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Media arabi: "In fase di finalizzazione il testo di un accordo Usa-Iran" | Pasdaran: "Se gli Usa attaccano, estenderemo la guerra"
Secondo Al Arabiya il capo dell'esercito pachistano potrebbe recarsi in Iran domani per annunciare la versione definitiva del documento.
Secondo quanto riportato da Al Arabiya sono in corso i lavori per limare il testo di un accordo tra Usa e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. L'annuncio del completamento, riportano i media arabi, potrebbe arrivare "entro poche ore". Nelle scorse ore invece il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno avuto una "prolungata" e "drammatica telefonata". Lo riporta l'emittente israeliana Channel 12. Intanto i Pasdaran avvertono Washington: "In caso di nuovi attacchi, estenderemo la guerra in Iran oltre la regione con colpi devastanti in luoghi inaspettati". L'Iran, intanto, consolida il controllo sullo Stretto di Hormuz con posti di blocco e tariffe per il passaggio sicuro delle navi.
Secondo quanto riportato da Iran International, che riprende l'emittente televisiva araba Al Arabiya, sono in corso i lavori per limare il testo di un accordo tra Washington e Teheran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. L'annuncio del completamento potrebbe arrivare "entro poche ore". Secondo quanto riferito da Al Arabiya, inoltre, il capo dell'esercito pachistano, Asim Munir, potrebbe recarsi in Iran domani per annunciare la versione definitiva del documento.
"Tutti dicono che ho fretta" sull'Iran "per la elezioni di metà mandato. Ma non ho fretta". Lo ha detto Donald Trump. "Mi piacerebbe vedere poche persone uccise, anziché molte. Possiamo procedere in entrambi i modi. Ma mi piacerebbe vedere poche persone uccise", ha aggiunto.
L'Iran ha consolidato il controllo sullo Stretto di Hormuz attraverso posti di blocco militari, controlli sulle navi, accordi diplomatici e, in alcuni casi, tariffe di sicurezza per il passaggio sicuro: lo scrive Reuters sul sito. I pasdaran svolgono un ruolo centrale nel nuovo sistema di transito a più livelli che dà la precedenza alle navi legate ad alleati come Cina e Russia, mentre per altre imbarcazioni potrebbero richiedere accordi intergovernativi o pagamenti che, secondo le fonti, sono superiori a 150mila dollari.
Il portavoce della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, Ebrahim Rezaei, ha dichiarato che i Paesi del Medio Oriente dovrebbero approfittare dell'attuale fase di cessate il fuoco per espellere le forze statunitensi dai propri territori, avvertendo che Teheran intende colpire gli interessi politici ed economici del presidente americano Donald Trump attraverso la pressione regionale. "In misura pari al tempo che Trump ha concesso in vista di un prossimo attacco, i Paesi della regione hanno l'opportunità di annunciare e attuare l'espulsione permanente degli americani dai loro territori. Poi non si lamentino", ha scritto Rezaei in un messaggio pubblicato su X. Il parlamentare iraniano ha aggiunto che "il piano" di Teheran per provocare il "fallimento politico ed economico" di Trump "passa attraverso alcuni di questi Paesi", senza specificare ulteriori dettagli.
Stati Uniti e Israele avrebbero inizialmente pianificato la guerra contro l'Iran non solo per colpire capacità nucleari e militari, ma anche con l'obiettivo di favorire un cambio di regime a Teheran e riportare al potere l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. È quanto riferito da funzionari statunitensi anonimi al quotidiano "New York Times", secondo cui Ahmadinejad sarebbe stato consultato nell'ambito di un piano studiato da Israele. Stando alle fonti citate dal quotidiano, il piano prevedeva piu' fasi: eliminazione della leadership iraniana, campagne di destabilizzazione interna e pressione militare per provocare il collasso della Repubblica islamica e l'instaurazione di un "governo alternativo". Nei primi giorni del conflitto, lo scorso marzo, un attacco aereo israeliano contro l'abitazione dell'ex presidente a Teheran avrebbe avuto lo scopo di liberarlo dagli arresti domiciliari eliminando le guardie dei Pasdaran incaricate di sorvegliarlo. Ahmadinejad sarebbe però rimasto ferito nell'attacco, e avrebbe perso fiducia nella possibilità di un cambio di regime. Da allora l'ex presidente non è più apparso in pubblico, e le sue condizioni attuali restano sconosciute.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno avuto nelle scorse ore una conversazione telefonica descritta come "prolungata e drammatica". Lo riporta l'emittente israeliana Channel 12.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane minacciano di "estendere la guerra oltre la regione" qualora gli Stati Uniti attaccassero nuovamente l'Iran. "Non abbiamo ancora impiegato tutte le capacità della Rivoluzione Islamica contro di loro - affermano - Ma ora, se l'aggressione contro l'Iran si ripeterà, la guerra regionale promessa si estenderà questa volta oltre la regione, e i nostri colpi devastanti in luoghi inaspettati vi porteranno alla rovina totale."
"La posizione dell'Iran nei colloqui con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra non è cambiata in modo significativo rispetto alle fasi precedenti, che non avevano portato a progressi verso un accordo". Lo riferisce il Wall Street Journal citando mediatori regionali e funzionari statunitensi a conoscenza dei colloqui, che avrebbero sollevato nuovi dubbi sulla possibilità di una via d'uscita diplomatica dal conflitto. Le dichiarazioni arrivano dopo che il presidente Donald Trump ha affermato di aver annullato attacchi militari previsti per martedì, alla luce di quelli che ha definito "sviluppi positivi" nei negoziati in corso.
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra che porrebbe fine al conflitto con l'Iran a meno che il presidente Donald Trump non ottenga l'autorizzazione del Congresso, un raro rimprovero al leader repubblicano 80 giorni dopo l'inizio degli attacchi delle forze statunitensi e israeliane contro l'Iran. Lo riporta l'agenzia Reuters. La votazione sulla misura procedurale per far avanzare la risoluzione si è conclusa con 50 voti a favore e 47 contrari, con quattro repubblicani, colleghi di Trump, che hanno votato insieme a tutti i democratici. Tre repubblicani erano assenti al voto. Sebbene il voto abbia poco significato pratico, dato che si è tenuto oltre i 60 giorni previsti dall'inizio della guerra, rappresenta comunque una simbolica condanna da parte dei democratici della gestione del conflitto da parte di Trump.
Stati Uniti e Israele sarebbero entrati nella guerra contro l'Iran con un piano per favorire un cambio di leadership a Teheran, rimettendo in gioco un nome inatteso: Mahmud Ahmadinejad, l'ex presidente iraniano noto per le sue posizioni radicali contro Israele e contro gli Stati uniti. Lo sostiene in un articolo il New York Times. Il piano, sviluppato dagli israeliani e illustrato a funzionari statunitensi, prevedeva di utilizzare Ahmadinejad come possibile figura di transizione dopo i primi attacchi contro la leadership iraniana. Secondo funzionari americani informati del dossier, l'ex presidente sarebbe stato consultato prima dell'operazione, ma il progetto sarebbe rapidamente fallito. Ahmadinejad sarebbe rimasto ferito nel primo giorno della guerra durante un attacco israeliano alla sua abitazione a Teheran.
L'Iran accusa gli Stati Uniti di cercare di "insabbiare" i propri crimini all'Onu. In un post su X la missione iraniana presso le Nazioni Unite sostiene che Washington stia "diffondendo menzogne, false accuse e disinformazione contro l'Iran e il suo programma nucleare pacifico" in seno al Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti, aggiunge Teheran, "continuano a violare il diritto internazionale attraverso blocchi marittimi illegali e un sostegno incondizionato ai crimini e alle atrocità del regime israeliano nella regione". "Di fatto, il colpevole e il ladro ora si atteggiano a pubblico ministero e giudice, cercando di insabbiare i propri crimini", afferma la missione iraniana.
"Ho informato oggi il Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla situazione della centrale nucleare di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti, dopo l'attacco con droni di domenica". Lo scrive su X il direttore generale dell'Aiea, Rafael Grossi. "Sebbene i livelli di radiazioni restino normali e l'alimentazione elettrica esterna sia stata ripristinata, la situazione desta grave preoccupazione", aggiunge Grossi, sottolineando che "gli attacchi contro impianti nucleari destinati a scopi pacifici sono inaccettabili e comportano rischi evidenti per le persone e per l'ambiente". Il direttore dell'Aiea ribadisce inoltre l'appello "a tutte le parti affinché rispettino i sette pilastri indispensabili per garantire la sicurezza nucleare". Grossi riferisce infine di essere stato "in contatto con i leader della regione del Golfo" e annuncia che l'Aiea "continuerà a fare tutto il possibile, nel quadro del proprio mandato, per contribuire alla sicurezza nucleare e sostenere gli sforzi verso una soluzione diplomatica".
Il presidente cinese Xi Jinping ha definito "urgente" una "cessazione completa delle ostilità" in medio oriente, definendo "inaccettabile una ripresa del conflitto". Nel corso dell'incontro a Pechino con il presidente russo Vladimir Putin, Xi ha definito "particolarmente importante impegnarsi nei negoziati", secondo quando riportato dalla China Central Television.
Il presidente americano Donald Trump parteciperà al vertice dei leader del G7 in Francia a giugno per discutere di intelligenza artificiale, commercio e lotta alla criminalità: lo afferma Axios, in base a quanto detto da un funzionario della Casa Bianca. La presenza del tycoon era in dubbio, malgrado sia consuetudine che i leader Usa prendano parte ai vertici annuali, a causa della sua crescente irritazione nei confronti di Paesi del G7 - tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Italia - per non essersi allineati al suo sforzo bellico in Iran, arrivando anche a minacciare ritorsioni.
"Faremo un piccolo viaggio in un posto chiamato Iran. Dobbiamo impedire loro di pensare al nucleare e non permetteremo loro di avere un'arma nucleare". Lo ha detto il presidente Donald Trump, parlando alla Casa Bianca in occasione del Congressional Picnic. "Abbiamo fatto un lavoro eccezionale e penso che lo concluderemo molto rapidamente e non avranno un'arma nucleare: spero che lo faremo in modo molto piacevole".
