GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE
Spunta la bozza di accordo Usa-Iran, Casa Bianca: "Tutto falso" | Trump: "Hormuz sarà aperto a tutti"
Continuano i raid nel sud del Libano. Iran: "Le nostre scorte di uranio non sono all'ordine del giorno dei colloqui"
© Afp
Ritiro delle forze militari vicine al territorio dell'Iran, revoca del blocco navale ai porti e, in cambio, Teheran si impegna a ripristinare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici. Sarebbero questi i punti fondamentali dell'ultima bozza del memorandum d'intesa (rinominato "Memorandum di Islamabad") fra Washington e Teheran, illustrati dalla tv di Stato iraniana. Dall'altra parte però la Casa Bianca nega completamente: "Questa notizia, diffusa da media controllati dall'Iran, non è vera e il Memorandum d'intesa che hanno 'reso pubblico' è una totale invenzione. Nessuno dovrebbe credere a ciò che i media di Stato iraniani diffondono". A dimostrazione che, probabilmente, ancora l'intesa tra Iran e Usa è lontana, nonostante le discussioni tra i due Paesi siano riprese.
Tornando sul campo, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato con un post su X che il nuovo capo militare di Hamas Mohammed Odeh è stato ucciso nell'attacco lanciato nella giornata di martedì 26 maggio dall'Idf a Gaza. Sempre secondo quanto riportato da alcuni media israeliani, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe parlato telefonicamente con il presidente americano, Donald Trump. Secondo quanto reso noto, la conversazione sarebbe arrivata al termine di una riunione del gabinetto di sicurezza, nel contesto dell'intensificarsi della campagna militare contro Hezbollah in Libano, mentre gli Stati Uniti avrebbero vietato a Israele di colpire Beirut per non compromettere i colloqui con l'Iran. Proprio in Libano starebbero continuando i raid nel sud del Paese.
Le trattative con l'Iran "stanno andando molto bene. Stanno iniziando a darci le cose che devono darci". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rispondendo ai giornalisti nel corso di una riunione di gabinetto alla Casa Bianca. "Se lo faranno, sarà fantastico. E se non lo faranno, allora Pete Hegseth dovrà finirli", ha aggiunto.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato, nel corso di una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, che "non si sentirebbe a suo agio" se la Cina o la Russia prendessero il controllo dell'uranio arricchito iraniano.
"Invitiamo tutti i residenti del Libano meridionale ad allontanarsi dai membri di Hezbollah, dalle sue installazioni e dai suoi mezzi militari. Consigliamo di evacuare verso nord del fiume Zahrani, poiché tutte le aree situate a sud del fiume sono considerate zona di combattimento, e l'Idf non intende arrecare danno ai civili". Lo scrive il portavoce dell'Idf su X lanciando un avviso generalizzato di evacuazione per i residenti del sud del Libano. "Alla luce delle ripetute violazioni dell'accordo di cessate il fuoco da parte di Hezbollah, l'Idf agirà con grande forza".
"Nessuno controllerà lo Stretto di Hormuz, sono acque internazionali. Lo Stretto sarà aperto a tutti". Lo ha detto Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva se avrebbe accettato uno Stretto controllato da Iran e Oman. "L'Oman si comporterà bene, altrimenti dovremo farli saltare in aria", ha aggiunto il presidente.
L'Iran "non può più fabbricare navi, droni o missili, per questo vogliono trattare". Lo ha detto il segretario alla Guerra Pete Hegseth intervenendo alla riunione di gabinetto dell'amministrazione Trump. Hegseth ha quindi elogiato il presidente: "Con le sue decisioni ha creato le condizioni per rendere più sicuri gli Stati Uniti e il mondo intero dalla minaccia nucleare iraniana".
"L'Iran non avrà mai un'arma nucleare", ma "la diplomazia è sempre la prima opzione e continuiamo a lavorare su questo". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio, durante la riunione di gabinetto in corso alla Casa Bianca. "Abbiamo fatto dei progressi" e "vedremo nelle prossime ore e giorni che progressi possono essere fatti", ha aggiunto, sottolineando che gli Stati Uniti hanno "altre opzioni" a disposizione in caso di mancato accordo con Teheran.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha informato il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, sui risultati dei colloqui in Qatar dei giorni scorsi. Lo rende noto l'emittente panaraba "Al Arabiya", citando fonti informate a conoscenza della telefonata. Negli ultimi giorni Doha ha ospitato una delegazione iraniana composta dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, il governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. L'obiettivo dei colloqui è stato discutere la fine della guerra nella regione e lo sblocco dei beni iraniani congelati presso banche all'estero. Parallelamente, l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani ha sentito telefonicamente Pezeshkian esortando l'Iran a mantenere un "impegno positivo" nei negoziati con gli Stati Uniti attraverso la mediazione pachistana e a rafforzare il dialogo con i Paesi della regione. L'emiro ha sottolineato l'importanza delle soluzioni pacifiche come mezzo per contenere le tensioni e garantire la sicurezza e la stabilita' della regione.
"L'Iran vuole fare un accordo: sta negoziando allo stremo. Noi non siamo ancora soddisfatti. O lo saremo o dovremo finire il lavoro". Lo ha detto Donald Trump durante la riunione di governo, ribadendo che l'Iran non può avere l'arma nucleare e sottolineando di aver ricevuto nell'operazione "grande sostegno da altri Paesi".
L'Iran non avrà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all'uranio altamente arricchito. Lo ha detto Donald Trump a Pbs sottolineando che l'Arabia Saudita dovrebbe aderire agli Accordi di Abramo.
Un incendio è scoppiato all'aeroporto internazionale Imam Khomeini, a 30 km da Teheran. Lo riferisce l'agenzia di stampa Mehr. Le fiamme sono divampate al terzo piano dell'edificio degli uffici doganali, probabilmente nella sala server, secondo quanto riferito da un funzionario. I vigili del fuoco sono riusciti a domare il rogo e non risultano vittime.
Il movimento sciita filo-iraniano Hezbollah ha rivendicato la responsabilità di cinque nuovi attacchi contro le forze israeliane a Zawtar el Charkiyeh, nel sud del Libano, portando cosi' a undici il numero totale degli attacchi lanciati dall'alba. Lo riporta il quotidiano francofono libanese L'Orient le jour.
Il Rapid Response Team della Casa Bianca smentisce le notizie che giungono da Teheran riguardo i contenuti del memorandum di intesa con gli Stati Uniti. "Questa notizia, diffusa da media controllati dall'Iran, non è vera e il Memorandum d'intesa che hanno 'reso pubblico' è una totale invenzione. Nessuno dovrebbe credere a ciò che i media di Stato iraniani diffondono", si legge in un post su X.
Gli abitanti di Tiro, in Libano, stanno abbandonando in massa la città dopo che l'esercito israeliano ha diramato un avviso urgente di evacuazione in arabo. Stando ad alcuni video che circolano sui social media, ci sarebbero lunghissime code in uscita dal centro abitato.
Hezbollah ha rivolto nuove accuse contro lo Stato libanese, mentre l'esercito israeliano avanza nel sud del paese: Mahmoud Comati, membro del Consiglio politico del movimento sciita, ha affermato che Israele "è riuscito ad avanzare di qualche chilometro nel sud perché noi lo abbiamo svuotato per compiacere chi è al potere in Libano", in riferimento alla maggioranza di governo. Il riferimento di Comati è inoltre è al ritiro, almeno sulla carta, dei combattenti di Hezbollah dall'area a sud del fume Litani dopo l'accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele del novembre 2024, basato sulle linee della risoluzione 1701 dell'Onu. Comati ha così accusato il presidente Joseph Aoun e la maggioranza di governo di voler "colpire la resistenza" durante questo mandato. Poi ha minacciato direttamente chi chiede il monopolio statale delle armi: "Se alcuni vogliono toglierci le armi, vogliono toglierci l'anima e se vogliono toglierci l'anima, noi la toglieremo a loro". Il dirigente di Hezbollah ha infine difeso la scelta del partito libanese di rimanere alleati all'Iran, affermando che il movimento è "fiero" di questa alleanza. E che il cessate il fuoco tra Israele e Libano "non sarebbe nemmeno stato preso in considerazione senza la pressione iraniana"
La tv di Stato iraniana ha illustrato l'ultima bozza del memorandum d'intesa fra Washington e Teheran. In base al testo, ripreso dai media internazionali, gli Usa ritirano le forze militari vicine al territorio iraniano e revocano il blocco navale ai porti iraniani, e in cambio Teheran si impegna a ripristinare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese. Il transito della navi sarà gestito in collaborazione con l'Oman. Il "Memorandum di Islamabad", questo il nome del documento, afferma che, se si raggiungerà un accordo definitivo entro 60 giorni, l'intesa dovrà essere approvata come una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Il petrolio è in forte calo nella speranza di un accordo fra Iran e Stati Uniti. Le quotazioni del Wti a New York perdono il 5% a circa 89 dollari al barile scendendo sotto la soglia dei 90 dollari.
Sullo sfondo della possibilità che Stati Uniti e Iran siglino un accordo per porre fine alla guerra, le autorità israeliane sono state informate che, dal momento della firma, tutti gli aerei di supporto dell'esercito americano lasceranno l'aeroporto internazionale civile di Tel Aviv. La flotta sarà trasferita entro 72 ore verso basi in Europa. Lo riferisce Channel 12 aggiungendo che gli aerei statunitensi rimarranno "in stato di pronta chiamata" per tornare allo scalo Ben Gurion qualora i combattimenti con l'Iran dovessero riprendere. Nei giorni scorsi la ministra israeliana dei Trasporti, Miri Regev, aveva inviato una lettera urgente al primo ministro Benjamin Netanyahu, al ministro della Difesa Israel Katz e al capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Gil Reich, chiedendo l'immediata rimozione degli aerei cisterna americani dall'area dell'aeroporto Ben Gurion. Secondo Regev la presenza dei cargo da rifornimento sta causando gravi danni alle operazioni civili dello scalo, proprio mentre le compagnie aeree straniere stanno iniziando a tornare in Israele. Nello scalo civile sono stati dispiegati solo cargo da rifornimento, mentre i caccia sono nelle basi militari.
Il ministero dell'Intelligence iraniano ha diffuso oggi una dichiarazione secondo cui Stati Uniti e Israele continuerebbero i loro complotti per rovesciare la Repubblica islamica e per provocare il collasso del Paese, passando a quella che definisce "guerra soft, guerra cognitiva e operazioni ibride". "Il nemico mira anche a disintegrare l'Iran. Sfrutta i problemi economici e incita disordini nel Paese", si legge nella nota, citata dall'agenzia Irna, secondo cui la guerra dei nemici è guidata da Israele "che domina gli Stati Uniti, affiancato dalla Gran Bretagna, seguita dagli europei e finanziata dai Paesi schiavi del Golfo Persico meridionale".
"La situazione è di tensione: noi continuiamo a dire che la soluzione deve essere diplomatica. Incoraggiamo tutti quanti, l'abbiamo detto. Parlerò con il Ministro degli Esteri d'Israele per capire qual è la situazione, però dobbiamo andare avanti per rinforzare la tregua e trovare un accordo tra Iran e Stati Uniti, perché altrimenti la situazione può solo peggiorare. Io sono preoccupato per Hormuz e per le conseguenze economiche". Lo afferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sulla situazione in Medio Oriente a margine degli Stati generali della previdenza dell'Adepp, a Roma.
"Abbiamo sottolineato che la questione delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito non dovrebbe essere all'ordine del giorno dei colloqui con gli Stati Uniti per raggiungere un accordo sulla fine della guerra". Lo ha dichiarato il vice capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Bagheri, citato dall'agenzia Irna. "Abbiamo espresso chiaramente la nostra posizione e, se gli Stati Uniti vorranno discutere i dettagli della questione, non raggiungeremo alcuna conclusione, poiché le divergenze sono molto ampie", ha aggiunto Bagheri, che si trova attualmente in visita in Russia.
"Oggi il principale campo di battaglia è la guerra economica": lo ha detto il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, partecipando a un incontro con gli operatori economici alla Camera di Commercio, Industria, Miniere e Agricoltura di Teheran. "Dopo aver fallito nel raggiungere i propri obiettivi sul piano militare, il nemico si è concentrato sul minare la resilienza economica del Paese", ha sostenuto Pezeshkian, stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa Tasnim. "Il peso maggiore di questa guerra economica ricade sulle spalle di commercianti, imprenditori, produttori e operatori del settore privato, e il governo è determinato a garantire le condizioni necessarie per un'attività efficace e sostenibile di questo settore e a rimuovere gli ostacoli esistenti per le attività economiche, al fine di rafforzare la resilienza economica del Paese", ha assicurato il presidente, riconoscendo che "se non fosse stato per il vostro impegno responsabile, patriottico e incessante in questi giorni difficili, il Paese avrebbe dovuto affrontare seri problemi nel soddisfare i bisogni della popolazione e nel mantenere la stabilità del mercato".
"Questa volta la linea rossa dell'Iran è chiara: documenti e firme da soli non sono una garanzia. Il garante concreto della sopravvivenza dell'accordo è lo Stretto di Hormuz". Lo ha scritto su X Ali Akbar Velayati, consigliere per gli Affari internazionali della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. "La storia testimonia che tutti gli invasori giunti con desideri egemonici, da Alessandro Magno a Gengis Khan fino a Donald Trump, sono stati assorbiti nell'abbraccio dell'antica civiltà iraniana", ha affermato, aggiungendo che "la geografia non mente ed è il giudice finale dei trattati scritti su carta".
Le ipotesi di un accordo tra Stati Uniti e Iran, con i Pasdaran che hanno definito "improbabile" una ripresa dei combattimenti, si riflettono sui prezzi dei futures petroliferi. I contratti per luglio sul West Texas Intermediate sono in calo del 4,2% a 89,86 dollari al barile, mentre sul Brent il calo è del 3,66% a 93,15 dollari al barile.
Hezbollah ha dichiarato in un comunicato che i suoi miliziani "si sono scontrati a distanza ravvicinata" con le forze israeliane nella città di Zawtar al-Sharqiyah, situata a nord del fiume Litani e al margine della 'linea gialla' imposta dallo Stato ebraico nel sud del Libano, dove l'Idf sta operando.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane sostengono che una ripresa della guerra con gli Stati Uniti è poco probabile, nel contesto dei negoziati diplomatici in corso, pur affermando di essere pronte ad affrontare un nuovo attacco. "La probabilità di una guerra è bassa a causa della debolezza del nemico", ha affermato Mohammad Akbarzadeh, un alto ufficiale delle forze navali delle Guardie, citato dall'agenzia di stampa Tasnim. Ma "le forze armate sono in stato di massima allerta, con i depositi di munizioni pieni", ha aggiunto, promettendo di "trasformare l'area" che si estende da est a ovest del Golfo in "un cimitero per gli aggressori".
L'Organizzazione per l'aviazione civile dell'Iran ha annunciato che l'aeroporto internazionale di Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran, dovrebbe riaprire nella giornata di oggi, mercoledì 27 maggio. Lo ha riferito l'emittente iraniana Irib, citando un portavoce dell'organizzazione. Questa riapertura si aggiungerà a circa altri 20 scali in tutto il Paese che hanno già ripreso le operazioni dopo le interruzioni causate dalla guerra con Stati Uniti e Israele.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato su X che Israele intende portare avanti il suo "piano di emigrazione volontaria" dalla Striscia di Gaza. "Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre, ed è quello che faremo - ha aggiunto - sono tutti condannati a morte, ovunque". Katz ha quindi ribadito l'obiettivo di estromettere Hamas dalla gestione della Striscia di Gaza, aggiungendo: "Anche il piano di emigrazione volontaria da Gaza sarà attuato, tutto al momento giusto e nel modo giusto".
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato l'uccisione del comandante militare di Hamas Mohammed Odeh in un raid a Gaza. "Il quarto comandante dell'ala militare dell'organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a raggiungere i suoi compagni nelle profondità dell'inferno", ha scritto Katz su X. "A nome del Primo Ministro e a titolo personale, congratulazioni alle Idf e allo Shin Bet per la brillante operazione", ha aggiunto. E ancora: "Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre, e così sarà: sono tutti condannati a morte, ovunque si trovino. Ci siamo impegnati affinché Hamas non governi Gaza né civilmente né militarmente, e così sarà".
Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha ribadito l'appello di Pechino al rispetto del cessate il fuoco in Medio Oriente e ha espresso la speranza che gli Stati Uniti e l'Iran cerchino un compromesso. Lo ha riferito l'agenzia statale Xinhua. "Ci auguriamo che le parti interessate rimangano determinate a cercare un cessate il fuoco e continuino a cercare un terreno d'intesa comune affinché la pace torni il più presto possibile in Medio Oriente", ha detto il ministro, citato dall'agenzia.
Gli ultimi attacchi israeliani nel sud del Libano hanno causato 31 morti e 40 feriti. È quanto affermato, con un comunicato, dal ministero della Salute libanese che ha riferito che, tra le vittime, ci sarebbero almeno 4 bambini e 3 donne: 14 persone - ha precisato il ministero - sono state uccise a Burj al-Shamali, vicino a Tiro.
Secondo quanto riportato dai media israeliani, il primo ministro Benjamin Netanyahu è in contatto telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La telefonata, secondo quanto riportato, giunge al termine di una riunione del gabinetto di sicurezza, nel contesto dell'intensificarsi della campagna militare contro Hezbollah in Libano, e mentre gli Stati Uniti avrebbero vietato a Israele di colpire Beirut per non compromettere i colloqui tra Stati Uniti e Iran.
