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Speciale Guerra in Iran

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L'Opec+ aumenta produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno | Teheran replica a Trump: "Non otterrai nulla commettendo crimini di guerra"

Mosca invita intanto gli Stati Uniti ad "abbandonare il linguaggio degli ultimatum" per facilitare un "ritorno ai negoziati". Recuperato e salvo un pilota americano

05 Apr 2026 - 20:01
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Un nuovo giorno di guerra in Medioriente si è aperto con una buona notizia dal fronte statunitense. Le forze speciali Usa hanno recuperato il secondo pilota disperso in Iran dopo l'abbattimento dell'F-15E avvenuto venerdì. Lo riferisce Axios, citando fonti ufficiali Usa, per le quali sia il pilota sia l'ufficiale addetto ai sistemi d'arma sono riusciti a stabilire un contatto tramite i propri sistemi di comunicazione subito dopo essersi catapultati fuori dal velivolo. La conferma della notizia arriva sul social Truth dallo stesso presidente Trump, che ha seguito l'azione dalla Situation Room: "Il pilota è sano e salvo, è stata l'operazione tra le più audaci". Uno dei funzionari Usa aveva anticipato che l'operazione era stata condotta da un'unità di commando specializzata, supportata da un massiccio dispositivo di copertura aerea, e che tutte le forze coinvolte hanno ormai lasciato il territorio iraniano. Ma i pasdaran rilanciano: "Distrutto un aereo americano impegnato nelle ricerche". A singhiozzo, intanto, i transiti nello Stretto di Hormuz e cresce l'allarme carburante a livello globale. Conclusa, invece, la missione nel Golfo Persico del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Intanto, otto paesi dell'Opec+ hanno concordato di aumentare le quote di produzione petrolifera a maggio di 206.000 barili al giorno.


Israele e gli Stati Uniti hanno finalizzato una lista di obiettivi strategici in Iran da colpire qualora Teheran non dovesse soddisfare l'ultimatum del presidente Donald Trump. Lo riporta il Jerusalem Post, che cita due fonti informate. Secondo quanto riportato, i dettagli finali sarebbero stati definiti durante un incontro la scorsa settimana tra il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Eyal Zamir, e i vertici del Comando Centrale degli Stati Uniti, dove i funzionari avrebbero discusso ruoli e obiettivi della missione nel caso in cui l'ultimatum fosse scaduto. I funzionari israeliani stanno sollecitando Washington a dare priorità agli attacchi contro il settore energetico e le infrastrutture nazionali iraniane, sostenendo che tali attacchi potrebbero innescare un collasso economico e indebolire la presa del regime sul potere.


La Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha annunciato che lo strategico Stretto di Hormuz "non tornerà mai più al suo stato precedente", aggiungendo di star completando i preparativi per quello che ha definito un nuovo ordine regionale, secondo un post su X attribuito alla forza, scrive Haaretz. La dichiarazione non specificava quali misure operative fossero in fase di preparazione, ma lasciava intendere un cambiamento a lungo termine nel modo in cui Teheran intende gestire questa vitale via navigabile, in particolare nei confronti degli Stati Uniti e di Israele.


Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver lanciato un missile contro una nave legata a Israele in un canale che conduce al porto di Jebel Ali a Dubai, provocandone l'incendio. Lo scrive al Jazeera, precisando che non è giunta alcuna conferma immediata da parte delle autorità degli Emirati Arabi Uniti.


La Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) ha espresso oggi preoccupazione per gli attacchi di Hezbollah e delle truppe israeliane vicino alle sue posizioni, che "potrebbero provocare rappresaglie". In una dichiarazione, l'Unifil ha affermato di essere "estremamente preoccupata per gli attacchi condotti sia dai combattenti di Hezbollah sia dai soldati israeliani vicino alle nostre posizioni, che potrebbero provocare rappresaglie", invitando entrambe le parti a "deporre le armi" e a "lavorare seriamente per un cessate il fuoco".


- Donald Trump si affida un post criptico su Truth per prorogare, all'apparenza di poco, la scadenza dell'ultimatum dato all'Iran per "trovare un accordo" o "aprire lo stretto di Hormuz": 'Martedì, ore 20:00", si legge, riferendosi all'orario della costa orientale degli Stati Uniti, le 2 di mercoledì notte in Italia. Ieri lo stesso Trump aveva ricordato che l'ultimatum lanciato il 26 marzo sarebbe scaduto lunedì.


Mosca invita gli Stati Uniti ad "abbandonare il linguaggio degli ultimatum" per facilitare un "ritorno ai negoziati". Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, in una telefonata con l'omologo iraniano Abbas Araghchi. "La parte russa ha espresso la speranza che gli sforzi intrapresi da diversi Paesi per allentare le tensioni abbiano successo, il che sarebbe facilitato dall'abbandono da parte degli Usa del linguaggio degli ultimatum e dal ritorno ai negoziati", ha affermato. I due hanno anche chiesto la fine degli "attacchi sconsiderati e illegali contro le infrastrutture civili", tra cui la centrale di Bushehr, dove lavorano dipendenti russi.


Teheran avverte Donald Trump dopo le ultime minacce del presidente americano alle infrastrutture energetiche e ai ponti, se l'Iran non aprirà lo Stretto di Hormuz entro martedì. "Le tue mosse sconsiderate stanno trascinando gli Stati Uniti in un vero e proprio inferno per ogni singola famiglia, e tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu. Non illuderti: non otterrete nulla commettendo crimini di guerra", ha scritto il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf su X. "L'unica vera soluzione è rispettare i diritti del popolo iraniano e porre fine a questo gioco pericoloso".


Almeno quattro persone sono rimaste ferite, di cui una in modo grave, a Haifa, nel nord di Israele, dove un missile lanciato dall'Iran ha colpito direttamente un palazzo residenziale. Lo riferiscono i servizi di sicurezza sul posto. Secondo i vigili del fuoco, citati dai media, l'edificio rischia di crollare.


Diciotto parlamentari dell'estrema destra israeliana appartenenti ai partiti Likud, Otzma Yehudit e Sionismo Religioso hanno scritto una lettera aperta ai membri del governo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, respingendo l'apparente piano delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) per una nuova zona cuscinetto nel Libano meridionale e chiedendo invece "l'occupazione e il pieno controllo" del territorio fino al fiume Litani, a nord, e "l'evacuazione" della popolazione locale. Lo riporta il Times of Israel. "Accontentarsi di pochi chilometri sarebbe un'occasione storica persa che riporterebbe la minaccia sugli abitanti" del nord, affermano i parlamentari, guidati dal deputato del Likud Amit Halevi, sostenendo che i recenti briefing delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), "indicano la volontà di limitare gli obiettivi della campagna". Se così fosse, aggiungono, il governo deve respingere il piano operativo dell'Idf. "Al contrario, l'occupazione e il pieno controllo fino al Litani e oltre nel settore orientale costituiranno una vera leva contro il governo libanese per l'eliminazione dell'Iran e dei suoi simpatizzanti e potrebbero portare a una pace duratura", insistono, "questa è una linea di confine più corta, più sicura e più efficace di quella attuale, ed è nostro dovere posizionare le forze dell'IDF su questa linea". I parlamentari dell'estrema destra israeliana sostengono inoltre che "tutti i villaggi sciiti del Libano meridionale sono indiscutibilmente controllati dall'Iran e dai suoi alleati e fanno parte di un insieme che rappresenta una minaccia esistenziale per Israele".


Almeno quattro persone sono rimaste uccise e 39 ferite nel raid aereo israeliano vicino all'ospedale Rafic Hariri, nella zona sud di Beirut. Lo riferisce il ministero della Salute libanese. Le vittime erano tre cittadini sudanesi e una ragazza di 15 anni, ha precisato all'Afp il dottore Zakaria Tawbé, vicedirettore dell'ospedale, dove sono stati trasferiti 31 feriti nell'attacco.


Masoud Zare, comandante dell'accademia di difesa aerea dell'esercito iraniano, è stato ucciso in attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele a Shahin Shahr, nell'Iran centrale. Lo riportano i media iraniani.


I Paesi dell'Opec+ hanno concordato un aumento delle quote di produzione di 206mila barili al giorno a partire da maggio. Lo riferiscono Bloomberg e Interfax citando fonti dell'Opec+. Secondo quanto era già trapelato prima dell'incontro, l'aumento deciso rischia di restare sulla carta visto che con la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz si sono interrotte le esportazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq. Vale a dire gli unici che potrebbero aumentare in maniera importante l'output.


I Paesi esportatori di petrolio dell'Opec+ hanno espresso "preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche", ricordando che il ripristino degli impianti danneggiati "è costoso e richiede tempo".E incide sulla disponibilità complessiva dell'offerta. L'organizzazione ha elogiato i Paesi che stanno tentando di individuare "rotte di esportazione alternative" per ridurre la volatilità del mercato. Il comitato Opec+ è composto da Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Nigeria, Algeria e Venezuela.


Secondo i principali Paesi produttori di petrolio, "qualsiasi azione che comprometta la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, sia attraverso attacchi alle infrastrutture sia attraverso l'interruzione delle rotte marittime internazionali, aumenta la volatilità del mercato e indebolisce gli sforzi collettivi per sostenere la stabilità". Lo hanno scritto i membri dell'Opec, l'organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, in una dichiarazione del comitato ministeriale dell'Opec+. Secondo loro è "cruciale garantire la sicurezza delle rotte marittime internazionali per assicurare un flusso ininterrotto di energia".


Il presidente americano Donald Trump, in un colloquio con il corrispondente di Fox News in Israele, ha anticipato le prossime fasi del conflitto: "C'è una buona possibilità che l'accordo sarà raggiunto domani. Se l'Iran non vorrà fare un accordo, lo bombarderemo e ci approprieremo del suo petrolio". Sempre secondo l'emittente americana, ai negoziatori iraniani sarà concessa l'immunità. Stando alla linea temporale stabilita dallo stesso Donald Trump, l'Iran dovrebbe raggiungere un accordo di qualche forma - che sia una tregua o una riapertura dello stretto di Hormuz - entro domani. 


Un'interruzione improvvisa dei servizi presso la banca iraniana Bank Sepah avrebbe bloccato il pagamento degli stipendi al personale dei pasdaran e ad altri membri delle forze armate. Lo rivelano i media di opposizione iraniani. Secondo quanto riportano, ci sarebbero diversi problemi alla rete informatica di uno dei principali istituti di credito a Teheran. 


La scorsa notte, fazioni armate irachene filo-iraniane avrebbero compiuto due attacchi contro sedi diplomatiche americane in Iraq. Lo ha dichiarato l'ambasciata statunitense a Baghdad. L'obiettivo era quello di "assassinare diplomatici americani", ha affermato un portavoce dell'ambasciata in una dichiarazione.


"Martedì in Iran sarà il Giorno della centrale elettrica e il “Giorno del ponte, tutto in uno". È la minaccia, mascherata con una buona dose di sarcasmo, che Donald Trump ha avanzato contro Teheran nel suo ultimo post su Truth, ricordando ai pasdaran che alla mezzanotte del Lunedì dell'Angelo scadrà l'ultimatum. "Non ci sarà niente di paragonabile! Aprite quel c*** di stretto, pazzi bastardi, o finirete all'inferno. Lo vedrete. Sia lodato Allah".


L'aeroporto israeliano Ben Gurion è pronto ad allentare le restrizioni, consentendo ai voli di trasportare fino a 100 passeggeri e raddoppiando il numero di partenze giornaliere.


Le autorità iraniane hanno ordinato la confisca dei fondi e dei conti bancari di oltre 100 persone, tra cui giornalisti e atleti, con l'accusa di "sostegno al nemico all'estero". Lo riporta l'agenzia di stampa Fars.


Continuano i raid israeliani sul Libano. Secondo i media statali libanesi, l'ultimo attacco avrebbe colpito un obiettivo a circa 100 metri dall'ospedale Rafic Hariri, la più grande struttura medica pubblica del Paese dei Cedri. Non ci sarebbero vittime. 


Diverse infrastrutture petrolifere del Kuwait sono state colpite da attacchi di droni iraniani e hanno subito "danni significativi". Lo ha annunciato la compagnia petrolifera nazionale con un comunicato ufficiale. Secondo la compagnia, gli attacchi hanno provocato incendi in diverse strutture ma non si sono registrate vittime.


Le forze armate iraniane avrebbero distrutto "due aerei da trasporto militari C-130 e due elicotteri Black Hawk" usati dagli Usa nel blitz in cui hanno portato in salvo il pilota disperso venerdì. Il riferimento è probabilmente a quei velivoli che, secondo la versione ufficiale americana, sarebbero stati distrutti dagli stessi militari americani per evitare di lasciarli in mano ai pasdaran. L'operazione americana, ha continuato un portavoce del comando centrale militare iraniano, sarebbe "completamente fallita".


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Cinque membri dei pasdaran sono rimasti uccisi, mentre un sesto è rimasto ferito, in una serie di raid attribuiti a Israele e Stati Uniti nell'area di Moghan, nella provincia iraniana al confine con l'Azerbaigian. Lo ha riportato l'agenzia Irna, citando un comunicato della base provinciale dei Pasdaran.


Gli Stati Uniti e Israele sono i "responsabili" dell'instabilità regionale nel Golfo Persico e delle sue conseguenze a livello globale. Lo ha dichiarato, come riporta al-Jazeera citando l'agenzia di stampa statale iraniana Fars, il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi al suo omologo pakistano Ishaq Dar. Araghchi avrebbe inoltre sottolineato la "ferma determinazione" dell'Iran a continuare a difendere "con ogni mezzo" la sovranità e l'integrità territoriale del Paese.


Secondo l'agenzia di stampa iraniana Fars, ripresa da Al Jazeera, almeno nove persone sono rimaste uccise e otto ferite negli attacchi avvenuti nelle province iraniane di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, dove si sono svolte le operazioni di recupero del pilota statunitense disperso del jet F-15E abbattuto dall'esercito iraniano, di cui il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato il salvataggio.


L'aeronautica israeliana ha colpito oltre 120 obiettivi nell'Iran centrale e occidentale nelle ultime 24 ore. Lo riporta l'Idf su X, sottolineando che tra gli obiettivi figuravano siti di lancio di missili balistici, siti di produzione e lancio di droni, oltre a postazioni di difesa aerea.


Il New York Times riferisce che il salvataggio dell’ufficiale americano il cui aereo è stato abbattuto sopra l’Iran si è trasformato in una missione pericolosa e altamente complessa, nel profondo del territorio nemico. Secondo il rapporto, l’operazione è durata due giorni, mentre le forze statunitensi e iraniane si muovevano rapidamente nella zona e l’ufficiale si nascondeva con solo una pistola e un dispositivo di comunicazione sicuro. Il salvataggio ha coinvolto centinaia di militari delle forze speciali, decine di caccia, elicotteri e l’impiego di capacità di intelligence informatica e spaziale. Aerei d’attacco statunitensi hanno colpito convogli iraniani per tenerli lontani dall’area, e c’è stato uno scontro a fuoco quando la forza di soccorso è entrata in azione. Secondo il rapporto, tutte le forze statunitensi sono rientrate in sicurezza senza vittime. Dopo il salvataggio, due aerei da trasporto sono rimasti bloccati all’interno dell’Iran. Sono stati quindi fatti arrivare altri velivoli e gli aerei abbandonati sono stati distrutti per evitare che cadessero nelle mani iraniane. La missione è ora descritta come uno dei salvataggi di operazioni speciali più complessi nella storia degli Stati Uniti.


Droni statunitensi MQ-9 Reaper hanno colpito alcuni iraniani, troppo vicini al co-pilota dell'F-15E abbattuto venerdì in Iran, creando un fuoco di sbarramento prima che il militare venisse tratto in salvo dalle forse speciali americane. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando una fonte a conoscenza dell'operazione. Gli Stati Uniti hanno fatto ampio ricorso ai droni MQ-9 nel corso della guerra all'Iran e almeno 16 esemplari sono andati perduti durante il conflitto. Anche alcuni caccia hanno svolto un ruolo diversivo e al fine di intercettare il presunto nemico. Il militare salvato ha riportato ferite, ma è riuscito a sfuggire alla cattura in Iran per oltre 36 ore. A un certo punto, avrebbe compiuto una mossa audace per ricongiungersi con la sua squadra di soccorso. Il presidente americano Donald Trump ha elogiato il pilota per il suo coraggio, affermando che la Casa Bianca e il Pentagono hanno monitorato costantemente la sua posizione mentre si trovava in territorio iraniano. "Questo coraggioso guerriero si trovava dietro le linee nemiche, tra le insidiose montagne dell'Iran, braccato dai nostri nemici che, ora dopo ora, si facevano sempre più vicini", ha scritto il tycoon in un post su Truth.


Due uomini accusati di legami con Israele nell'ambito delle proteste avvenute in Iran a gennaio sono stati messi a morte: lo ha annunciato la magistratura. "Mohammad-Amin Biglari e Shahin Vahedparast sono stati impiccati dopo che il loro caso è stato riesaminato e il verdetto finale è stato confermato dalla Corte Suprema", ha riferito il sito Mizan Online. I due uomini sono stati coinvolti nelle proteste antigovernative di gennaio, ha aggiunto la stessa fonte.


Durante la notte si sono verificati diversi attacchi contro il Kuwait. Lo riporta al-Jazeera, citando quanto affermato dalle autorità locali, secondo cui due impianti di produzione di energia e di desalinizzazione dell'acqua sono stati attaccati da droni. Gli attacchi, riporta al-Jazeera, avrebbero causato "danni significativi". In un altro attacco, come affermato dal ministero delle Finanze del Kuwait, il complesso dello stesso dicastero a Kuwait City, la capitale del Paese, è stato preso di mira da un drone iraniano, provocando "danni ingenti". Infine, la Kuwait Petroleum Corporation ha comunicato che un incendio è scoppiato nel complesso petrolifero di Shuwaikh, sempre a seguito di un attacco con un drone.


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"Un velivolo nemico americano che cercava il pilota abbattuto è stato distrutto nella regione meridionale di Isfahan". Lo rendono noto i pasdaran, ripresi dall'agenzia iraniana Fars.


"Lo abbiamo recuperato! Miei concittadini americani, nelle ultime ore le Forze Armate degli Stati Uniti hanno portato a termine una delle più audaci operazioni di ricerca e salvataggio nella storia degli Usa, in favore di uno dei nostri incredibili Ufficiali di equipaggio, che è anche un Colonnello di grande prestigio, e che sono entusiasta di potervi annunciare essere ora Sano e salvo!". Lo scrive Donald Trump su Truth, in un post dedicato al salvataggio del secondo componente dell'F-15E abbattuto venerdì in Iran. Il presidente americano Donald Trump e i componenti di alto livello del suo staff hanno seguito le operazioni di salvataggio del secondo componente dell' equipaggio dell'F-15E abbattuto in Iran venerdì dalla Situation Room della Casa Bianca. Lo riporta Axios, in base a fonti ufficiali americane.


Una seconda nave collegata al Giappone ha attraversato lo Stretto di Hormuz, uscendo dal Golfo Persico nonostante il blocco imposto dal conflitto con l'Iran. Lo confermano il ministero dei Trasporti nipponico e la compagnai di navigazione Mitsui O.S.K. Lines. Nello specifico, la Green Sanvi, gasiera per gas di petrolio liquefatto (Gpl) battente bandiera indiana e controllata dalla giapponese Mitsui O.S.K. Lines, ha completato il transito ed è diretta in India, aggiungendo che l'equipaggio sull'imbarcazione e la merce sono al sicuro. Il passaggio segue quello di venerdì di una nave con carico di gas naturale liquefatto della stessa compagnia, prima nave giapponese a transitare dopo le restrizioni iraniane. Secondo fonti locali, Teheran richiederebbe un pedaggio di circa un dollaro per barile alle navi in transito; ma non è chiaro se la Green Sanvi abbia corrisposto la somma. Al momento restano bloccate nel Golfo Persico 43 navi legate al Giappone, riferiscono i media locali. La chiusura dello Stretto ha interrotto flussi di greggio e fatto impennare i prezzi internazionali, colpendo Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni dal Medio Oriente come il Giappone.


Gli Emirati Arabi Uniti hanno segnalato un attacco missilistico e con droni, mentre l'Iran ha affermato di aver preso di mira l'industria dell'alluminio nello Stato del Golfo. "I sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti sono stati attivati in risposta alla minaccia di missili e droni", ha dichiarato il ministero della Difesa su X, affermando che "i rumori uditi in tutto il Paese sono il risultato di operazioni in corso contro questi missili e droni". In una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa ufficiale Irna, l'esercito iraniano ha indicato di aver preso di mira siti dell'industria dell'alluminio negli Emirati Arabi Uniti, nonché obiettivi militari statunitensi, tra cui in Kuwait.


Le forze speciali Usa hanno recuperato il secondo pilota disperso in Iran dopo l'abbattimento dell'F-15E avvenuto venerdì. Lo riferisce Axios, citando fonti ufficiali Usa. Sempre riferito da Axios, il militare disperso è stato localizzato sabato ed è scattata l'operazione di salvataggio: contestualmente, i pasdaran hanno inviato proprie forze nella regione nel tentativo di ostacolare l'intervento. Secondo le fonti, i caccia dell'Aeronautica statunitense hanno condotto attacchi contro le forze iraniane per impedire loro di raggiungere l'area interessata. Durante l'operazione di salvataggio del pilota, avvenuta venerdì, le forze iraniane hanno colpito un elicottero Blackhawk che partecipava alla missione. I membri dell'equipaggio hanno riportato ferite, ma l'elicottero è riuscito a proseguire il volo. L'abbattimento dell'F-15E ha rappresentato uno scenario da incubo per le forze armate statunitensi, con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) che, nelle ultime 36 ore, ha ingaggiato una corsa contro il tempo per localizzare l'ufficiale disperso nel sudovest dell'Iran.

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