Scampò ad Auschwitz

Israele, morto a 107 anni Yehuda Aharon Widewski: era il più anziano sopravvissuto all'Olocausto

Deportato ad Auschwitz nel 1944 con tutta la famiglia, dedicò la sua vita a salvare la memoria ebraica recuperando oltre 3mila tombe in Polonia

14 Set 2026 - 10:26
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È morto a 107 anni Yehuda Aharon Widewski, il più anziano sopravvissuto all'Olocausto. La notizia, annunciata dai media israeliani, è stata confermata anche dal Memoriale di Auschwitz. Dopo aver passato diversi mesi nei campi di lavoro e concentramento nazisti, emigrò in Israele prima di tornare in Polonia per dedicarsi al restauro dei cimiteri ebraici. Contribuì in questo modo all'identificazione di oltre 3mila tombe tanto da venire scelto nel 2012 per accendere una fiaccola durante la cerimonia nazionale della Giornata della Memoria.

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L'infanzia in Polonia, la vita nel ghetto e la deportazione

 Nato il 26 luglio 1919 a Turek, nella Polonia centrale, fin dall'adolescenza divenne attivo nel movimento giovanile sionista Hashmonaim. Contribuì alla gestione di un’azienda tessile che impiegava decine di sarte ebree nella produzione di camicie militari e biancheria intima ma, dopo l'occupazione tedesca di Łódź nel settembre 1939, lui e la sua famiglia furono costretti a trasferirsi nel ghetto. Qui continuarono a lavorare nel settore tessile e gestirono dalla loro casa una delle prime mense per i poveri del ghetto. Nell’agosto del 1944, durante la chiusura definitiva del ghetto, Yehuda, i suoi genitori e diversi fratelli furono deportati ad Auschwitz. I genitori e il fratello maggiore Gabriel vennero uccisi all’arrivo in una camera a gas. Otto giorni dopo, Yehuda e suo fratello minore Jehoszua furono trasferiti in un campo di lavoro forzato a Friedland, dove produssero ali di aeroplano fino alla liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa nel maggio 1945.

Il periodo in Israele e il ritorno in Polonia

 Tornato a Łódź dopo la guerra, Yehuda trovò l'appartamento di famiglia occupato da altre persone. E scoprì che, di tutta la famiglia Widewski, erano sopravvissuti solo lui e suo fratello. Decise di rimboccarsi le maniche: ricostruì una fabbrica tessile, sposò Lea ed ebbe un figlio, Abraham. Nel 1950 emigrò in Israele, dove fondò e gestì diverse imprese commerciali. Nel 1978 decise di tornare in Polonia per cercare la tomba di sua nonna nel cimitero ebraico di Łódź. Sconvolto dalle sue condizioni, avviò un progetto a lungo termine di ricerca d’archivio, documentazione sul campo e restauro dei luoghi di sepoltura ebraici in tutta la Polonia. Contribuì a identificare e contrassegnare più di 3mila tombe e partecipò al restauro di altre migliaia, diventando una figura centrale nell’impegno per la conservazione dei luoghi ebraici della memoria.

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