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La Guida Suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, potrebbe essere in punto di morte. A riportalo è l'agenzia di stampa indipendente IranWire che cita due fonti anonime vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Le fonti affermano che "circolano ampiamente ai più alti livelli del regime voci secondo cui si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all'altro". Nel frattempo, il principe saudita Mohammed bin Salman ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese Emmanuel Macron, dedicato alla situazione in Medio Oriente. Intanto, secondo il Wall Street Journal, il presidente americano Trump sarebbe inoltre sempre più frustrato per la mancanza di soluzioni capaci di costringere l'Iran a interrompere il proprio programma nucleare o a mettere fine al conflitto. Intanto l'Arabia Saudita ospita a Gedda un vertice con Pakistan e Turchia, durante il quale i tre Paesi dovrebbero firmare un accordo di mutua difesa.
La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei non ha incontrato alcun membro del governo iraniano dagli attacchi americo-israeliani che hanno ucciso il padre, Ali Khamenei, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa indipendente IranWire, vicina all'opposizione, che cita due fonti anonime vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Le fonti affermano che "circolano ampiamente ai più alti livelli del regime voci secondo cui si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all'altro". "Non ci sorprenderemmo se presto venissimo a conoscenza della sua morte", avrebbe dichiarato una delle fonti. Mojtaba Khamenei non ha fatto alcuna apparizione pubblica da quando è diventato Guida Suprema e non sono state trasmesse registrazioni di suoi discorsi, ma solo dichiarazioni scritte a lui attribuite dai media statali. Secondo alcune fonti, sarebbe rimasto ferito e forse sfigurato durante l'attentato in cui ha perso la vita suo padre, e da allora si è nascosto, comunicando con altri alti responsabili del regime attraverso una rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian ha dichiarato in un'intervista trasmessa mercoledì dalla televisione di Stato che al momento i contatti con Khamenei sono "molto difficili".
Il presidente americano Donald Trump ha riconosciuto che alcune munizioni sono "più limitate" dopo mesi di guerra con l'Iran, rimarcando però che gli Stati Uniti hanno a disposizione altri tipi di armi, meno avanzate, per continuare a combattere, qualora fosse necessario. "Abbiamo alcuni tipi di munizioni molto potenti, di cui abbiamo scorte illimitate, praticamente illimitate. Per altre, invece, sono più limitate, ma le stiamo rifornendo", ha detto alla stampa nello Studio Ovale, rispondendo a una domanda sulla richiesta di nuovi finanziamenti per gli armamenti presentata dall'amministrazione al Congresso. Stando a quanto riportato dalla Cnn, il presidente ha quindi aggiunto che le scorte di armi meno avanzate sono abbondanti, mentre le aziende della difesa stanno intensificando la produzione di intercettori Patriot e missili Tomahawk: "Abbiamo certi tipi di munizioni che potrebbero non essere altrettanto precise. Potrebbero non essere altrettanto sofisticate".
Secondo quanto riportato dai media palestinesi, Khamis Jabara, un palestinese di 80 anni, sarebbe rimasto ferito ieri dopo essere stato presumibilmente picchiato da soldati delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nel villaggio di Turmus Ayya, in Cisgiordania. Lo scrive il Times of Israel, secondo cui in un video che circola sui social si afferma che l'uomo sarebbe cittadino statunitense. Il video sembra mostrare Jabara a terra con una ferita alla testa, sanguinante, mentre tre soldati gli stanno accanto. Un palestinese che si identifica come il nipote di Jabara viene visto mentre cerca di parlare con i soldati, i quali non rispondono. Il presunto nipote mostra alla telecamera un documento di identità dell'uomo a terra. L'Idf non hanno ancora risposto a una richiesta di commento.
L'Arabia Saudita, il Pakistan e la Turchia firmeranno oggi a Gedda un accordo di mutua difesa: lo hanno detto all'Afp fonti vicine all'esercito e al governo dell'Arabia Saudita. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif si incontreranno nella città saudita per un vertice tra i tre paesi musulmani sunniti. "La questione è in discussione da molto tempo, ma i recenti sviluppi nella regione hanno accelerato il ritmo", ha detto all'Afp una fonte vicina all'esercito, che ha voluto rimanere anonima.
Le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti sono scese ai livelli più bassi dal 1983, lasciando il Paese con scorte equivalenti a circa 43 giorni di consumo, mentre prosegue il conflitto con l'Iran e resta chiuso lo Stretto di Hormuz. Secondo i dati di Bank of America Global Research rilanciati dalla stampa Usa, l'amministrazione del presidente Donald Trump ha già rilasciato circa 108,6 milioni di barili delle riserve strategiche nell'ambito di un piano da 172 milioni di barili per contenere l'aumento dei prezzi dell'energia. Le scorte ammontano ora a circa 304,8 milioni di barili. Trump aveva avvertito già a giugno che le riserve non avrebbero potuto sostenere a lungo il Paese in caso di guerra prolungata, affermando che gli Stati Uniti avrebbero rischiato di esaurirle "in circa quattro settimane".
Secondo l'agenzia di stampa saudita Spa, citata da Al-Jazeera, il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman ha discusso telefonicamente con il presidente francese Emmanuel Macron della situazione in Medio Oriente e della libertà di navigazione nel Mar Rosso. L'agenzia ha inoltre riferito che i due leader hanno parlato di sforzi congiunti per rafforzare la stabilità nella regione e garantire la sicurezza in seguito agli attacchi contro obiettivi sauditi da parte del gruppo Houthi yemenita, legato all'Iran.
Donald Trump ha ordinato nuove indagini sulle rivelazioni relative alle scorte di munizioni sotto pressione del Pentagono, intensificando gli sforzi contro la fuga di notizie compromettenti sulla guerra con l'Iran. Il tycoon, scrive il Wall Street Journal, ha avanzato la richiesta dopo settimane di titoli di giornale sui livelli di munizioni scesi a livelli preoccupanti, secondo funzionari dell'amministrazione, malgrado le rassicurazioni dell'amministrazione sul fatto che gli Usa abbiano ciò che serve per combattere Teheran e potenze mondiali come Russia e Cina. La frustrazione di The Donald per la guerra è cresciuta a causa delle poche opzioni valide per costringere Teheran a smantellare il suo programma nucleare o, più in generale, a porre fine al conflitto.
Nuovi attacchi dei ribelli yemeniti Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno causato in serata il ferimento di 11 civili nel sud dell'Arabia Saudita; lo ha reso noto la coalizione guidata da Riad, segnalando un bilancio senza precedenti nel Regno in oltre quattro anni di ostilità. Tra i feriti figurano sette sauditi - tra cui un bambino di quattro anni -, due egiziani, uno yemenita e un pachistano, ha precisato il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Malki, in un comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale saudita, aggiungendo che gli attacchi sono avvenuti nella regione di Najran, al confine con lo Yemen.
