Iran, 40enne condannato a morte per i suoi post sui social: accusato di "corruzione sulla terra"
L'organizzazione Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, ha confermato la condanna, motivandola con le sue attività di "dissenso online"
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Una sentenza di condanna a morte, in Iran, è piombata sul 40enne Amirhossein Mousavi per i suoi post sui social. A dare la notizia sono stati il suo avvocato e diverse organizzazioni per i diritti umani, fra cui Iran Human Rights (IHR). Il motivo è di "corruzione sulla terra", uno dei capi d'accusa più gravi in Iran, ma basato su un concetto vado e regolarmente contestato dalle Ong.
L'annuncio della condanna a morte
"Il mio assistito, Amirhossein Mousavi, è stato condannato a morte con l'accusa di 'corruzione sulla terra' per via delle sue attività virtuali su Twitter". Con queste parole, l'avvocato Reza Shafakhah ha annunciato su internet la sentenza per il 40enne, che pubblicava contenuti su X e Instagram tramite account gestiti in modo anonimo. Le sue attività online avvenivano tramite un account denominato "James B. Din" e le autorità hanno dichiarato di aver accertato il legame tra Mousavi e il suddetto profilo. L'organizzazione Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, ha confermato la condanna, motivandola con le sue attività di "dissenso online" contro le autorità.
La storia travagliata di Mousavi
L'uomo fu arrestato nel dicembre 2024, assieme a sua moglie, in un aeroporto di Teheran, mentre si accingeva a partire per l'isola iraniana di Kish, nel Golfo. E avrebbe trascorso 148 giorni in isolamento. Il 6 ottobre 2025, le sue confessioni (secondo quanto si legge sul portale di IHR, estorte con la forza) furono trasmesse sul secondo canale dell'emittente statale iraniana, durante il notiziario delle 20:30. Secondo la versione diffusa dalle autorità, Amirhossein gestiva una rete di spionaggio e guerra psicologica per conto del Mossad israeliano, utilizzando lo pseudonimo online "James the Faithless".
Inoltre, fu accusato di aver agito come agente israeliano per fomentare il dissenso durante le manifestazioni nazionali del 2022. Tuttavia, poco dopo l'uscita delle sue confessioni, Mousavi rispose alla messa in onda con una dichiarazione dal carcere di Evin e descrivendo il tutto come "completamente falso".
