Gli aggiornamenti in tempo reale
L'avvertimento dell'Iran: "I Paesi che aderiscono alle sanzioni americane saranno ritenuti nemici" | La foto di Trump: Hormuz "nuovo territorio Usa"
Ancora bombardamenti israeliani nel sud del Libano. A Taranto incontro tra Aoun, Mattarella e Meloni
L'Iran considera "nemico" qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica" di Washington. Lo ha detto Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza nazionale iraniano. "Dichiariamo a tutti i Paesi che ci circondano e a tutti i Paesi del mondo: non unitevi alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti", ha affermato Rezaei alla televisione di Stato, dopo che Donald Trump ha annunciato un D-Day economico volto ad aumentare la pressione su Teheran. Continuano, intanto, i bombardamenti israeliani nel sud del Libano. Il capo dello Stato del Paese mediorientale, Joseph Aoun, ha nel frattempo incontrato a Taranto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni.
Donald Trump pubblica un'immagine sul suo social Truth dello Stretto di Hormuz accompagnata dalla scritta "nuovo territorio americano". Non è la prima volta che il presidente degli Stati Uniti rivendica il cruciale passaggio come di proprietà americana.
L'Egitto sta cercando di rilanciare i negoziati fra Iran e Stati Uniti. I ministri degli Esteri di Egitto e Iran, Badr Abdelatty e Abbas Araghchi, hanno discusso degli sforzi per riportare Teheran e Washington al tavolo dei negoziati per risolvere il conflitto, secondo quanto ha riferito il ministero degli Esteri egiziano. I due ministri hanno inoltre discusso dei colloqui tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz, ha affermato il ministero, aggiungendo che Araghchi ha informato il ministro degli Esteri egiziano in merito alla "visione dell'Iran sugli sviluppi in corso, sull'andamento dei negoziati e sulle relative sfide".
Il vice presidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha dichiarato che il governo "non permetterà che il terrorismo economico americano prenda di mira la stabilità economica e i mezzi di sussistenza del popolo". Il funzionario lo ha dichiarato in una nota diffusa su X, aggiungendo che "l'esperienza della Rivoluzione islamica ha dimostrato che la pressione economica è incapace di alterare la volontà della nazione iraniana e produce invece il risultato opposto".
L'Iran afferma di considerare "nemico" qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica"di Washington. "Qualsiasi Paese che partecipi all'imposizione di restrizioni economiche" contro l'Iran è "considerato un nemico", ha dichiarato sabato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. "Dichiariamo a tutti i Paesi che ci circondano e a tutti i Paesi del mondo: non unitevi alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti", ha affermato Rezaei alla televisione di Stato.
Il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, lunedì dovrebbe annunciare una nuova serie di misure "mai viste prima" contro l'Iran. Lo riferisce la Cnn. La decisione arriva dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato un "D-Day economico" contro Teheran, promettendo di imporre "conseguenze economiche enormi" ai Paesi che continueranno a fare affari con Teheran.
Il presidente Usa Donald Trump ha definito nuovamente lo Stretto di Hormuz "territorio americano". "Non sappiamo nemmeno se abbiamo vinto, perché considero lo Stretto di Hormuz territorio americano in questo momento", ha detto Trump al comizio a sostegno della senatrice repubblicana della Carolina del Sud Darline Graham.
"Abbiamo ricevuto numerosi messaggi dai paesi vicini riguardo alla definizione di nuovi accordi di sicurezza e cooperazione economica nella regione". Lo afferma su X il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore di Teheran. "Gli Stati Uniti mettono a rischio la sicurezza di ciascuno dei loro alleati attraverso il bullismo e il totale disprezzo per i loro interessi in nome di Israele. Hanno visto brevemente la loro stessa esistenza in pericolo. Un ordine locale e indipendente è ciò che porterà realmente pace e sicurezza".
L'ambasciatore statunitense ad Ankara, Tom Barrack, ha dichiarato che le informazioni di intelligence alla base di un attacco israeliano contro una base aerea militare di Abu al Duhur, nel nord-ovest della Siria, erano errate. Lo riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu, che cita dichiarazioni di Barrack (che ricopre anche il ruolo di inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per la Siria e l'Iraq) rilasciate online. Barrack ha affermato di non sapere perché l'attacco sia stato sferrato, ma di poter condividere le risposte che gli sono state fornite. Secondo quanto riferito, Barrack ha affermato che Israele aveva ricevuto informazioni secondo cui la Turchia avrebbe potuto spostare risorse militari verso la base aerea in Siria e aveva condiviso tali informazioni con Washington. "Ci siamo consultati con le nostre agenzie di intelligence e la risposta che abbiamo ricevuto è stata che tale affermazione non era vera", ha detto il diplomatico. Barrack ha anche riferito che potrebbe esserci stata "un'incomprensione" tra l'esercito israeliano, il servizio di intelligence israeliano Mossad e l'Ufficio del primo ministro. Infine l'inviato ha sottolineato che ne' gli Stati Uniti né la Turchia erano stati informati in anticipo dell'attacco.
L'Iran ha concesso all'Iraq il permesso di far transitare diverse petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Irna. La decisione giunge in seguito a una visita in Iraq del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Precedentemente era stato riferito che il suo omologo iracheno, Haibat al Halbousi, aveva chiesto a Ghalibaf dei permessi speciali per Baghdad per l'esportazione di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Non viene però specificato quante petroliere irachene l'Iran lascerebbe transitare, quando inizierebbe tale concessione o se sia previsto un periodo di tempo preciso.
Il numero di navi che attraversano lo Stretto di Hormuz è aumentato del 27% nell'ultima settimana, secondo un'analisi della Cnn basata sui dati dell'Uk Maritime Trade Operations (Ukmto), l'Autorità britannica per le operazioni di commercio marittimo), che ha registrato 103 navi in entrata e 89 in uscita. Tuttavia, si tratta ancora soltanto del 20% della media dei sette giorni precedenti la guerra, e lo Stretto resta un punto nevralgico del conflitto tra Iran e Stati Uniti. La maggior parte delle navi batteva bandiera di Panama (7) e Liberia (6), mentre non risultano navi battenti bandiera statunitense. Il tipo di imbarcazione più comune che ha attraversato lo Stretto è stata la petroliera per prodotti raffinati, generalmente utilizzata per il trasporto di prodotti petroliferi lavorati. Per il momento, i dati indicano che la Marina statunitense sta aumentando il proprio controllo sullo Stretto, mentre l'Iran sta perdendo gran parte del controllo sull'area: oltre l'80% dei liquidi trasportati nelle ultime due settimane è transitato attraverso la rotta omanita, un corridoio marittimo autorizzato dalle Nazioni Unite che l'Iran contesta fermamente.
L'Iran ha autorizzato il passaggio di alcune petroliere irachene attraverso lo Stretto di Hormuz, in seguito alle ripetute richieste avanzate dall'Iraq attraverso diversi canali. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Irna senza precisare però quando siano stati rilasciati i primi permessi, né quante petroliere irachene abbiano finora attraversato lo Stretto di Hormuz.
"La dichiarazione degli Stati Uniti relativa alle nuove sanzioni economiche contro l'Iran va ben oltre il proseguimento di una 'guerra economica' illegale contro un singolo Paese. Si tratta di un'affermazione di sovranità extraterritoriale su ogni membro indipendente dell'ONU": lo scrive su X il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei sabato. "Nessuno Stato può legittimamente costringere banche, imprese o aeroporti stranieri - ciascuno soggetto alla giurisdizione esclusiva del proprio sovrano - a rinunciare al commercio legittimo con uno Stato terzo". "La coercizione economica volta a costringere uno Stato sovrano a modificare le proprie scelte politiche legittime costituisce un vero e proprio atto illecito a livello internazionale, un abissale ritorno al colonialismo classico su vasta scala", ha aggiunto.
Bombardamenti israeliani nel Sud del Libano. Come riferisce l'agenzia di stampa nazionale libanese (NNA) a essere colpiti sono stati i villaggi e le città di Al-Mansouri, Zona Majdal e le case di Al-Sayyad, idove nessuna abitazione è rimasta "intatta". Esplosioni anche a Yit Yahoun e Aita al-Jabal. Si sono registrate anche operazioni di setacciamento con mitragliatrici nelle valli vicine, accompagnate da continui voli di droni nello spazio aereo di villaggi e città dei settori occidentale e centrale.
