Gli aggiornamenti in tempo reale dalla Svizzera
Dialogo in salita tra le minacce di Trump su Hormuz e la tentazione di Teheran di ritirarsi | Media Usa: Iran ancora ai colloqui
Nuovi raid dell'Idf nel sud del Libano: almeno sette morti. Netanyahu: "La verità e Israele prevarranno"
Momenti di alta tensione tra le delegazioni di Iran e Usa. Ai colloqui di Lucerna, in Svizzera, Teheran aveva valutato di ritirare la propria delegazione in segno di protesta nei confronti del presidente statunitense, Donald Trump, con conseguente stop ai negoziati. Un funzionario alla testata Axios ha però riferito: "La delegazione iraniana non è andata via e i colloqui sono ancora in corso". Tra i punti chiave la questione del nucleare e dello Stretto di Hormuz. A tal proposito, un diplomatico americano ha sottolineato che "su Hormuz sono stati fatti progressi" e anche che ci si "è concentrati anche su tutti gli elementi dell'accordo sul nucleare". Nel frattempo, media americani hanno diffuso la notizia riguardante il numero delle navi che, nelle ultime 24 ore, hanno attraversato il sito. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che Israele non accetterà compromessi su armi nucleari da parte dell'Iran, "non possono averle, finché sarò premier questo non accadrà", ha puntualizzato.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato: "Le nostre truppe nel Libano meridionale godono di piena libertà d'azione per contrastare qualsiasi minaccia diretta o emergente contro di loro o contro gli abitanti del nord. Le Forze di Difesa israeliane non hanno alcuna restrizione in merito".
Gli Stati Uniti, l'Iran e i mediatori hanno parlato in Svizzera dello Stretto di Hormuz e sono stati fatti "buoni progresso su questo fronte". Lo riporta Axios citando un diplomatico americano, secondo il quale i colloqui di oggi si sono concentrati anche su tutti gli elementi dell'accordo sul nucleare.
"Non siamo in guerra con i libanesi, siamo in guerra con Hezbollah, che minaccia di farci del male. Quando saranno distrutti, potremo firmare un accordo di pace, e spero di poterlo fare". Lo ha dichiarato nel suo intervento al Summit internazionale di politica della Jns a Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lo riporta l'account ufficiale X del governo. "Il nostro obiettivo sono i terroristi e a volte ci sono danni collaterali - ha proseguito-. In ogni guerra di questo tipo, in ogni conflitto urbano, ci sono delle vittime civili. A Gaza, il rapporto tra terroristi e civili è basso, nonostante le menzogne che vengono diffuse. Ho chiesto al Ministero della Difesa quale fosse il rapporto in Libano e mi hanno risposto cinque terroristi per ogni cittadino. Il nostro obiettivo sono i terroristi -ha concluso- e cerchiamo di ridurre al minimo i danni ai civili. Dovremmo essere elogiati, non attaccati", ha concluso.
I negoziati tra Stati Uniti e Iran sono in una fase di stallo, ma non ancora conclusi. Lo ha riferito alla Cnn una fonte iraniana in contatto con la delegazione a Bürgenstock, in Svizzera. Secondo la fonte, sono in corso dialoghi informali per far sì che le parti diplomatiche riprendano i colloqui.
Secondo le stime preliminari di un'analisi di prossima pubblicazione del Center for Strategic and International Studies, la guerra con l'Iran è costata al Dipartimento della Difesa circa 40 miliardi di dollari. La cifra comprende il costo delle munizioni, delle attrezzature distrutte e dei danni alle basi, ma non include i costi operativi che erano già stati considerati nel bilancio del dipartimento per l'anno fiscale 2026, che supera il trilione di dollari. Lo ha dichiarato a Cnn, Mark Cancian, consulente senior del Csis. Sebbene il Dipartimento della Difesa abbia sopportato la maggior parte delle spese, il conflitto è costato ad altre agenzie, come il Dipartimento per la Sicurezza Interna e il Dipartimento per gli Affari dei Veterani, 1 miliardo di dollari, secondo le stime preliminari del Csis.
Israele si appresta a porre fine alle restrizioni legate alla guerra in tutto il Paese, compresa la zona di confine tra Israele e Libano. Lo riporta la Cnn citando l'Israel Home Front Command, che ha annunciato come le restrizioni più recenti, che limitavano gli assembramenti e le attività scolastiche nel nord di Israele, scadranno alle 6 ora locale di lunedì. Dall'inizio della guerra con l'Iran, oltre tre mesi fa, Israele aveva continuamente imposto limitazioni all'istruzione e al numero di persone ammesse agli assembramenti nelle comunità vicine al Libano. A partire da lunedì mattina, in tutto il Paese non saranno più in vigore restrizioni che riguardino scuole, lavoro o assembramenti.
Un diplomatico al corrente dei colloqui tra Washington e Teheran organizzati in Svizzera afferma che "la delegazione iraniana non è andata via e che i colloqui tra Usa e Iran sono ancora in corso": lo ha riportato su X Barak Ravid, giornalista di Axios.
Una fonte vicina alla squadra negoziale iraniana ha dichiarato all'agenzia Tasnim che la delegazione di Teheran ha lasciato il luogo dei colloqui in segno di protesta contro le dichiarazioni del presidente americano, Donald Trump.
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto qualsiasi ipotesi di zona di sicurezza israeliana in Libano, dopo che il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha promesso che le sue truppe rimarranno nel sud del Paese finché necessario. "La permanenza delle truppe israeliane sul territorio libanese è impossibile. Non esistono zone di sicurezza per Israele, abbiamo un esercito nazionale che interviene ed è responsabile della salvaguardia della sovranità, ed è con lui che collaboriamo", ha dichiarato Qassem in un discorso televisivo, aggiungendo che "Israele è un aggressore e deve andarsene".
"Non pensano forse che se le loro minacce avessero avuto un qualche effetto, non sarebbero arrivati a questo punto di disperazione? Non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti alle loro dichiarazioni, le nostre forze armate sono pronte a rispondere. Qualunque cosa dicano, saremo noi ad agire". Lo scrive su X il capo negoziatore iraniano Mohammed Ghalibaf rispondendo alle minacce di Donald Trump.
Israele non accetterà compromessi sulla necessità di impedire che l'Iran acquisisca armi nucleari, né sul mantenimento della pressione nei confronti di Hezbollah in Libano. Lo ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, parlando a un evento organizzato in occasione del 50esimo anniversario dalla morte di suo fratello Yoni. "Per quanto riguarda l'Iran: indipendentemente dagli sviluppi diplomatici, non gli permetteremo di acquisire armi nucleari. Finché sarò il premier di Israele questo non accadrà", ha affermato.
Nelle ultime 24 ore sono 67 le navi che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, guidate dalle Forze armate statunitensi lungo una rotta commerciale a Sud del canale principale minato dall'Iran. Lo ha detto il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, parlando all'emittente Fox News. "Stiamo dimostrando agli iraniani che possiamo avere flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, con o senza di loro", ha affermato.
"Durante la prima sessione di colloqui durata 80 minuti" tra Stati Uniti e Iran in Svizzera "non si sono svolte negoziazioni riguardanti il programma nucleare iraniano". Lo conferma la tv iraniana aggiungendo che l'attenzione si è concentrata sull'attuazione del memorandum d'intesa e sulla situazione in Libano. Nel frattempo, il direttore generale della Compagnia petrolifera nazionale iraniana, Hamid Bovard, membro della delegazione in Svizzera, ha dichiarato che la revoca delle sanzioni petrolifere sono state discusse nei colloqui odierni. "Il blocco navale statunitense è stato revocato e l'Iran ha iniziato a esportare petrolio. In una prima fase, le navi iraniane hanno superato le linee restrittive e si sono dirette verso le destinazioni", ha affermato, citato dall'agenzia di stampa Irna. "Negli ultimi giorni quasi la metà del petrolio iraniano è stata esportata verso altri Paesi e, dopo la piena attuazione del Memorandum d'intesa, le esportazioni riprenderanno senza interruzioni".
Il primo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti in Svizzera, con i mediatori di Pakistan e Qatar, si è interrotto per "consultazioni interne". Lo affermano i media iraniani tra cui Irna e Isna.
Secondo il ministero della Salute libanese, almeno 4.106 persone sono state uccise e 12.153 sono rimaste ferite dalla ripresa dei combattimenti tra Israele e Hezbollah, lo scorso 2 marzo. Tra le vittime - ha aggiunto il comunicato - figurano 383 donne, 251 bambini e 135 operatori sanitari.
"Mi impegno qui, sulla tua tomba, Yoni, e mi impegno davanti a voi, cittadini: lo Stato di Israele non sarà un episodio passeggero nella storia del nostro popolo. Difenderemo con fermezza i nostri interessi vitali. Rimarremo nella zona di sicurezza nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario a proteggere i preziosi residenti del nord e tutti i cittadini dello Stato. In qualità di Primo Ministro di Israele, sono fermamente determinato su questo punto e nulla lo cambierà". Lo ha detto Benjamin Netanyahu durante la commemorazione del fratello, l'eroe d'Israele tenente colonnello Yonatan (Yoni) Netanyahu, nel 50mo anniversario della sua caduta in servizio (il 4 luglio 1976 durante l'operazione di liberazione degli ostaggi a Entebbe, in Uganda). "Abbiamo ottenuto risultati straordinari e non vi rinunceremo. Per quanto riguarda l'Iran: qualunque siano gli sviluppi politici e diplomatici, non permetterò all'Iran di dotarsi di armi nucleari. Finché sarò Primo Ministro di Israele, questo non accadrà. A questo sacro obiettivo ho dedicato la mia vita sin dal giorno della tua caduta, Yoni", ha aggiunto il premier.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando la possibilità di coinvolgere la Siria nel contrasto all'organizzazione sciita filo-iraniana Hezbollah in Libano. Lo ha detto parlando all'emittente "Fox News", dicendosi "deluso" perché Israele non riesce a eliminare la minaccia del gruppo.
In un'intervista a Fox News, il presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato di aver parlato con funzionari iraniani e di averli messi in guardia contro qualsiasi tentativo di chiudere lo Stretto di Hormuz. Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero diventare l'"angelo custode" dello Stretto di Hormuz e assumere il controllo del 20% delle esportazioni di petrolio che transitano attraverso il corridoio. "Potremmo prendere il controllo dello Stretto, se necessario. Li farò saltare in aria."
Il capo dei corrispondenti Esteri di Fox News, Trey Yingst, ha reso noto in una serie di messaggi su X di aver avuto una conversazione con Donald Trump nella quale il presidente americano gli ha rivelato di aver parlato con gli iraniani durante la notte avvertendoli di non chiudere lo Stretto di Hormuz. "Se lo chiudete, non avrete più un Paese", avrebbe detto Trump ai funzionari iraniani. "Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese". Nella stessa conversazione con il cronista il tycoon avrebbe aggiunto che gli Usa "se necessario" potrebbero prendere il controllo dello Stretto e diventarne "l'Angelo Custode" prendendosi "il 20% del petrolio".
"L'Iran deve immediatamente fermare i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi. In caso contrario, colpiremo di nuovo l'Iran molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, ma con ancora maggiore forza". Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.
"Abbiamo fatto progressi nelle ultime ore". Lo ha detto il vicepresidente JD Vance in Svizzera per i colloqui con l'Iran, augurandosi che ulteriori progressi possano essere fatti nelle prossime ore.
L'Iran ha avviato a Lucerna i colloqui con gli Stati Uniti e il Qatar sul Libano e i fondi congelati. Lo rende noto la televisione di Stato iraniana.
Secondo quanto riportato dal pool di giornalisti della Casa Bianca - citato dal New York Times - la delegazione americana in Svizzera, guidata dal vicepresidente JD Vance, ha accolto la delegazione pakistana, guidata dal primo ministro Shehbaz Sharif, e il loro incontro è già iniziato. Il report afferma che Vance ha ignorato la domanda di un giornalista che gli chiedeva se avesse un messaggio per il primo ministro Benjamin Netanyahu riguardo alle operazioni militari in Libano, che si profilano come un ostacolo ai negoziati con l'Iran.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l'uranio, ma è disposto a fornire garanzie sul fatto che il Paese non intende dotarsi di un'arma nucleare. "Ciò che gli Stati Uniti chiedono è che l'Iran non costruisca una bomba atomica. Non è una novità, e possiamo anche affermare per iscritto che non abbiamo alcuna intenzione di costruire una bomba", riporta il sito web del presidente. "Tuttavia, non rinunceremo al nostro diritto di arricchimento, e l'altra parte non avrà altra scelta che accettarlo", aggiunge, mentre i negoziatori iraniani e statunitensi si incontreranno oggi in Svizzera per dei colloqui.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato il suo omologo svizzero, Ignazio Cassis, nella lussuosa località alpina svizzera di Buergenstock, secondo quanto riportato dall'emittente statale iraniana Irib. L'incontro faceva parte del programma ufficiale della delegazione iraniana, ha riferito l'emittente. I negoziati a livello tecnico tra Iran e Stati Uniti, nonché i Paesi mediatori Pakistan e Qatar, dovrebbero iniziare a Buergenstock nelle prossime ore. Si prevede che si terranno a porte chiuse.
Gli asset iraniani congelati attualmente in possesso del Qatar, dal valore di circa 6 miliardi di dollari, saranno restituiti nel quadro dell'accordo preliminare raggiunto con gli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Lo ha detto il presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian, mentre le delegazioni di Washington e Teheran sono in Svizzera per un nuovo round di colloqui tecnici. "Tutte le disposizioni del memorandum d'intesa vanno a nostro favore", ha aggiunto Pezeshkian, ripreso dall'agenzia di stampa "Tasnim".
Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso: lo riferisce l'agenzia iraniana Fars citando una fonte militare, secondo cui la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane non ha autorizzato il transito di alcuna nave.
"Dal punto di vista della Difesa e da quello militare siamo assolutamente pronti, ogni missione di questo tipo richiede una preparazione, un'organizzazione non irrilevante. Le navi sono già a Gibuti, i cacciamine, per cui pronti ad intervenire qualora ci fosse l'autorizzazione parlamentare e ci fossero le condizioni che abbiamo richiesto per intervenire". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto parlando riguardo alla situazione dello stretto di Hormuz. "Il percorso per arrivarci non è così breve perché non basta l'accordo firmato tra Stati Uniti e l'Iran", ha aggiunto. "Occorre una cornice di sicurezza. Noi non mandiamo navi per fare una guerra, ma mandiamo navi per fare una operazione umanitaria di sminamento, quindi non preparate ad affrontare qualcuno che magari ti attacca o ti percepisce in modo ostile".
I cittadini israeliani hanno un'opinione negativa della guerra contro l'Iran e dell'accordo firmato dagli Stati Uniti per mettere fine al conflitto. Il 92 per cento dei partecipanti a un sondaggio condotto dalla Hebrew University ritiene che Teheran sia uscita vincitrice dalla guerra. L'82,9 per cento ha affermato che il conflitto ha indebolito la sicurezza a lungo termine di Israele, mentre l'86 per cento ha giudicato la situazione attuale in maniera negativa.
Il premier pakistano, Muhammad Shehbaz Sharif, è atterrato a Zurigo per partecipare ai colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti per oggi. Lo rende noto il suo ufficio che ha pubblicato su X un video che lo ritrae mentre scende dall'aereo e arriva nella città svizzera. Poco prima era arrivato il maresciallo Asim Munir, capo delle forze armate pakistane e principale mediatore tra Teheran e Washington.
Mohammad Mokhbar, consigliere e assistente della guida suprema iranianaMojtaba Khamenei, ha avvertito che Teheran non accetterà un accordo "solo sulla carta" insistendo sul fatto che Washington si attenga pienamente i suoi impegni. "Gli americani comprendono meglio il linguaggio dell'economia e dei costi-benefici", ha scritto su X. "Quando l'accordo rimarrà solo sulla carta, anche il flusso di energia si fermerà. I nostri negoziatori non saranno soddisfatti se non con la piena attuazione degli impegni e il rispetto dei diritti della nazione".
Almeno sette persone sono state uccise in altri attacchi israeliani in Libano, nonostante nella serata di ieri il primo ministro Benjamin Netanyahu avesse dichiarato lo stop dei raid dell'Idf nel Paese dei Cedri. A riferirlo le autoritaà locali, secondo cui cinque persone, tra cui un bambino, una donna e due anziani, sono morte nella località di Sohmor, nella Bekaa occidentale. Altre due persone di nazionalità palestinese sarebbero state uccise nel distretto di Tiro, nel sud del Libano.
Israele rimarrà nella zona di sicurezza in Libano per diversi anni, e non si ritirerà nemmeno di fronte a una richiesta esplicita degli Stati Uniti. È l'avvertimento che, a poche ore dall'inizio dei negoziati tra Usa e Iran in Svizzera, ha lanciato il ministro israeliano Bezalel Smotrich. In un'intervista al quotidiano Makor Rishon, Smotrich ha aggiunto di ritenere improbabile una simile richiesta da parte degli Stati Uniti: "Conoscono i nostri limiti invalicabili". Ha poi aggiunto: "Resteremo lì finché Hezbollah non si disarmerà, e credo anche oltre, perché abbiamo bisogno di confini difendibili".
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è arrivato in Svizzera per l'avvio ufficiale dei negoziati con i leader iraniani, volti a limitare il programma nucleare di Teheran e a consolidare il fragile accordo provvisorio per porre fine alla guerra in Iran. Lo riporta l'Associated Press.
La delegazione dei negoziatori dell'Iran è atterrata a Zurigo. Lo ha reso noto la tv di Stato iraniana. Gli emissari di Teheran si recheranno presso il resort Bürgenstock, a Oberbuerg sul lago di Lucerna, per il primo round di colloqui con gli Usa.
"In realtà la situazione sta migliorando e le cose si stanno un po' calmando". JD Vance si è detto estremamente positivo riguardo alla situazione in Libano, nonostante gli ultimi giorni di raid dell'Idf abbiano portato - almeno secondo i pasdaran - a una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz. "Fondamentalmente, l'obiettivo è rendere l'intera regione sicura", ha aggiunto il vicepresidente Usa in partenza per la Svizzera, dove si terrà il primo round di colloqui con Teheran. "Il problema principale è che c'è chi spara e chi risponde, e si crea una sorta di circolo vizioso: bisogna fermare gli spari abbastanza a lungo da permettere al cessate il fuoco di reggere, ed è quello che cercheremo di fare".
"Dobbiamo continuare" a gestire la situazione fra Israele e Libano. Così il vicepresidente JD Vance in partenza per la Svizzera, dove parteciperà ai colloqui con l'Iran. Il vice di Donald Trump ha già anticipato che la sua permanenza in Svizzera durerà al massimo uno o due giorni. Anche per questo, secondo quanto riportato dai media americani, Vance si è augurato che ci siano progressi sul dossier del nucleare e sulla tregua in Libano: "Queste sono le due cose su cui penso siamo concentrati. Sono sicuro che gli iraniani avranno dei temi su cui vogliono parlare".
