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La Corea del Nord: pronti alla guerra se gli Usa lo vogliono | Russia e Cina invitano alla moderazione

Sabato, in concomitanza con la grande festività nazionale del "Giorno del Sole", Pyongyang potrebbe condurre un nuovo test atomico.

Si alza ulteriormente la tensione tra Usa e Corea del Nord. Pyongyang fa infatti sapere, attraverso il suo viceministro degli Esteri, Han Song-ryol, che la Corea del Nord "andrà in guerra se" gli Stati Uniti "lo sceglieranno". E mentre dalla Russia e dalla Cina arrivano inviti alla moderazione, la Corea del Nord è pronta a un nuovo test nucleare che potrebbe essere condotto sabato, in coincidenza con la festa nazionale del "Giorno del sole".

Pyongyang, che non ha confermato né smentito tale possibilità, ha criticato intanto con durezza gli Stati Uniti: Han Song-ryol ha puntato il dito contro le "manovre militari spericolate" degli Usa e possibili "attacchi preventivi", avvertendo che Pyongyang "ha un potente deterrente nucleare". Han ha inoltre accusato Donald Trump di aver creato un "circolo vizioso" di tensioni nella penisola coreana, ribadendo che di fronte a un attacco preventivo americano Pyongyang "non terrà le braccia incrociate" e che il prossimo test nucleare sarà condotto quando il quartier generale supremo nordcoreano lo riterrà più opportuno.

Media Usa: "Stati Uniti pronti ad attacco preventivo" - Le parole di Han arrivano dopo le indiscrezioni dell'emittente statunitense Nbc, secondo cui gli Usa potrebbero effettuare un raid preventivo in Corea del Nord se fosse verificato che il regime di Pyongyang è pronto a un nuovo test nucleare. L'attenzione è rivolta al weekend, quando nella nazione si festeggerà il 105esimo anniversario della nascita del fondatore Kim Il-sung.

Nord Corea, il sito usato per i test nucleari

Le "manovre militari" degli Stati Uniti nella Regione - Stando a Nbc News, gli Usa hanno piazzato nella Regione due cacciatorpedinieri capaci di lanciare missili Tomahawk, gli stessi che sono stati usati contro una base area siriana in risposta all'attacco chimico che, secondo Washington, è firmato dal regime di Bashar Al Assad.

Una delle navi da guerra si troverebbe a meno di cinquecento chilometri da un sito usato dalla Corea del Nord per effettuare test nucleari. E mentre una portaerei è stata dirottata già a inizio settimana nel Mare delle Filippine, dei bombardieri sono stati posizionati sull'isola di Guam per attaccare la Corea del Nord in caso di necessità.

Solo giovedì gli Stati Uniti hanno condotto un attacco contro Isis in Afghanistan utilizzato la superbomba MOAB, un ordigno capace di distruggere tutto quanto "incontra" nel raggio di centinaia di metri. Usata per annientare installazioni ben protette, è stato ipotizzato che potesse essere usata anche in un'ipotetico scenario bellico in Corea del Nord.

Il pericolo di un attacco di Pyongyang a Seul - Anche se alcuni esperti americani sostengono che Pyongyang non abbia ancora a disposizione missili intercontinentali né armi nucleari di lungo raggio, una qualsiasi prova di forza degli Stati Uniti rischia di spingere la Corea del Nord ad attaccare quella del Sud. A Seoul lo sanno bene, visto che il ministro degli Esteri ha cercato di rassicurare dicendo che "consapevoli di tali preoccupazioni, gli Usa hanno ripetutamente detto che discuteranno con noi di temi legati alla Corea del Nord". Ed è dunque proprio il governo sudcoreano che gli Usa dovranno convincere in merito alla necessità di una simile azione.

La Russia: "Siamo preoccupati, invitiamo a moderazione" - La Russia si è detta "molto preoccupata" per le crescenti tensioni in Corea del Nord, e ha invitato tutti i Paesi coinvolti ad astenersi da qualsiasi atto provocatorio. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha sottolineato che "con grande preoccupazione che stiamo guardando l'escalation" nella penisola coreana: Mosca invita quindi "a dar prova di moderazione".

La Cina: "Una guerra non avrebbe vincitori" - "Se ci sarà una guerra, il risultato sarà una situazione in cui tutti perderanno e nessuno vincerà". A sostenerlo è il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, avvertendo che chi dovesse provocare il conflitto "dovrà assumersene le responsabilità storiche e pagarne il prezzo". Per precauzione, intanto, la compagnia di bandiera cinese, Air China, da lunedì sospenderà tutti i collegamenti aerei tra Pechino e Pyongyang.

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