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Ultimo aggiornamento: 2 giorni fa
Speciale Guerra in Iran

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Iran e Usa verso l'intesa, media arabi: "A breve l'annuncio" | Teheran frena: "Non è imminente" | Trump: "Senza svolta attacchiamo"

Tra i punti dell'intesa, il cessate il fuoco immediato e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Nessun riferimento al nucleare

23 Mag 2026 - 00:01
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Per vari media arabi l'accordo tra Iran e Stati Uniti sarebbe a un passo. Un "entusiasmo" che però è frenato sul nascere dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Baghaei ha detto: "Non possiamo necessariamente affermare di essere giunti a un punto in cui un accordo sia imminente". Una situazione che fa spazientire il presidente Usa Donald Trump che, dall'altra parte, ha avuto una riunione con i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale e, secondo Axios, starebbe valutando l'ennesimo attacco all'Iran a meno di una svolta dell'ultimo minuto nei negoziati. Nonostante questa situazione, i punti chiave del possibile accordo mediato dal Pakistan includono, tra gli altri, il cessate il fuoco immediato, la garanzia della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la graduale revoca delle sanzioni Usa. Nessun riferimento al nucleare. L'accordo, riferiscono le fonti della tv emiratina, dovrebbe entrare in vigore immediatamente dopo l'annuncio ufficiale da parte di entrambe le parti. 


Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno eseguito una serie di attacchi nel sud del Libano hanno ucciso almeno nove persone, tra cui un bambino e sei soccorritori appartenenti a organizzazioni legate a Hezbollah e al suo alleato sciita Amal, secondo quanto riportato dal ministero della salute libanese. In contemporanea diverse sirene hanno suonato nel nord di Israele durante la giornata a causa di attacchi di droni di Hezbollah, che non hanno causato feriti. Beirut ha dichiarato che un attacco israeliano sulla città di Hannouiyeh ha ucciso quattro soccorritori del Comitato Islamico per la Salute, legato a Hezbollah.


La guerra in Iran "finirà presto e quando finirà i prezzi del petrolio caleranno". Lo ha detto Donald Trump intervenendo a un evento nello stato di New York. "Abbiamo impedito all'Iran di aver l'arma nucleare", ha dichiarato.


L'esercito israeliano ha chiesto l'evacuazione di due aree a Tiro, città nel sud del Libano già bersaglio di numerosi raid aerei israeliani nonostante il cessate il fuoco. In un messaggio su X il portavoce militare in lingua araba, Avichay Adraee, ha chiesto l'evacuazione di due edifici e delle aree circostanti, uno dei quali si trova in una zona densamente popolata della città. L'esercito sostiene che i due edifici siano utilizzati dal movimento filo-iraniano Hezbollah.


Donald Trump ha avuto questa mattina una riunione con i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sull'Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali il presidente sta seriamente valutando di attaccare l'Iran a meno di una svolta dell'ultimo minuto nei negoziati. Giovedì sera il presidente è apparso più propenso all'attacco, anche se non ha ancora preso una decisione definitiva sulla ripresa della guerra.


Nei colloqui tra Iran e Stati Uniti sono stati registrati alcuni progressi su specifiche questioni, ma non è ancora stato raggiunto alcun accordo complessivo. Lo riferisce l’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Pasdaran, citando una fonte vicina al team negoziale iraniano. L’agenzia riporta che "sono stati fatti alcuni progressi su alcune questioni rispetto a prima, ma non si raggiungerà alcun accordo finché tutte le questioni controverse non saranno risolte". La fonte ha inoltre precisato che "l'attenzione è ora sulla questione della fine della guerra e, finché questo punto non sarà definito, nessun altro tema sarà negoziato". Secondo quanto riferito, "i colloqui e le consultazioni sulle questioni controverse sono ancora in corso e non è stato ancora raggiunto alcun risultato finale", aggiungendo infine che "i testi pubblicati da alcuni media occidentali sui dettagli dell’intesa non sono accurati".


Donald Trump sarebbe "frustrato" dagli sviluppi delle trattative con l'Iran e questo potrebbe spingerlo a intraprendere un'ultima "azione decisiva" contro Teheran prima di "dichiarare vittoria e porre fine al conflitto". Lo ha affermato l'analista di Axios Barak Ravid all'emittente israeliana Channel 12.


Il feldmaresciallo Asim Munir, comandante dell'esercito pakistano, è arrivato a Teheran per proseguire le consultazioni in qualità di mediatore tra Teheran e Washington e per continuare lo scambio di messaggi e suggerimenti. Lo riporta l'agenzia iraniana Isna. Il Ministro degli Interni pakistano Syed Mohsen Naqvi si trova a Teheran da mercoledì ed era stato a Teheran anche sabato scorso per seguire da vicino i negoziati con i funzionari iraniani, tra cui il Presidente, il Presidente del Parlamento, il Ministro degli Esteri e il Ministro degli Interni. Alcune notizie diffuse dopo la seconda visita del Ministro degli Interni pakistano in Iran indicavano che le parti erano molto vicine a un "quadro di riferimento" per un accordo e che la possibilità della presenza del capo dell'esercito pakistano a Teheran per finalizzare tale testo si era rafforzata ieri. Allo stesso tempo erano state diffuse notizie secondo le quali non si era ancora raggiunto un accordo definitivo e finale su diverse questioni, in particolare sui materiali nucleari, sull'accettazione dell'arricchimento e sulla gestione dello Stretto di Hormuz. Alcuni funzionari hanno sottolineato che la presenza del comandante dell'esercito pakistano Asim Munir non significa necessariamente che l'intesa sul quadro iniziale sia definitiva. L'Iran desidera che questioni quali la fine delle attuali tensioni nella regione, lo sblocco dei beni iraniani congelati all'estero e la garanzia della sicurezza delle navi iraniane nelle vie navigabili internazionali siano al centro di questi negoziati


"Non possiamo necessariamente affermare di essere giunti a un punto in cui un accordo" con gli Stati Uniti "sia imminente". Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato da Iran International, spiegando che nonostante gli scambi con il capo negoziatore pachistano Asim Munir siano diventati più frequenti "rappresentano la continuazione dello stesso processo diplomatico".


I negoziati di pace dell'Iran con gli Stati Uniti non sono "vicini" a un esito positivo ed è difficile dire se un accordo sarà raggiunto "nelle prossime settimane o nei prossimi mesi". Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei. Baghaei, secondo i media ufficiali della repubblica islamica, ha sottolineato che le divergenze tra Teheran e Washington sono "profonde e significative". "Non possiamo necessariamente dire di essere arrivati a un punto in cui un accordo sia vicino", ha affermato, "L'obiettivo dei negoziati è mettere fine alla guerra. I dettagli inerenti la questione nucleare non sono discussi in questa fase".


Un funzionario, che ha preferito rimanere anonimo, ha dichiarato all'Associated Press che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno avuto una telefonata "drammatica" martedì scorso riguardo allo stato dei negoziati con l'Iran, e che Israele è furioso per gli sforzi di Trump volti a raggiungere un accordo con l'Iran. Secondo l'AP, la Casa Bianca si è rifiutata di commentare il contenuto o il tono della telefonata. Trump ha detto ai giornalisti dopo la conversazione che Netanyahu "farà tutto quello che gli chiederò". Queste dichiarazioni rappresentano alcune delle prime indicazioni pubbliche di una divergenza di posizioni tra Trump e Netanyahu da quando hanno preso la decisione di entrare in guerra con l'Iran.


Il capo di Stato Maggiore dell'esercito del Pakistan Asim Munir è arrivato nella capitale iraniana per dei colloqui con le autorita iraniane. Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Isna. Munir dovrebbe partecipare a negoziati di alto livello e alla mediazione tra Stati Uniti e Iran per un potenziale accordo volto a porre fine al


Mentre vanno avanti i colloqui tra Stati Uniti e Iran sotto la mediazione del Pakistan, una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran in coordinamento con Washington per contribuire agli sforzi finalizzati al raggiungimento di un accordo che metta fine alla guerra e risolva le questioni ancora in sospeso. È quanto riportano i media panarabi e internazionali. Oggi, l'emittente saudita Al Arabiya ha diffuso una presunta bozza del possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, sottolineando che questo dovrebbe entrare in vigore "immediatamente dopo l'annuncio ufficiale". I punti dell'intesa includerebbero: un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato su tutti i fronti; l'impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche; la fine delle operazioni militari e della guerra mediatica; l'impegno a rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni; la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell'Oman; un meccanismo comune per monitorare l'attuazione e risolvere le controversie; l'avvio dei negoziati sulle questioni in sospeso entro una settimana; la revoca graduale delle sanzioni statunitensi in cambio dell'impegno dell'Iran a rispettare i termini dell'accordo; il rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.


L'Iran vuole "disperatamente raggiungere un accordo, vedremo". Lo ha detto Donald Trump durante la cerimonia per il giuramento di Kevin Warsh alla presidenza della Fed.


Gli Stati Uniti "sperano di raggiungere un accordo" con l'Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'abbandono delle ambizioni nucleari. Usa parole di cautela Marco Rubio, il segretario di Stato americano: mentre i media arabi danno l'accordo quasi come fatto, perla Casa Bianca si registrano semplicemente alcuni "progressi". Rimane da trovare la quadra per quanto riguarda il futuro dello Stretto di Hormuz e del programma nucleare iraniano: "Se l'Iran si rifiuta allora qualcuno dovrà intervenire e fare qualcosa al riguardo. Gli Stati Uniti potrebbero farlo. Ma ci sono Paesi che hanno espresso interesse a partecipare potenzialmente a un'operazione del genere", ha detto Rubio. 

"Se, di fatto, dovessimo arrivare a quel punto, gli Usa non avrebbero bisogno del loro aiuto ma loro sono disposti a farlo e penso che dovremmo accettare la loro offerta. Ma non credo che oggi ci siano stati impegni o richieste concrete. Sarebbe prematuro", ha aggiunto. "So che esiste un piano su cosa fare nel caso in cui cessino le ostilità. È ciò di cui parla l'iniziativa franco-britannica quando si parla di "condizioni soddisfatte". Con "condizioni soddisfatte" si intende che nessuno sta sparando, ma dobbiamo avere un piano B nel caso in cui qualcuno continui a sparare".


Secondo fonti di Al Arabiya, la bozza finale di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, potrebbe essere annunciata entro poche ore. I punti chiave dell'accordo - già riportati da media sauditi - includono, tra gli altri, il cessate il fuoco immediato, la garanzia della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la graduale revoca deIle sanzioni statunitnesi. L'accordo, riferiscono le fonti della tv emiratina, dovrebbe entrare in vigore immediatamente dopo l'annuncio ufficiale da parte di entrambe le parti.


Il capo delle Forze di difesa del Pakistan, il feldmaresciallo Asim Munir, è partito per una visita ufficiale in Iran, nel corso della quale discuterà dei colloqui in corso tra Washington e Teheran, della pace nella regione e di altre questioni rilevanti. Lo riferiscono fonti della sicurezza citate dal quotidiano "Dawn". Munir incontrerà anche alti funzionari iraniani.


"L'Iran continua a tentare di tenere in ostaggio l'economia globale chiudendo lo Stretto di Hormuz. Questo attacco diretto alla libertà di navigazione e al commercio globale ha un impatto su tutti noi". Lo dice il segretario generale della Nato Mark Rutte in conferenza stampa dopo la riunione ministeriale della Nato in Svezia. "È importante che i Paesi collaborino per elaborare piani che garantiscano la riapertura dello stretto al transito, anche attraverso il trasferimento di beni essenziali nella regione. Questo - aggiunge - è un ulteriore chiaro promemoria di come le sfide alla sicurezza siano sempre più interconnesse e di come gli alleati e i partner abbiano un forte interesse a lavorare insieme in modo stretto e proattivo".


"L'Italia ha dato il proprio consenso per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, con un principio chiaro: l'Iran non può imporre un "pedaggio". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg, in Svezia. "Libertà di navigazione significa sminamento e nessun pedaggio", ha affermato Tajani. Il ministro ha spiegato che accettare un sistema di pedaggi nello Stretto di Hormuz significherebbe creare un precedente pericoloso per tutte le vie d'acqua internazionali.


I militari delle Forze di difesa di Israele (Idf) hanno identificato e ucciso cinque presunti terroristi del movimento libanese sciita Hezbollah che stavano entrando in un centro di comando dell'organizzazione. Lo ha reso noto l'Idf, specificando che nelle ultime 24 ore, i militari dello Stato ebraico hanno colpito depositi di armi e altre infrastrutture terroristiche, uccidendo altri membri di Hezbollah "che rappresentavano una minaccia" per Israele.


Nelle ultime 24 ore 35 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz coordinandosi con il Corpo dei Guardiani della rivoluzione. Lo ha reso noto la Marina dei pasdaran, spiegando che tra le imbarcazioni transitate ci sono petroliere, portacontainer e altre navi commerciali. Tutte hanno richiesto e ottenuto il permesso di attraversare lo Stretto.


La bozza finale di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, dovrebbe essere annunciata entro poche ore ed entrare in vigore immediatamente dopo l'annuncio ufficiale delle due parti. Lo scrive l'emittente panaraba Al Arabiya, citando fonti informate. Secondo queste fonti, i termini del possibile accordo includono un cessate il fuoco immediato, completo e incondizionato su tutti i fronti, inclusi terra, mare e aria, l'impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche e la fine delle operazioni militari e della "guerra mediatica". Il testo, secondo Al Arabiya, conterrebbe inoltre impegni a rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell'Oman. La bozza di accordo include anche un meccanismo per monitorarne l'attuazione e risolvere le controversie, e stabilisce una revoca graduale delle sanzioni statunitensi all'Iran in cambio dell'impegno di Teheran a rispettare i termini dell'accordo. In base a quanto riferito dalle fonti, una volta raggiunto questo accordo, i negoziati sulle altre questioni "irrisolte" - soprattutto l'arricchimento dell'uranio iraniano - inizierebbero entro sette giorni.


Gli alleati Nato "non sono in grado" oggi di produrre munizioni al ritmo necessario per rispondere ai bisogni futuri. Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio, nelle dichiarazioni congiunte con il segretario generale della Nato Mark Rutte prima della riunione dei ministri degli Esteri dell'Alleanza a Helsingborg, in Svezia. "È chiaro al mondo, a tutti noi nell'Alleanza e anche oltre, che semplicemente oggi non siamo in grado di produrre munizioni a un ritmo necessario per i bisogni futuri - ha spiegato Rubio -. Una delle aree in cui penso che possiamo certamente cooperare è la base industriale della difesa".


L'Iran sta cercando di creare un sistema di pedaggio nello Stretto di Hormuz, un'iniziativa che nessun Paese dovrebbe accettare e che rischierebbe di ripetersi altrove. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio: "L'Iran sta cercando di creare un sistema di pedaggio. Sta cercando, tra l'altro, di convincere l'Oman ad aderire a questo sistema in una via d'acqua internazionale", ha affermato. Rubio ha poi precisato che "non c'è un Paese al mondo che dovrebbe accettarlo. Non conosco un Paese al mondo che sia favorevole, eccetto l'Iran", spiegando che tale ipotesi "non è semplicemente accettabile". In chiusura, ha poi avvertito che "se dovesse accadere nello Stretto di Hormuz, accadrà in altre cinque aree nel mondo".


Nei colloqui con l'Iran, gli Stati Uniti registrano "lievi progressi", ma Teheran non potrà mai dotarsi di un'arma nucleare. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in alcune dichiarazioni alla stampa da Helsingborg, in Svezia, dove partecipa alla ministeriale Esteri della Nato. "Attendiamo notizie su quelle conversazioni in corso. C'è stato qualche lieve progresso. Non voglio esagerare, ma c'è stato qualche passo avanti e questo è positivo", ha affermato Rubio. Il segretario di Stato ha però sottolineato che "i punti fondamentali restano gli stessi": "L'Iran non potrà mai avere un'arma nucleare", ha dichiarato. Secondo Rubio, per raggiungere questo obiettivo "dovremo affrontare la questione dell'arricchimento dell'uranio".


"Siamo qui per gettare le basi di quello che, a mio avviso, sarà probabilmente uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della Nato. Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate. Si tratta di questioni che dovranno essere affrontate. Non saranno risolte né affrontate oggi. È un argomento che spetta ai leader discutere". Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio dalla Svezia: "Ogni alleanza deve andare a vantaggio di tutte le parti, una chiara comprensione di quali siano le aspettative". Rubio si riferisce al vertice in Turchia di luglio, dove l'Alleanza atlantica discuterà come garantire le risorse necessarie per rafforzare deterrenza e difesa contro qualsiasi avversario.


Nel corso della sua visita ufficiale in Cina in programma il 23 maggio, il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif discuterà con le controparti cinesi una iniziativa congiunta in cinque punti per la fine della guerra tra Iran e Stati Uniti. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri del Pakistan, Tahir Andrabi, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim. La Cina "sostiene i nostri sforzi di mediazione e ha presentato congiuntamente con noi un'iniziativa in cinque punti", ha detto il portavoce, senza fornire dettagli sul contenuto della proposta.


In relazione a una futura missione internazionale nello Stretto di Hormuz, "noi siamo assolutamente disponibili a partecipare sotto la bandiera dell'Onu, sotto la bandiera delle nazioni dell'Unione europea", o comunque in seguito a un accordo internazionale. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al suo arrivo alla ministeriale Esteri dell'Alleanza atlantica a Helsingborg, in Svezia. "Non credo che possa essere la Nato a intervenire anche perché c'è la Turchia che non sarebbe favorevole, quindi dobbiamo trovare un'altra formula, un altro schema internazionale una volta arrivato un cessate il fuoco stabile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte: l'abbiamo detto, lo ripetiamo e lo confermerò anche oggi", ha aggiunto Tajani.


Rivedere il dislocamento delle truppe non è un'azione punitiva, è un processo che continuerà, in cooperazione con i nostri alleati. Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio in Svezia. 


Gli alleati europei sono pronti a sostenere gli Stati uniti "ovunque possiamo essere d'aiuto", compresa la crisi dello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte, arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri dell'Alleanza a Helsingborg, in Svezia. Rutte ha precisato che non si tratta di un'operazione Nato in quanto tale, ma ha sottolineato che diversi paesi europei stanno predisponendo assetti navali e capacità operative vicino all'area di crisi. Tra questi, ha indicato unità e sistemi per lo sminamento marittimo, comprese piattaforme senza equipaggio, in grado di contribuire alla sicurezza della navigazione.


Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha riconosciuto a Helsingborg la "delusione" degli Stati Uniti per il limitato coinvolgimento europeo nella crisi con l'Iran, sostenendo però che i Paesi europei "hanno ascoltato il messaggio" e stanno aumentando il sostegno logistico e operativo a Washington, soprattutto riguardo alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. "Non c'è dubbio che, quando i ministri degli Esteri si riuniranno, discuteremo tutti gli eventi e tutti gli sviluppi rilevanti, incluso naturalmente lo Stretto di Hormuz e l'Iran", ha dichiarato Rutte prima della riunione dei ministri degli Esteri Nato in Svezia. Il segretario ha riferito di aver percepito personalmente il malcontento americano durante una visita negli Usa ad aprile, quando ha incontrato l'inquilino della Casa Bianca, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth.


"Accolgo questa decisione con favore, ora i nostri comandanti studieranno i dettagli". Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri dell'Alleanza atlantica in Svezia (e dove è atteso il segretario di Stato Usa Rubio) a proposito dell'annuncio di Donald Trump sui 5000 soldati in Polonia.


Il ministro dell'Interno pachistano, Mohsin Naqvi, che si trova da giorni in Iran, ha avuto un nuovo incontro con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, per esaminare le proposte per risolvere i punti di disaccordo tra Stati Uniti e Iran. È quanto riporta l'agenzia di stampa iraniana Tasnim.


La nota piattaforma di criptovalute Binance sarebbe stata utilizzata negli ultimi anni per movimentare miliardi di dollari collegati a reti finanziarie iraniane vicine ai Guardiani della rivoluzione, nonostante le sanzioni statunitensi. È quanto si legge in un'inchiesta pubblicata dal quotidiano Wall Street Journal. Al centro della vicenda figura Babak Zanjani, uomo d'affari iraniano già noto per attività di elusione delle sanzioni e che avrebbe gestito una rete di conti Binance tramite familiari e collaboratori. Documenti citati dal quotidiano indicano che un account principale collegato a Zanjani avrebbe effettuato circa 850 milioni di dollari di transazioni tra il 2024 e il 2025, mentre indagini interne avrebbero rilevato accessi da Teheran e collegamenti tecnici tra diversi account della rete: il sospetto è dunque quello di evasione delle sanzioni e di attività di finanziamento del terrorismo. Secondo funzionari stranieri e analisti della blockchain citati dal giornale, parte dei fondi proveniva dalla vendita di petrolio iraniano alla Cina e sarebbe poi stata trasferita verso entità associate ai pasdaran e a gruppi sostenuti da Teheran, come Hezbollah e Hamas.


Un attacco aereo israeliano contro un centro dell'Autorità sanitaria islamica nella località di Hannaouiyah, nel distretto di Tiro, nel sud del Libano, ha causato la morte di quattro persone. Lo riferisce l'Agenzia nazionale di stampa del Libano, secondo cui nel raid sono rimasti feriti anche due paramedici.


Non presentandosi in massa, i repubblicani alla Camera Usa hanno ostacolato il voto sulla mozione presentata dai democratici volta a limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump. La risoluzione, che per i membri del partito dell'elefantino era destinata a essere approvata, era stata presentata dal deputato dem di New York Gregory Meeks, membro di rango della Commissione Affari Esteri della Camera. "Molti dei miei colleghi repubblicani stanno sentendo la pressione nei loro collegi, quando guardano al costo del cibo, al costo della benzina", ha detto al Campidoglio. I democratici hanno ripetutamente forzato votazioni per limitare i poteri di guerra di Trump sia alla Camera sia al Senato nelle ultime settimane, raccogliendo sempre maggiore sostegno anche tra i repubblicani.


Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto che il gruppo d'attacco della portaerei Uss Abraham Lincoln, fulcro del dispositivo d'attacco mobilitato dagli Usa nel Golfo nell'ambito delle ostilità con l'Iran, mantiene "la massima prontezza operativa" nel Mare Arabico. In un messaggio pubblicato sulle piattaforme sociali, il Centcom ha diffuso immagini di aerei militari statunitensi, inclusi caccia stealth F-35 Lightning II, decollare da una portaerei, affermando che le forze Usa continuano a far rispettare il blocco contro i porti iraniani. La dichiarazione arriva mentre il Pakistan prosegue gli sforzi di mediazione per raggiungere un accordo che ponga fine al conflitto. Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha però avvertito nuovamente Teheran che rischia misure "molto drastiche" se non consegnerà le proprie scorte di uranio agli Usa.


Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha condannato l'attacco sferrato da Stati Uniti e Israele contro l'Istituto Pasteur di Teheran durante le ostilità dei mesi scorsi, definendolo un "palese crimine di guerra". In un messaggio pubblicato sulla piattaforma sociale X, Baghaei ha accusato Washington e Tel Aviv di aver colpito deliberatamente uno storico centro scientifico e sanitario, sostenendo che l'azione abbia violato il diritto della popolazione iraniana alla salute, alla ricerca e alla vita. Le dichiarazioni arrivano dopo un intervento della rivista medica The Lancet, secondo cui la distruzione dell'istituto rappresenta una seria minaccia per la sicurezza sanitaria regionale. Secondo la rivista, l'Organizzazione mondiale della sanità ha confermato che l'istituto non è più operativo e non è in grado di fornire servizi sanitari dopo i bombardamenti, avvenuti in un contesto già aggravato da anni di sanzioni internazionali contro l'Iran.

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