di recarsi in Libia era stato impegnato in un altro cantiere in Tunisia.

FILIPPO CALCAGNO, 65 anni, di Piazza Armerina, in provincia di Enna è uno dei due ostaggi liberati. La famiglia del tecnico, sposato e padre di due figlie, risiede nel comune siciliano. Calcagno, il più anziano dei quattro sequestrati in Libia, ha lavorato diversi anni all'estero prima con l'Eni poi con la Bonatti.

GINO POLLICARDO, 55 anni, di Monterosso (La Spezia), anche lui liberato. Nel piccolo borgo delle Cinque Terre, dove vivono anche la moglie e i suoi parenti, il tecnico è molto noto.

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