India, la truffa del finto casello: 75 milioni di rupie incassati in un anno e mezzo
Per diciotto mesi i viaggiatori del distretto di Morbi hanno pagato il pedaggio a dei privati cittadini, pensando di versarlo nelle casse dello Stato
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Nello stato indiano del Gujarat, è stato messo in piedi un finto casello autostradale. Per un anno e mezzo i viaggiatori del distretto di Morbi, lungo la strada nazionale Bamanbore-Kutch, nella parte occidentale del Paese, hanno pagato il pedaggio a dei privati cittadini, pensando di versare le rupie nelle casse dello Stato. Un casello abusivo con tanto di barriere mobili e cartelli, e tutto il necessario a far sembrare la struttura in piena regola. E intanto la burocrazia guardava le corsie dell'autostrada, quella vera, svuotarsi. Sfruttando il terreno di una vecchia fabbrica di ceramica abbandonata, la White House Ceramic Company, i malviventi erano riusciti a deviare il traffico dall’autostrada con il casello ufficiale a pochi chilometri di distanza, e hanno cominciato a spillare pedaggi.
Lo sconto e la promessa di costruire templi
Per convincere i viaggiatori a cambiare strada, uno sconto sul prezzo: il finto pedaggio costava la metà di quello ufficiale. E per rendere la decisione ancora più appetibile, si raccontava che quei soldi sarebbero serviti per costruire dei templi nel villaggio vicino. Così, i camionisti e gli automobilisti che passavano di lì non solo pensavano di risparmiare, ma anche di fare una buona azione con un'offerta alla divinità. E intanto l’autostrada "ufficiale" si svuotava. Migliaia di rupie al giorno, incassate per un anno e mezzo: la stima è di decine di milioni, forse settantacinque.
L'arresto dei responsabili e la seconda vita della vicenda
Così, il vero casello statale vedeva evaporare il traffico. Poi, i truffatori sono stati arrestati: dai proprietari dei terreni coinvolti, ai gestori della deviazione. Ma la polizia indiana ci ha messo un anno e mezzo per scoprire il tutto: gli arresti sono scattati nel 2023. E il web è stato ancora più lento: a tre anni di distanza, la vicenda sta vivendo in questo periodo una seconda vita sui social, impazziti per questa truffa, che hanno incoronato i responsabili come "geni del crimine".
