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Svolta vicina nella guerra tra Stati Uniti e Iran: il presidente Usa ha dichiarato che Teheran ha accettato l'intesa propostagli. Così Donald Trump ha annullato il raid previsto nella notte sulla Repubblica islamica. "Presto annunceremo dove e quando firmeremo l'accordo" ha scritto su Truth.
"Abbiamo già dichiarato in passato che la maggior parte dei punti dell'accordo è stata definita, ma la parte americana ha voluto aggiungere nuove richieste. Le massime autorità esamineranno tutti i punti di ogni possibile accordo e comunicheremo la nostra posizione in seguito". Lo dichiara in una nota il ministero degli Esteri iraniano, in risposta alle dichiarazioni di Donald Trump sul raggiungimento dell'intesa. Lo riporta Ynet. "Quanto detto riguardo alla data e al luogo della firma dell'accordo è pura speculazione mediatica. L'accordo con Washington non è ancora definitivo", aggiunge il ministero.
"Sebbene Israele non sia parte del memorandum d'intesa" con l'Iran, il primo ministro Benjamin Netanyahu "ha espresso il proprio apprezzamento per l'impegno del presidente Trump affinché l'accordo finale, al termine dei negoziati, includa la rimozione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell'Iran ai suoi proxy terroristici nella regione". Lo riferisce in una nota l'ufficio di Netanyahu.
Nell'accordo l'Iran non avrà l'arma nucleare. Lo ha detto Donald Trump dallo Studio Ovale. "Non avranno, né acquisteranno o svilupperanno in alcun modo o forma, armi nucleari", ha sottolineato il presidente.
La Guida Suprema Mojtaba Khamenei "ha approvato questo accordo, almeno da quanto ho capito. Lo Stretto di Hormuz verra' riaperto e i prezzi scenderanno dopo la firma, che potrebbe arrivare gia' questo weekend". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando con i giornalisti nello Studio Ovale.
Non appena l'accordo con l'Iran sarà formalmente sottoscritto, in Europa forse già questo fine settimana, lo stretto di Hormuz riaprirà ufficialmente. Lo ha annunciato, parlando dallo Studio Ovale alla Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump. "Lo stretto aprirà ufficialmente non appena firmeremo, il che potrebbe avvenire presto, molto presto, forse nel fine settimana in Europa. Io non potrò essere presente, ma ci sarà JD [Vance], il vice presidente, e alcune altre persone", ha detto Trump ai giornalisti, "[L'inviato presidenziale statunitense] Steve Witkoff ha fatto un ottimo lavoro, così come Jared [Kushner]".
Funzionari iraniani hanno riferito a diversi Paesi che i colloqui di Teheran hanno portato a un accordo di massima, ma che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei doveva ancora dare la sua approvazione definitiva. Lo riferisce Axios citando fonti informate secondo le quali gli attacchi americani della notte hanno accresciuto notevolmente i sospetti iraniani riguardo alle reali intenzioni di Donald Trump.
"Firmeremo molto presto l'accordo" con l'Iran, "forse nel fine settimana in Europa. Io non ci sarò, ci sarà il vicepresidente Vance". Lo ha detto Donald Trump nello Studio Ovale.
"Data l'accettazione da parte degli Stati Uniti del testo proposto dall'Iran, le probabilità che questo testo venga approvato dai più alti organi del regime sono elevate". Lo scrive, citata da Al-Jazeera, l'agenzia di stampa iraniana Fars riportando fonti del suo Paese.
Le agenzie di stampa iraniane Tasnim e Fars, vicine ai pasdaran, smentiscono che Teheran abbia approvato alcun testo di accordo con gli Stati Uniti. L'Iran "non conferma alcun accordo" scrive Tasnim mentre la Fars, citando una fonte "informata", sottolinea che "non è stata approvata nessun bozza di intesa o memorandum iniziale con gli Usa, contraddicendo l'annuncio del presidente Trump". Frena anche la televisione di Stato iraniana su X: "Ogni ora racconta una bugia e si vanta", si legge nel post che non cita direttamente il presidente americano.
Secondo Axios "i negoziati tra l'inviato del Qatar Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sono andate avanti fino a tarda notte ieri per arrivare ad un accordo. Lo riferisce Axios citando tre fonti informate secondo le quali Qatar e Iran ritengono di aver approvato un testo condiviso che dovrebbe essere accettato anche dagli Stati Uniti.
"Considerato che le discussioni con la Repubblica Islamica dell'Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l'Iran previsti per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei dettagli, da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri": lo scrive Donald Trump su Truth.
Il blocco navale rimarrà pienamente in vigore fino alla finalizzazione di questo accordo.
Lo Stretto di Hormuz "rimane aperto al transito". Lo ha scritto il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X. "Sono state stabilite rotte sicure per le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz", si legge nella locandina pubblicata dal Comando, sottolineando che "tali rotte sono accessibili a tutte le navi che non violano il blocco imposto all'Iran" e che "centinaia di navi vi sono transitate negli ultimi due mesi". "Le forze statunitensi sono pronte a difendersi da eventuali aggressioni iraniane. L'Iran non controlla lo Stretto di Hormuz", ha concluso il Centcom.
Il presidente della commissione per la Sicurezza nazionale del parlamento iraniano, Ebrahim Azizi, ha dichiarato che il presidente degli Usa Donald Trump riceverebbe una risposta che passerebbe alla storia se dovesse intraprendere un'azione "sconsiderata" contro l'Iran, dopo le dichiarazioni del tycoon riguardo una possibile operazione sull'isola di Kharg. Lo riferisce Iran International. Azizi ha inoltre definito "delirante" il leader americano, affermando che "le forze armate del Paese sono al massimo livello di prontezza operativa" e che le "capacità di combattimento sull'isola di Kharg sono molto elevate".
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno dichiarato di aver ottenuto il "controllo operativo" sull'area del torrente Wadi Saluki, nel sud del Libano, a circa 10 chilometri dal confine con lo Stato ebraico. Secondo quanto reso noto dalle Idf, la settima Brigata corazzata e l'unita' "Egoz" delle forze speciali israeliane "hanno completato un'operazione per ottenere il controllo operativo e bonificare l'area a nord del torrente Saluki dalle infrastrutture" del movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah. L'operazione, hanno affermato le Idf, fa parte degli sforzi "per rafforzare il controllo operativo nel sud del Libano e rimuovere la minaccia diretta alle comunità" del nord di Israele. "L'area del torrente Saluki è utilizzata dall'organizzazione terroristica Hezbollah come infrastruttura per lanciare droni esplosivi e condurre attacchi missilistici contro i militari delle Idf operativi nella zona", hanno aggiunto le Idf. Durante l'operazione, le truppe di terra e l'Aeronautica militare israeliana hanno colpito e distrutto centinaia di postazioni attribuite a Hezbollah e ucciso oltre 50 presunti membri del gruppo armato, secondo quanto riportato. Le Idf hanno inoltre riferito di aver sequestrato armi, tra cui missili anticarro ed esplosivi.
Due droni carichi di esplosivo hanno preso di mira un deposito di grano a Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno. Lo riporta l'agenzia di stampa "Shafaq" citando il Servizio antiterrorismo. L'organismo ha riferito che l'operazione "terroristica" nel distretto di Qushtapa, a sud della capitale curda ha preso di mira infrastrutture civili vitali che incidono sulla vita quotidiana dei residenti. L'attacco ha causato ingenti, ma non si sono registrate vittime. Secondo il governo del Kurdistan iracheno, tra il 20 febbraio e il 20 aprile sono stati registrati 809 attacchi con droni e missili in tutta la regione, che hanno causato la morte di 20 persone e il ferimento di altre 123.
Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, è tornato a paragonare il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ad Adolf Hitler, affermando che farà la sua stessa fine. Nel corso di una cerimonia di premiazione della Mezzaluna rossa turca, come riporta il quotidiano "Daily Sabah", Erdogan ha affermato che "coloro che seguono le orme di Hitler finiranno come tutti i tiranni della storia". Secondo il presidente turco, gli attacchi israeliani nella regione sono simili a quelli di "uno squalo che sente odore di sangue". "Sotto l'attuale amministrazione, Israele non è altro che una fabbrica di instabilità e caos, che si nutre di sangue e lacrime", ha affermato Erdogan.
Israele ha il diritto di esistere e di non essere attaccato dal movimento sciita libanese Hezbollah e dalla Repubblica islamica dell'Iran, ma non ha il diritto di attaccare il Libano. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando con i giornalisti a margine del Luiss Diplomatic and Security Forum, Diplosec 2026. "Israele è una delle tre parti in causa: Iran con i proxy; gli Stati Uniti; e Israele", ha affermato Tajani, secondo cui "tutti devono fare un passo in avanti verso la pace". Il titolare della Farnesina ha indicato Hezbollah come uno degli ostacoli principali alla stabilizzazione. "Mi pare che in questo momento Hezbollah sia fra coloro che non vogliono la pace e continuano ad attaccare", ha detto. Tajani ha poi aggiunto che "in Libano si può fare qualche passo in avanti", ma questo "dipende molto da Hezbollah". Secondo il ministro, l'Italia deve "rinforzare l'autorità legittima libanese", che aveva sottoscritto un cessate il fuoco con Israele "e Hezbollah ha fatto fallire"
L'Iran subirà conseguenze economiche e finanziarie sempre più pesanti per ogni azione ostile contro gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Lo ha affermato oggi, 11 giugno, il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, in un messaggio pubblicato sul X. "Il regime iraniano perderà il gioco a somma zero che sta conducendo", ha scritto Bessent, aggiungendo che "qualsiasi danno inflitto ai nostri alleati nel Golfo sarà pagato con fondi prelevati dai conti iraniani". Il segretario al Tesoro ha inoltre affermato che eventuali costi sostenuti per il transito nello Stretto di Hormuz saranno compensati attraverso risorse finanziarie sottratte all'Iran. "Ogni attacco lanciato dall'Iran non farà altro che aggravare le conseguenze economiche e finanziarie che dovrà affrontare", ha concluso Bessent, ribadendo la linea di pressione economica dell'amministrazione statunitense nei confronti di Teheran.
L'Iran è "bravo solo a fare propaganda, non a combattere". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox, sottolineando che Teheran sta "negoziando con noi per un accordo".
"Gli Stati Uniti stasera colpiranno duramente l'Iran (la cui Marina, Aeronautica, i radar, la difesa antiaerea e ogni altra forma di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono ormai annientate!)". Lo scrive Donald Trump sul suo social Truth.
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"In un futuro non troppo lontano, prenderemo il controllo dell'isola di Kharg e di altre infrastrutture petrolifere" iraniane, "assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela". Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.
Una condanna "ferma" della "recente aggressione statunitense" è stata espressa dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, nel corso di un colloquio telefonico con l'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Kaja Kallas, dopo la nuova escalation militare con gli Usa. I raid statunitensi su alcuni obiettivi nell'Iran meridionale rappresentano "una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale", ha osservato Araghchi, stando a una nota del ministero degli Esteri di Teheran. Queste azioni, ha aggiunto, "hanno annullato lo status di cessate il fuoco", precisando che gli Stati Uniti sono "responsabili delle conseguenze pericolose". Araghchi ha infine criticato il silenzio degli Stati membri dell'Onu di fronte ai raid e ha avvertito che "l'inazione globale porterà a una maggiore insicurezza regionale e mondiale".
Con il presidente della Repubblica di Corea, "abbiamo parlato delle conseguenze della chiusura dello stretto di Hormuz auspicando una completa definizione e l'apertura completa di quell'importante braccio di mare, anche per evitare che si consolidi il precedente di paesi rivieraschi che bloccano i passaggi marittimi più impegnativi e ristretti paralizzando l'intera rete internazionale a danno di tutte le popolazioni, anche a danno di chi provoca questi blocchi". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante le dichiarazioni congiunte con il Presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung.
La Russia è preoccupata per la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran e invita tutte le parti alla moderazione e al ritorno ai negoziati. Lo ha affermato durante un briefing il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov. "Chiediamo un ritorno al processo negoziale", ha affermato il portavoce del Cremlino, citato da Tass. "L'ultima ondata di escalation di tensioni è carica di ulteriori conseguenze negative per la situazione nella regione e per l'economia internazionale nel suo complesso", ha aggiunto Peskov.
L'Iran annuncia la chiusura totale dello Stretto di Hormuz "fino a nuovo ordine": lo afferma l'autorità marittima iraniana.
Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli ultimi attacchi statunitensi sul Paese, affermando che hanno reso il cessate il fuoco durato quasi due mesi "praticamente privo di significato". In una nota, il ministero ha affermato che "gli attacchi illegali e criminali perpetrati dagli Stati Uniti nelle ultime ore non solo costituiscono una flagrante violazione, ma rendono anche il cessate il fuoco praticamente privo di significato". Il ministero ha sottolineato, inoltre, che "la responsabilità delle conseguenze estremamente gravi di questo atto criminale ricade sui leader degli Stati Uniti".
I colloqui tra Usa e Iran per raggiungere un accordo sono proseguiti nonostante lo scambio di attacchi aerei avvenuto nella notte, che ha minacciato di complicare gli sforzi diplomatici. Lo sostiene Cnn
L'esercito giordano afferma di aver intercettato 20 missili lanciati dall'Iran.
Un'imbarcazione mercantile iraniana è stata colpita da un proiettile statunitense nel Golfo dell'Oman nelle prime ore di giovedì: lo ha dichiarato il governatore iraniano della contea di Sirik, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Mehr. La chiatta da carico da 150 tonnellate è stata colpita a circa 5 miglia nautiche da Khasab, ha dichiarato un funzionario iraniano, aggiungendo che tutti e cinque i membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo da imbarcazioni di passaggio e portati in Oman.
Il ministro dei Trasporti marittimi indiano Sarbananda Sonowal "ha dichiarato che sono morti i tre marittimi indiani dichiarati dispersi ieri dopo un attacco delle forze Usa" su una nave commerciale al largo dell'Oman. Lo riportano India Today e altri media indiani.
Una bambina di 11 anni è rimasta lievemente ferita a seguito di attacchi iraniani contro il Bahrain. Lo ha dichiarato il ministero dell'Interno aggiungendo che case e automobili sono state danneggiate negli attacchi. Le schegge cadute a seguito delle intercettazioni dei droni hanno provocato "l'incendio di veicoli e danni alle abitazioni", ha scritto il ministero su 'X'.
Il comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha dichiarato che rendere insicuro lo Stretto di Hormuz non resterà impunito. "Rendete insicuro il sacro Stretto di Hormuz?! Faremo di questa regione un inferno per voi, da tutto l'Iran", ha scritto il generale di brigata Seyed Majid Mousavi in un post sui social media citato da Tasnim. "Questa è la risposta all'audacia degli americani nella regione, se Dio vuole. L'avvertimento è giunto dopo che l'esercito statunitense ha compiuto un nuovo atto di aggressione contro l'Iran, scrive Tasnim, prendendo di mira diverse città nel sud del Paese. In risposta, l'alto comando militare iraniano ha annunciato la chiusura completa dello Stretto di Hormuz, un punto strategico vitale attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. In una dichiarazione separata, la Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha avvertito che qualsiasi imbarcazione si avvicinerà allo stretto sarà 'soggetta a provvedimenti decisivi'. Ha inoltre avvertito tutte le petroliere e le navi commerciali attualmente operanti nel Golfo Persico e nel Mar d'Oman di non lasciare le proprie zone di ancoraggio. Nel frattempo, in risposta all'ultima aggressione, le divisioni aerospaziali e navali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) hanno condotto attacchi coordinati contro 18 obiettivi militari americani in tutta la regione.
Il Kuwait ha riaperto il proprio spazio aereo al traffico commerciale dopo che l'ultima serie di attacchi iraniani aveva causato una breve interruzione, secondo quanto riferito dall'ente per l'aviazione civile. "Il traffico aereo nello spazio aereo kuwaitiano è tornato alla normalità" ha dichiarato in un comunicato la Direzione Generale dell'Aviazione Civile.
Gli attacchi sferrati dagli Stati Uniti ieri nel sud dell'Iran potrebbero aver distrutto un impianto di approvvigionamento idrico che serve oltre 20mila persone nella provincia di Hormozgan, nei pressi dello Stretto di Hormuz. È quanto emerge da un'inchiesta del quotidiano statunitense "New York Times" basata su immagini satellitari, filmati e analisi degli armamenti Secondo il quotidiano, i raid avrebbero colpito due strutture di stoccaggio dell'acqua nel villaggio di Bemani, provocando interruzioni nell'erogazione idrica per decine di migliaia di residenti. L'identificazione del sito e' stata effettuata tramite geolocalizzazione e immagini satellitari.
L'analisi di immagini satellitari e video suggerisce che ci siano stati attacchi Usa di precisione su un impianto idrico di acqua potabile sulla costa meridionale dell'Iran, vicino allo Stretto di Hormuz. Lo scrive il New York Times, precisando che non è chiaro se gli Usa abbiano colpito intenzionalmente l'impianto né se fossero a conoscenza della sua natura. Prendere di mira deliberatamente infrastrutture civili potrebbe costituire un crimine di guerra, sottolinea il New York Times.
Nella seconda ondata di attacchi statunitensi avvenuta alle prime ore di questa mattina sono state udite esplosioni in gran parte dell'Iran, secondo quanto riportato dai media statali iraniani. Deflagrazioni sono state registrate in diverse città vicino alla capitale Teheran, tra cui Abyek, Qarchak, Minab, Nazarabad e Karaj. Altre località si trovano più a sud, vicino allo Stretto di Hormuz, tra cui Sirik, Bandar Abbas, Qeshm e l'isola di Kharg, importante snodo petrolifero nel Golfo Persico. Esplosioni sono state udite anche nella città di Shiraz, nella provincia di Fars. La precedente ondata di attacchi statunitensi nella notte ha colpito le strutture dei Pasdaran, gli avamposti costieri e l'area circostante l'aeroporto di Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, ha riferito lo stesso Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane.
Dopo l'attacco compiuto dalle forze statunitensi contro l'Iran, le divisioni aerospaziali e navali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie Islamiche hanno condotto "attacchi coordinati contro 18 obiettivi militari americani in tutta la regione". Lo riporta l'agenzia di stampa iraniano Tasmin.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha rivolto un nuovo appello alla de-escalation in Medio Oriente, affermando che la regione sta sprofondando in una crisi sempre piu' grave le cui conseguenze si estendono ben oltre quell'area del Globo. In un messaggio pubblicato sulle piattaforme sociali, Guterres ha osservato che gli ultimi giorni sono stati segnati da nuovi attacchi e da un ulteriore deterioramento della situazione, aggiungendo che l'attuale cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran assomiglia più a una "riduzione delle ostilita'" che a una vera tregua. Il segretario generale ha avvertito che non bisogna sottovalutare il rischio che questa situazione degeneri in un conflitto aperto e ha invitato tutte le parti a perseguire una soluzione diplomatica. "Niente più attacchi. Niente piu' scuse", ha scritto Guterres, chiedendo un immediato impegno per evitare un'ulteriore escalation.
L'Iran ha avvertito che le sue forze prenderanno di mira qualsiasi nave tentasse di attraversare lo strategico Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. "A seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del nemico americano, lo Stretto di Hormuz sarà chiuso fino a nuovo avviso", ha annunciato l'Irgc, come riportato dalla televisione di Stato iraniana. "Nessuna nave può lasciare il suo ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar d'Oman. Qualsiasi avvicinamento allo Stretto di Hormuz sarà considerato una collaborazione con il nemico", hanno avvertito le Guardie rivoluzionarie.
Il Kuwait ha dichiarato di aver chiuso il proprio spazio aereo a causa dei continui attacchi iraniani e ha affermato che i voli sono stati dirottati verso aeroporti alternativi, senza fornire ulteriori dettagli. L'aeroporto internazionale è stato colpito direttamente dall'Iran nei giorni scorsi, causando un morto e decine di feriti. L'esercito del Kuwait ha dichiarato che le sue difese aeree hanno aperto il fuoco dopo che l'Iran ha minacciato ritorsioni per i raid aerei statunitensi della notte precedente. Il Bahrein ha fatto scattare separatamente le sirene di allarme missilistico nel regno insulare che ospita il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense.
"Le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump secondo cui le autorità iraniane lo avrebbero contattato per porre fine ai bombardamenti sono categoricamente smentite", si legge in una dichiarazione delle Guardie rivoluzionarie. "L'affermazione è un pretesto per evitare la guerra", aggiunge il comunicato citato dall'agenzia di stampa iraniana Irna, sottolineando che Teheran "continuerà a rispondere militarmente a qualsiasi aggressione".
In risposta agli attacchi Usa di questa notte, l'Iran ha lanciato attacchi contro le basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Il Kuwait afferma che i suoi sistemi di difesa aerea sono stati attivati dopo che l'Iran ha minacciato ritorsioni.
Il ministero degli Esteri dell'Arabia Saudita ha condannato l'Iran per aver preso di mira le basi statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein, definendo gli attacchi "flagranti violazioni" della sovranità territoriale. In un post su X, il ministero degli Esteri ha ribadito la sua solidarietà con Giordania, Kuwait e Bahrein e ha affermato che i continui attacchi dell'Iran minacciano "la sicurezza regionale e internazionale e minano gli sforzi volti alla de-escalation e al ripristino della sicurezza e della stabilità nella regione".
Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver utilizzato 12 missili balistici per colpire i caccia F-35, F-15 e F-16 dell'esercito statunitense, nonché infrastrutture chiave utilizzate dalle forze americane presso la base aerea e il centro di controllo di Al-Azraq in Giordania. Lo riportano i media iraniani citati da Al Jazeera.
Il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) ha annunciato di aver completato un'ondata di attacchi contro diversi obiettivi in Iran su ordine del presidente Donald Trump. Secondo il Comando, le operazioni hanno preso di mira capacità di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e postazioni di difesa aerea iraniane. Le forze statunitensi hanno impiegato munizioni di precisione contro obiettivi ritenuti una minaccia per il personale statunitense e per le navi commerciali internazionali in transito nelle acque della regione. Il comando ha definito l'azione una risposta alla "continua e ingiustificata aggressione" dell'Iran, aggiungendo che le forze statunitensi restano "vigili, letali e pronte" a ulteriori attacchi.
Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica dell'Iran ha annunciato che l'Aeronautica e la Marina dei Pasdaran hanno sferrato due ondate di attacchi contro forze statunitensi nella regione, in risposta alla nuova serie di attacchi statunitensi contro la Repubblica islamica. Secondo l'agenzia di stampa iraniana "Tasnim", i Guardiani della rivoluzione rivendicano di aver colpito 18 obiettivi strategici situati in basi che ospitano personale militare statunitense. Nelle prime ore di oggi in Bahrain sono tornate a risuonare le sirene d'allarme antiaereo. Anche il Kuwait ha annunciato di essere impegnato nella risposta a un attacco condotto con missili e droni. Le forze armate kuwaitiane hanno esortato i cittadini a seguire le istruzioni di sicurezza emanate dalle autorità.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito l'Iran che tornerà a bombardare nelle prossime ore se Teheran non firmerà una proposta di accordo presentata dai negoziatori statunitensi. Trump ha riferito che durante le ondate di attacchi sferrate gli Stati Uniti hanno impiegato 49 missili Tomahawk contro obiettivi militari, alcuni dei quali situati a circa 64 chilometri da Teheran. L'inquilino della Casa Bianca ha riferito che aerei militari Usa hanno sorvolato lo spazio aereo iraniano colpendo sistemi radar e postazioni di difesa aerea nel sud-ovest del Paese, in prossimità del Golfo Persico. Trump ha sostenuto inoltre di aver ricevuto telefonate da alti funzionari iraniani che gli hanno chiesto di interrompere i bombardamenti.
