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Iran, Teheran respinge le proposte americane e pone 5 condizioni per la tregua | Usa: "Nessuno stop, negoziati continuano"
Alcuni paesi del Golfo premono su Washington perché adotti il pugno di ferro contro Teheran, altri tentano la via della mediazione
Gli Usa avrebbero presentato un piano in 15 punti all'Iran, tramite la mediazione del Pakistan. È questa la notizia che filtra dalla Casa Bianca, che avrebbe già indicato a Teheran i punti fondamentali dell'accordo: smantellamento delle capacità nucleari, apertura dello Stretto di Hormuz, limitazione del progetto missilistico iraniano e revoca delle sanzioni. Una lista che, stando ai primi report, sarebbe stata rispedita al mittente dagli ayatollah con tanto di contro-richieste, ritenute "assurde" dagi alti ufficiali americani. Intanto, come ha comunicato Teheran, Hormuz ha iniziato gradualmente a riaprire ma solo per le navi "non ostili" e previo pagamento di una salatissima tassa da 2 milioni di dollari a imbarcazione. Dietro le quinte, alcuni Paesi del Golfo starebbero tentando di far sedere concretamente a un tavolo di negoziati Usa e Iran, altri - Arabia Saudita su tutti - vorrebbero invece che Washington continuasse a martellare militarmente il regime iraniano. La Casa Bianca per ora fa buon viso a cattivo gioco, tenendo aperta la via della trattativa e inviando al contempo almeno 3.200 soldati della 82esima Divisione aviotrasportata in Medio Oriente. E per il dopo Mojtaba Khamenei, Donald Trump avrebbe scelto come candidato ideale il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Un drone ha colpito l'aeroporto internazionale del Kuwait provocando un incendio.
"Il 92% delle navi più grandi della marina iraniana è stato affondato". Lo ha detto il capo del Comando Centrale americano, l'ammiraglio Brad Cooper, in un video sull'operazione 'Epic Fury'. "Siamo convinti che Teheran abbia perso la capacità di proiettare in modo significativo la propria potenza navale e la propria influenza nella regione e nel mondo" ha proseguito Cooper.
Gli Stati Uniti hanno distrutto due terzi degli impianti di armi dell'Iran. Lo ha detto il comandante del Comando centrale americano, l'ammiraglio Brad Cooper, in un video di cinque minuti sull'operazione 'Epic Fury'. In totale in quattro settimane di guerra gli Stati Uniti hanno colpito 10.000 obiettivi iraniani, ha detto ancora l'ammiraglio.
Il Kuwait ha arrestato sei persone legate al gruppo Hezbollah, sostenuto dall'Iran e con sede in Libano, che stavano pianificando "assassinii" nel Paese del Golfo. Gli arrestati stavano pianificando "assassinii contro simboli e leader dello Stato e cercavano persone per portare a termine queste missioni", ha dichiarato il ministero dell'Interno in un comunicato.
Un conto è lo scambio di messaggi, un altro conto è il dialogo. Lo ha chiarito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un'intervista alla tv di Stato, durante la quale ha smentito che ci siano negoziati in corso con gli Stati Uniti, mentre la Casa Bianca sostiene che "i colloqui continuano". "Il fatto che vengano inviati messaggi attraverso Paesi amici e che noi rispondiamo con avvertimenti o esprimiamo le nostre posizioni non si chiama negoziazione o dialogo, è uno scambio di messaggi - ha scandito il capo della diplomazia di Teheran - In questi messaggi sono state sollevate idee che sono state trasmesse alle massime autorità, e se dovrà essere presa una posizione, la annunceranno".
L'Iran vuole "mettere fine alla guerra alle proprie condizioni". Lo ha detto il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi. "Cerchiamo di porre fine alla guerra alle nostre condizioni, naturalmente, e in modo che non si ripeta più qui", ha affermato alla televisione di Stato.
L'Iran avrebbe predisposto trappole e rafforzato nelle ultime settimane la presenza di truppe e difese aeree sull'isola di Kharg per respingere una possibile operazione terrestre statunitense. Lo riferisce la Cnn citando fonti a conoscenza dell'intelligence americana. Secondo l'emittente, le misure difensive comprendono ulteriori sistemi portatili di difesa aerea e mine antiuomo e anticarro collocate attorno all'isola, anche lungo tratti di costa dove potrebbero sbarcare forze statunitensi. Una fonte ha aggiunto che il Comando centrale degli Stati uniti, Centcom, mantiene una sorveglianza quasi costante sull'isola, consentendo ai militari di rilevare cambiamenti del terreno e possibili segnali della presenza di trappole. Kharg è un hub cruciale per il commercio degli idrocarburi iraniani.
"Il nostro obiettivo non è negoziare" con gli Usa, ma "continuare a resistere". Lo afferma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha anche ribadito che lo stretto di Hormuz è "chiuso solo ai nemici".
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu voleva chiedere la settimana scorsa agli iraniani di scendere in piazza e manifestare contro il loro governo, ma Donald Trump ha respinto l'idea perché sarebbe stato troppo pericoloso. "Perché dovremmo dire alla gente di scendere in strada quando verrebbe semplicemente falciata?", ha detto Trump respingendo la proposta di Netanyahu. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Trump temeva un massacro.
Dall'inizio della guerra in Iran, sono 290 i militari americani rimasti feriti e, a eccezione di 35, sono stati tutti curati e sono rientrati in servizio. Lo ha reso noto il Comando Centrale del Pentagono. Dieci militari rimangono ricoverati in ospedale con ferite gravi, mentre i restanti 25 hanno riportato ferite meno gravi, ma non sono ancora rientrati in servizio. Dall'inizio del conflitto, il 28 febbraio, i militari americani rimasti uccisi sono tredici.
"Il presidente vuole mantenere tutte le opzioni a sua disposizione". Così la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riposto a chi le chiedeva dei mille parà della 82ma aviotrasportata che si preparano a essere dispiegati nei prossimi giorni in Medio Oriente. Rispondendo poi a chi le chiedeva se il presidente Trump si impegnerà a chiedere l'autorizzazione del Congresso prima di un eventuale invio di truppe di terra in Iran, la portavoce ha detto che "in questo momento non è necessaria". "L'autorizzazione formale del Congresso non sarebbe necessaria perché siamo in questo momento impegnati in maggiori operazioni di combattimento in Iran", ha detto ancora Leavitt, aggiungendo poi che l'amministrazione "rispetterà sempre la legge" a riguardo. Infine ha evitato di rispondere a chi le chiedeva se le truppe di terra siano l'unica opzione per riaprire lo stretto di Hormuz, affermando di non voler rispondere a domande ipotetiche e ribadendo che la decisione a riguardo spetta solo al presidente.
"Qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, gli effetti negativi sulla crescita potrebbero estendersi oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori". È quanto scrive il Mef nel programma sulle emissioni di titoli di stato. "Questi sviluppi - sottolinea il ministero dell'economia - saranno incorporati nell'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche nell'ambito della Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025, all'interno del Documento di Finanza Pubblica che sarà pubblicato in aprile".
Donald Trump "non bluffa ed è pronto a scatenare l'inferno" se l'Iran non accetta la sconfitta. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che "l'Iran non dovrebbe commettere errori di calcolo". Leavitt ha aggiunto che le trattative con la Repubblica islamica continuano e sono costruttive.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che la campagna contro l'Iran "continua a pieno ritmo, nonostante quanto riportato dai media". Quanto detto da Netanyahu durante una riunione in video con le autorità dell'area di confine settentrionale è stato riportato dal Times of Israel. La minaccia di un'invasione del nord di Israele da parte di Hezbollah "non esiste più" ha spiegato il primo ministro, aggiungendo che ora l'attenzione è rivolta allo "smantellamento di Hezbollah". "Siamo determinati a fare tutto il possibile per cambiare radicalmente la situazione in Libano", ha aggiunto Netanyahu precisando che l'impegno di Israele a proteggere i drusi in Siria "rimane in vigore".
L'Iran potrebbe aprire un nuovo fronte nello Stretto di Bab el Mandab se venissero perpetrati attacchi sul territorio iraniano o sulle sue isole. La notizia è stata riportata dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim che, a sua volta, ha citato una fonte militare iraniana. Gli houthi yemeniti, allineati con l'Iran, hanno già lanciato diversi attacchi nella regione in cui si trova lo Stretto rappresentante un punto strategico di congiunzione tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano.
L'aeroporto internazionale del Kuwait è stato colpito da un drone che ha provocato un incendio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per domare le fiamme. La notizia dell'attacco è stata resa nota dall'agenzia di stampa kuwaitiana Kuna che ha riportato una dichiarazione del generale di brigata Mohammed Al Ghareeb. "Stiamo intervenendo, con il supporto dei vigili del fuoco dell'esercito, della Guardia nazionale e della compagnia petrolifera, per domare un incendio in un serbatoio di carburante all'aeroporto del Kuwait, preso di mira da droni ostili".
La produzione petrolifera dell'Iraq è diminuita di circa l'80% da quando sono iniziate le interruzioni delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz, nel contesto della guerra in Iran. Lo riportano i media iracheni citando funzionari del settore energetico, secondo cui la produzione è calata da circa 4,3 milioni di barili al giorno a 800.000 barili al giorno. Secondo quanto riferito dalle autorità irachene, questa settimana l'Iraq ha ordinato ulteriori tagli alla produzione, tra cui la riduzione della produzione del giacimento di Rumaila da circa 450.000 a 350.000 barili al giorno e la diminuzione della produzione del giacimento di Zubair di 70.000 barili al giorno rispetto agli attuali 330.000.
Il conflitto in Medio Oriente "ha superato limiti che persino i leader ritenevano impensabili". Lo ha detto oggi il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, durante un briefing con la stampa. "Il mondo si trova di fronte al rischio concreto di una guerra più ampia, di una crescente ondata di sofferenza umana e di uno shock economico globale sempre più profondo", ha affermato Guterres, secondo cui "si è andati troppo oltre". Il segretario generale dell'Onu ha riferito che è "rimasto in stretto contatto con molti interlocutori della regione e del resto del mondo" e che "sono in corso diverse iniziative per il dialogo e la pace. Devono avere successo". Guterres ha inoltre osservato che già poche ore dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente, il 28 febbraio scorso, aveva avvertito che i combattimenti rischiavano di innescare una reazione a catena fuori controllo. "A oltre tre settimane di distanza, questa guerra è ormai fuori controllo. Il mio messaggio agli Stati Uniti e a Israele è che è giunto il momento di porre fine alla guerra, mentre la sofferenza umana si aggrava, le vittime civili aumentano e l'impatto economico globale diventa sempre più devastante", ha affermato. In particolare, ha detto Guterres, "il mio messaggio all'Iran è di smettere di attaccare i Paesi vicini. Il Consiglio di sicurezza (dell'Onu) ha condannato questi attacchi e ha chiesto che cessino. Ha inoltre ribadito che devono essere rispettati i diritti e le libertà di navigazione lungo rotte marittime cruciali come lo Stretto di Hormuz". In tutta la regione, "e ben oltre, i civili stanno subendo gravi danni e vivono in una profonda insicurezza", ha sottolineato il segretario generale, affermando di aver "potuto constatare personalmente alcune di queste conseguenze durante la mia recente visita in Libano". Anche lì, "la guerra deve finire", ha detto.
Il corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc, pasdaran) ha lanciato e "concluso con successo" l'81ma ondata di attacchi contro obiettivi in oltre 70 punti di Israele. Lo ha annunciato l'Irgc in una nota. Secondo quanto riportato, sono stati impiegati missili di precisione Emad, Qiam, Khorramshahr 4 e Qadr. Tra i punti colpiti ci sono Haifa, Dimona, Al Khadria e zone a nord e sud di Tel Aviv. I pasdaran riferiscono che dopo questa ondata, il numero di vittime in Israele - tra morti e feriti - è aumentato a 2.500. La nota aggiunge anche che il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono "guerrafondai" e che diffondono "menzogne e distorsione della realtà" a proposito della guerra. Da parte loro, i pasdaran assicurano di fornire "con chiarezza e verità" dati sul conflitto in corso. "Ridurremo Tel Aviv e Haifa in polvere", è il messaggio finale del comunicato.
"Credo che l'ipotesi di colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran costituirebbe una ottima notizia". Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa ad Algeri con il presidente della Repubblica democratica popolare di Algeria, Abdelmadjid Tebboune. "L'Italia sosterrà" e "intende sostenere, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell'area", ha aggiunto.
L'Iran ha respinto la proposta Usa definendola "eccessiva" e rilancia le sue condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Lo riporta l'iraniana Press Tv, che cita un alto funzionario: "L'Iran porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni. Prima di allora non si terranno negoziati". Il funzionario ha delineato le richieste, tra cui "la cessazione degli attacchi e degli assassinii, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento dell'autorità iraniana sullo Stretto di Hormuz".
Quanto sta avvenendo nel Golfo e nello Stretto di Hormuz dimostra "la fragilità delle principali arterie del commercio internazionale e le ripercussioni sulle nostre economie". Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, durante il Question time alla Camera dei deputati. "Di fronte a questa crisi il governo è in prima linea nell'impegno per la de-escalation diplomatica e nel sostegno al nostro tessuto produttivo", ha affermato Tajani, ribadendo che "quella del dialogo dev'essere la strada maestra".
Teheran non accetta il cessate il fuoco e definisce "illogici" i colloqui con parti che violano gli accordi. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando l'agenzia iraniana Fars che cita una fonte informata, dopo il pressing degli Stati Uniti per il negoziato.
L'Aeronautica militare israeliana, sotto la direzione dell'intelligence delle Idf, ha portato a termine una vasta ondata di attacchi contro le industrie produttive del regime iraniano a Isfahan. Lo riportano i media israeliani. Nell'ambito degli attacchi, le forze di Difesa Israeliane, guidate dall'intelligence della Marina israeliana, hanno preso di mira il Centro iraniano di ricerca subacquea a Isfahan. Secondo quanto riportato nel comunicato, il centro è l'unica struttura in Iran responsabile della progettazione e dello sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la Marina iraniana.
Fonti pakistane riferiscono ad Anadolu che entro 48 ore è prevista una svolta nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre Teheran chiede garanzie, mantiene il programma missilistico fuori discussione e pretende un risarcimento. La Turchia sta svolgendo insieme al Pakistan da mediatore per risolvere il conflitto in Medio Oriente.
"Le posizioni risolute di mio fratello Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, nel condannare il regime sionista guerrafondaio sono degne di lode. La fiera nazione del nostro paese amico e fratello, la Turchia, ha svolto per molti anni un ruolo costante in solidarietà con le aspirazioni della Umma islamica", lo ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. "Con l'aiuto di Dio, percorreremo insieme questo percorso glorioso".
Nell'ultimo lancio di missili iraniani verso Israele, una testata è esplosa nei pressi della centrale elettrica di Hadera. Secondo fonti ufficiali israeliane, non ci sarebbero vittime né feriti, e la stessa centrale sarebbe pienamente operativa.
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La Bce, di fronte alla minaccia delll'inflazione causata dalla guerra in Iran, può permettersi di "guardare oltre" uno shock "di piccole dimensioni". Se però le dimensioni di questa crisi energetica dovessero diventare "maggiori e più persistenti, diventa più convincente la necessità di agire". Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde alla conferenza "The Eco and its Watchers" a Francoforte.
Lo hanno detto più volte da Teheran negli scorsi giorni, lo hanno ribadito un'altra volta dopo i proclami, vuoti, di Donald Trump riguardo a "ottimi colloqui": di trattative l'Iran non è disposto a farne. "Non vogliamo essere fregati un'altra volta", hanno detto alcuni alti ufficiali iraniani ad Axios. Il portavoce del ministero degli Esteri ha poi fatto eco: "Abbiamo avuto un'esperienza davvero disastrosa con la diplomazia americana".
Un attacco con droni iraniani ha colpito un serbatoio di carburante nell'aeroporto del Kuwait e ha provocato un incendio. Lo ha riferito l'autorità per l'aviazione civile del Paese.
Una crisi energetica, in particolare di carburante, potrebbe colpire l'Europa già dal mese prossimo. Lo ha anticipato Wael Sawan, amministratore delegato di Shell, secondo cui garantire un approvvigionamento adeguato è fondamentale per la sicurezza nazionale. Di fronte agli enormi rialzi per quanto riguarda il cherosene per aerei, l'ad della compagnia petrolifera ha anticipato un simile boom dei prezzi per la benzina e il diesel con l'avvicinarsi della stagione estiva.
Secondo il Wall Street Journal, l'Iran avrebbe rispedito al mittente il piano in 15 punti elaborato dalla Casa Bianca e avrebbe presentato una sua lista di richieste. Tra queste: la chiusura di tutte le basi statunitensi nel Golfo, risarcimenti per gli attacchi contro l'Iran, la possibilità per l'Iran di imporre un pedaggio alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, garanzie che la guerra non riprenda, la fine degli attacchi israeliani contro Hezbollah, la revoca di tutte le sanzioni contro l'Iran e il permesso all'Iran di mantenere il proprio programma missilistico balistico senza limiti. Richieste descritte da funzionari Usa come "assurde" e che hanno l'evidente scopo di alzare un muro tra Washington e Teheran: per ora pare difficile che il tavolo negoziale si concretizzi.
Turchia, Egitto e Pakistan starebbero spingendo dietro le quinte perché i funzionari americani e iraniani si siedano a un tavolo nelle prossime 48 ore. Lo riporta il Wall Street Journal. Posizione diametralmente opposta rispetto a quella che starebbero tentando di far pesare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, più propensi a continuare il conflitto per strozzare una volta per tutte il regime degli ayatollah "finché l'Iran non sarà più una minaccia per nessuno"
Il prezzo del petrolio Brent è risalito sopra i 100 dollari al barile, dopo che ieri era crollato di oltre il 10% in seguito alla comunicazione di Donald Trump di aver concluso "ottimi" colloqui con Teheran. Il Brent è salito del 2,9% a 102,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate ha registrato un balzo del 3,5% a 91,20 dollari
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha telefonato al suo omologo iraniano Abbas Araqchi, esortandolo a cogliere ogni occasione per avviare i colloqui di pace. "Dialogare è sempre meglio che combattere", avrebbe detto Wang ad Araqchi. "Tutte le questioni controverse dovrebbero essere risolte attraverso il dialogo e il negoziato, non ricorrendo alla forza". Araqchi avrebbe risposto: "L'Iran si aspetta seriamente che gli Stati membri del Consiglio di sicurezza Onu, in particolare la Cina e la Russia, impediscano agli Stati Uniti di continuare ad abusare del Consiglio assumendo una posizione ferma nel condannare l'aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista israeliano".
Nessuna trattativa, nessun "ottimo colloquio" come invece da diverse ore sostiene Donald Trump. È la posizione che filtra dalle file dell'esercito iraniano. Un portavoce militare, parlando dei presunti tentativi americani di raggiungere un accordo di cessate il fuoco della durata di un mese, ha negato la notizia ironizzando su Washington: "Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra epoca di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi? La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai".
