La guerra in Iran potrebbe terminare attorno alle elezioni di mid-term americane. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando a margine dell'Irish Open di Golf. Secondo il tycoon Teheran "desidera ardentemente raggiungere un accordo". "Dipende da loro", ha aggiunto. Ma prosegue lo stallo diplomatico: è stato rinviato l'incontro in Oman tra i Paesi del Golfo e l'Iran per discutere di possibili accordi sullo Stretto di Hormuz. Il fronte si è poi allargato anche allo Yemen per gli attacchi degli Houthi alle basi militari saudite.
I media iraniani hanno riferito di aver udito esplosioni nella zona della città di Sirik, nel sud del Paese, vicino allo Stretto di Hormuz. Secondo le fonti, la causa delle esplosioni è al momento sconosciuta.
La guerra in Iran potrebbe terminare attorno alle elezioni di mid-term americane. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando a margine dell'Irish Open di Golf. Secondo il tycoon Teheran "desidera ardentemente raggiungere un accordo". "Dipende da loro", ha aggiunto.
L'accordo previsto tra Teheran e Muscat per la gestione di Hormuz non porterà alla riapertura dello Stretto: lo afferma il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Parlando con il quotidiano Al-Araby Al-Jadeed, ripreso da Al Jazeera, Araghchi ha dichiarato che l'Iran "fornirà ai Paesi partecipanti i dettagli dell'accordo con l'Oman e le mappe relative alla nuova rotta" durante un incontro con gli Stati del Golfo che si terrà nella capitale omanita. Tuttavia, l'accordo non indica "in alcun modo" una riapertura dello Stretto; Teheran continua infatti a chiedere che gli Stati Uniti rispettino gli impegni assunti nel memorandum d'intesa di 60 giorni firmato a Islamabad lo scorso giugno, ha affermato il ministro. "L'Iran ritiene che la responsabilità di garantire sicurezza e stabilità nella regione spetti esclusivamente ai Paesi della regione stessa", ha aggiunto Araghchi.
"Ci sono normali misure di sicurezza che vengono adottate perché i nostri militari possano essere garantiti". Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando dell'allarme per i militari italiani che operano nell'area della penisola arabica sottoposta agli attacchi degli Houthi. "Sappiamo che è una situazione complicata e ci auguriamo si possa trovare la firma di un accordo - ha aggiunto - Abbiamo condannato gli attacchi degli Houthi all'Arabia Saudita. Ci auguriamo che la situazione possa cambiare. Bisogna lavorare per costruire un nuovo processo e continuare a difendere, con la missione Aspides, le navi mercantili nel Mar Rosso", ha sottolineato il vicepremier.
Più di 1.400 persone sono fuggite dallo Yemen verso Gibuti in sole 24 ore. E' quanto dichiarano le autorità locali, mentre le forze Houthi rafforzavano il loro controllo sulla costa del Mar Rosso e sullo stretto di Bab el-Mandeb, di vitale importanza strategica. Il ministro dell'Economia e delle Finanze di Gibuti, Ilyas Moussa Dawaleh, ha rivelato la cifra in un post su X, scrivendo che i rifugiati erano arrivati "dallo Yemen in sole 24 ore". L'ondata migratoria aggrava ulteriormente la crisi degli sfollati in Yemen, dove, secondo le Nazioni Unite, almeno 76.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case da luglio, un numero quadruplicato nell'ultima settimana a causa della ripresa dei combattimenti. I combattenti Houthi, alleati dell'Iran e che già controllano una porzione significativa del nord dello Yemen, tra cui la capitale Sanaa e la città occidentale di Hodeida, hanno avanzato rapidamente lungo la costa del Paese negli ultimi giorni.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che l'Iran "non si arrenderà" agli Stati Uniti, accusando Washington di prendere di mira i civili e di tentare di costringere il Paese alla sottomissione. "Se gli americani sono guerrieri, che affrontino le nostre valorose forze militari. Perché muovere guerra alle infrastrutture civili, alle scorte alimentari e ai mezzi di sussistenza? Se sono esseri umani, perché negare loro l'accesso all'acqua, al cibo e alle medicine? Il nostro popolo non si lascia intimidire e costringere alla sottomissione. L'Iran non si arrenderà", ha scritto Pezeshkian su X.
Le autorità irachene hanno annunciato un calendario per la riapertura di tre valichi di frontiera con l'Iran, il giorno dopo la loro chiusura avvenuta in seguito a un attacco con droni contro un oleodotto saudita, lanciati proprio dalla zona di confine condivisa. A seguito di questi raid, Baghdad ha rimosso dall'incarico il comandante militare della provincia di Missan, vicino al confine iraniano, una volta accertato che i droni erano stati lanciati da quell'area e chiuso tre valichi.
Nei pressi della frontiera di al-Shib, nella provincia di Missan, sono stati rinvenuti i dispositivi di lancio dei droni. L'unità governativa per la comunicazione sulla sicurezza ha dichiarato che, "a seguito di una revisione delle operazioni ai valichi di frontiera", questi avrebbero riaperto gradualmente al transito di passeggeri e merci, secondo un calendario che va da oggi a giovedì. I valichi interessati sono quelli di Shalamsheh (Bassora), al-Shib (Missan) e al-Mandali (Diyala). Shalamsheh e al-Shib hanno riaperto al transito dei passeggeri, ma non a quello delle merci, ha precisato l'unità governativa. Nessun gruppo ha rivendicato l'attacco.
Sono almeno 76mila le persone sfollate in Yemen da luglio. Lo riferiscono le Nazioni Unite sottolineando che il numero è quadruplicato nell'ultima settimana a causa dell'intensificarsi degli scontri tra le forze governative e i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran. "L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) lancia l'allarme per il rapido peggioramento della crisi degli sfollati in Yemen, che si sta evolvendo di ora in ora", ha dichiarato l'agenzia delle Nazioni Unite in un comunicato. Gli Houthi, che da anni controllano ampie zone del nord dello Yemen, hanno lanciato la scorsa settimana un'offensiva su vasta scala contro le forze governative yemenite sostenute dall'Arabia Saudita, ottenendo una vittoria dopo l'altra in combattimenti che hanno causato centinaia di morti.
Una nave mercantile iraniana è stata colpita all'alba al largo dell'isola di Qeshm, nel sud dell'Iran, provocando un morto e tre feriti. Lo ha riferito il governatore della contea di Qeshm, Hossein Amir Teymouri, citato dall'agenzia iraniana Mehr. Il centro britannico per le operazioni commerciali marittime (Ukmto) ha inoltre segnalato un'imbarcazione raggiunta da un proiettile non identificato durante il transito nello stretto di Hormuz. Non è chiaro se le due segnalazioni riguardino lo stesso episodio.
Secondo il governatore, il mercantile iraniano è stato colpito intorno alle 5 del mattino, le 3:30 in Italia, nell'area compresa tra l'isola di Hengam e la costa di Shib Deraz, sul versante meridionale di Qeshm, in prossimità dello stretto che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. L'autorità locale non ha precisato il nome della nave, la società armatrice, il carico trasportato o la rotta seguita, limitandosi ad annunciare che ulteriori dettagli saranno comunicati successivamente. Per l'imbarcazione segnalata da Ukmto non risultano ancora chiariti l'entità dei danni e le condizioni dell'equipaggio. Il centro britannico non ha attribuito la responsabilità dell'attacco. Mehr, riprendendo l'emittente yemenita Al Masirah, descrive questa unità come una petroliera battente bandiera panamense rimasta fuori servizio dopo essere stata colpita.
Il governo iracheno ha rimosso i vertici della sicurezza della provincia meridionale di Maysan e autorizzato un'indagine congiunta con l'Iran dopo gli attacchi contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, partiti secondo Baghdad dal territorio iracheno. Il primo ministro e comandante in capo delle Forze armate, Ali Falih al Zaidi, ha disposto la rimozione del comandante delle operazioni e del capo della polizia provinciale, oltre al deferimento dei responsabili degli apparati di sicurezza a un'inchiesta sulle violazioni riscontrate. Maysan, il cui capoluogo è Amara, si trova nel sud-est dell'Iraq, lungo il confine con l'Iran. Il portavoce del premier, Sabah al Numan, ha annunciato che Al Zaidi ha accolto la richiesta iraniana di condurre un'indagine congiunta sulle piattaforme di lancio di droni rinvenute vicino alla frontiera tra i due Paesi. Le autorità irachene hanno ribadito il rifiuto di utilizzare il territorio nazionale per minacciare la sicurezza dell'Arabia Saudita o degli altri Stati vicini.
